Direttore: Aldo Varano    

BRONZI/1. LA PROPOSTA. All'Expo tra Bronzi, Kaulon e Persefone. EMMA CHIERA

BRONZI/1. LA PROPOSTA. All'Expo tra Bronzi, Kaulon e Persefone. EMMA CHIERA

kau      di EMMA CHIERA - CALABRIA ANTICA ON TOUR Agosto 1972… Sembra ieri.

„A Riace hanno trovato due statue nel mare! Andiamo a vedere?”
Avrei compiuto di lí a poco 17 anni, lui ne aveva qualcuno in piú, aveva la patente ed anche la macchina. Ma allora, in Calabria, una ragazza seria - quale ero tenutissima ad essere - non poteva certo salire sull’auto di un giovanotto e correre a guardare i Bronzi uscire dallo Jonio!Non li ho visti nemmeno dopo una repentina emancipazione avvenuta attraverso l’emigrazione per lavoro.

Ma ora che sono tornata potró finalmente andarli a visitare, sempre che non li trasferiscano altrove come - piú o meno garbatamente - si chiede da piú parti.

I Bronzi di Riace, giá… I Bronzi ed il bla-bla-bla mediatico intorno a loro. Sprecati in un posto dove non va mai nessuno…

Sarebbero addirittura ostaggio della ‘ndrangheta…

Poi tutta quella pubblicitá gratuita, grazie alla generositá di un Gerald Bruneau ed ai suoi boa colorati, ai veli da sposa, ai tanga leopardati…
Ed i calabresi egoisti, provinciali - ed anche un tantino omofobi - che non non vogliono condividere tali tesori con nessuno, quando i Bronzi sono il simbolo per eccellenza della nostra regione che vuole, che deve risorgere!

E quindi quali migliori ambasciatori della Calabria all’EXPO 2015?

Ma i Bronzi non sono stati giá abbastanza on tour? Ed ora non dovrebbero starsene in pace a Reggio Calabria, a fare gli onori di casa a quanti vorranno venire in visita? Io avrei una proposta alternativa.

Adesso che abbiamo finalmente sistemato i Bronzi di Riace, potremmo mandare in giro per il mondo una Calabria ancora sconosciuta ai piú: ad esempio, il sito archeologico di Kaulon che regala sempre nuove sorprese, come le buche rituali scoperte proprio in questi giorni.

Perché non trasferire all’EXPO 2015 pezzo per pezzo questi altrettanto validi simboli della Calabria? Li si potrebbe distribuire per tutta l’area dell’esposizione, in un insolito “gioco dell’oca” che rammenti di continuo - a visitatori ed organizzatori - l’esistenza di un immenso patrimonio archeologico purtroppo ancora affidato all’impegno di singoli cittadini, a fronte di quello finanziario latitante o comunque sempre tardivo.Se noi calabresi vorremo cogliere l’occasione offerta dall’EXPO per fare una vera promozione culturale della nostra regione, dovremo attivarci in questa direzione, strutturando un’informazione capillare, fornendo spunti di riflessione e proposte concrete per un fattivo, costante intervento in loco.

In tal modo si otterrebbe una sostanziale rivalutazione della nostra terra, con una conseguente e non trascurabile ricaduta economica per i suoi abitanti. Ma se questo dovesse rappresentare un impegno troppo gravoso, possiamo battere anche noi la pista giá tracciata, approvando apertamente la “trasferta” dei Bronzi di Riace a Milano, affinché essi finalmente cancellino - o almeno coprano pietosamente - le gravi colpe di cui noi calabresi ci macchiamo continuamente: da ultimo l’inchino - avvenuto - ad Oppido Mamertina e quello - negato - alla proposta di Vittorio Sgarbi.

Salvo poi ricomiciare con le corali lamentele nella nostra stagione delle piogge, quando lo Jonio tornerá a riprendersi, in un paio di mareggiate, tutto quello che volenterosi calabresi faticosamente e sileziosamente stanno portando alla luce!

Se dopo la pausa di Ferragosto, la discussione dovesse riprendere accesamante e noi calabresi dovessimo optare per la via piú comoda,

potremmo anche proporre che, dopo l’EXPO 2015, i Bronzi di Riace proseguano direttamente per Berlino.

Forse riusciranno proprio i due guerrieri a riportare a casa la Persefone di Locri, altrimenti potrebbero almeno farle da guardie del corpo.

A Berlino, peraltro, si ritroverebbero in ottima compagnia di tanti tesori archeologici mediterranei, perfettamente custoditi in impeccabili e ben vistati musei e magari, chissá, potrebbero addirittura rinunciare alla loro “cittadinanza calabrese”.
 
Tanto, qui da noi non c’è nulla…