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Facebook, l'amicizia che non cancella la solitudine. MAZZEO

Facebook, l'amicizia che non cancella la solitudine. MAZZEO

fcb      DANIELA MAZZEO - Elena ha appena compiuto 19 anni e ha più di mille amici. Sono tanti e di loro sa tutto, naturalmente tutto ciò che le fanno vedere. In realtà è vittima della sua stessa illusione di guardare oltre uno schermo e cogliere l’autenticità di ognuno; ma che vede? Fotografie che immortalano i momenti migliori, scatti che evidenziano la bellezza del corpo, autocelebrazioni e pensieri ricopiati. Tutto è una farsa; se ne accorge ma lo nega.

Luca invece ha 50 anni. Una vita monotona scandita dal lavoro e da una moglie noiosa e su facebook esprime tutto ciò che vorrebbe essere e che nella vita reale non è. Si esibisce come un grande amatore , esprime pensieri e concetti poetici, pubblica sue fantomatiche imprese sportive. Anche la sua è una realtà virtuale.

Poi c’è Giovanna che appena sveglia, ha l’abitudine di salutare il mondo del social network con allegri saluti, probabilmente in attesa di un riscontro cordiale che possa colmarle il cuore già affannato per problemi tutti suoi. Sono in pochissimi a risponderle, ma le basta.

Andrea contatta in privato tutte le ragazze che vede sul social. Sembra carino all’inizio, ma poco dopo diventa un predatore sessuale e così si ritrova cancellato, bloccato, deriso e più solo di prima.

Invece Ida continua imperterrita a pubblicare i suoi selfie in posa da diva del cinema distribuendo baci ai suoi improbabili corteggiatori.

Realtà virtuale, realtà dannata, solitudine continua.

Facebook inoltre è un sistema spionistico che provoca l’abitudine monotona di curiosare creando solo un falso apparato di relazioni interpersonali che conducono fuori dalla verità. Gli amici virtuali irrompono nella vita costantemente e anche involontariamente, ma il salotto è soltanto apparenza.

Chiunque gioca con parole e immagini in modo tale da colpire gli animi di chi legge. Pubblica fotografie e video strumentalizzando la realtà in quanto l’occhio cattura molto più facilmente consensi rispetto alle riflessioni scritte. Si diventa paradossalmente tutti più inclini a nascondersi dietro la falsa necessità di comunicare che però è soltanto il nostro narcisismo latente portato alla luce in un eccesso smisurato.

Assuefatti dall’esteriorità e dal voler apparire ad ogni costo, si culmina così nell’ovvietà e nella proiezione falsata del nostro stesso io. Su facebook chi è timido riesce ad affermarsi senza inibizioni. Chi è brutto diventa bello. I codardi diventano leoni. Gli ignoranti diventano sapienti. E così via.

Ma è facile diventare altri quando si è protetti da uno schermo che però altro non è che una gabbia: facebook è la gabbia della nostra vanità. Tutti dovrebbero sapere che nessuno vede e ascolta veramente. E’ soltanto una fantasia, un logorio del cervello, una finzione esasperata dalla condizione umana. Dovremmo tutti fermarci a riflettere. Dei tanti amici con cui parliamo ogni giorno la maggior parte non la conosciamo. E quello che vediamo è solo la loro parte felice che magari alimenta solo invidia e tristezza.

Il social network sembra accogliere tutti ma spinge verso la solitudine: da sociale sta diventando asociale con tutti vittime della comoda finzione di favorire e ricevere conoscenza. Non è così.

Dovremmo sforzarci di utilizzarlo solo come supporto alla realtà e non l’inverso, come sta accadendo.

La serenità e la ricerca della felicità non passano dal social network. Mai.