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CALABRIA. Ultimi per creatività. MONTEFORTE

CALABRIA. Ultimi per creatività. MONTEFORTE

crtvt       di CARLA MONTEFORTE - Impara l’arte e mettila da parte (o quanto meno impacchettala,

infilala in una valigia ed esportala dove possa essere capita, valorizzata e, soprattutto, monetizzata). Pare che il detto sia ancora più che attuale per i calabresi: la regione è risultata infatti il fanalino di coda dell’Italia in quanto a “C Factor”, il fattore di crescita derivante da cultura e creatività, altrove considerate determinanti nel creare meccanismi virtuosi a catena per lo sviluppo dei territori.

In particolare la Calabria conquista la maglia nera in quanto a reddito generato ed esposizioni prodotte; ed è penultima in fatto a numero di artisti operanti in loco (seguita solo dalla Basilicata).

Questi i tre indicatori presi in considerazione dallo studio, condotto su dati Istat del Ministero delle Finanze ed in base a rilevazioni dal sito www. exibart, “La geografia della creatività in Italia: un’analisi descrittiva della distribuzione regionale degli artisti”, curato dai professori Amedeo Di Maio, Salvatore Ercolano e Giuseppe Lucio Gaeta e recentemente pubblicato dal trimestrale della Svimez “Rivista Economica del Mezzogiorno”, trimestrale della Svimez.

I risultati dimostrano una netta spaccatura tra Nord e Sud. Si parla addirittura di «desertificazione culturale» del Meridione. «Con pochi artisti propriamente detti, poco pagati e con poche occasioni in cui far conoscere le loro opere». E questo nonostante le regioni meridionali «ospitino borghi incantevoli, panorami suggestivi e siano accoglienti, anche sul fronte creativo permane un forte dualismo con il resto dell’Italia tale da non riuscire a produrre sviluppo e reddito».

Tutto questo darebbe vita alla cosiddetta fuga di cervelli: assieme a scienziati, medici, ingegneri, quindi, scappano via anche pittori, scrittori e scultori.

Secondo la ricerca la regione più “creativa” è invece il Lazio, forte anche della presenza degli studi Rai e di Cinecittà. Seguita da Lombardia e Toscana.

I creativi, secondo lo studio, sono attratti dalla presenza delle 3 T: talento, tecnologia e tolleranza (integrazione con la popolazione straniera e atteggiamento verso la comunità gay). Tendono quindi a confluire in comunità caratterizzate «da deboli barriere sociali, forte eterogeneità sociale e culturale, vivacità dei luoghi pubblici e presenza di amenità quali isole pedonali, caffè, luoghi per la musica, l’arte e tutto quanto consente svago e relax».

E, soprattutto, tendono a concentrarsi in luoghi dove la attività creative vengono considerate un lavoro. Lontano dalle prestazioni a titolo gratuito o retribuite con la moneta della visibilità, in poche parole.

«La creatività - concludono gli autori - rappresenta un valore di sviluppo rilevante nelle economie contemporanee e aiuta a comprendere il potenziale di sviluppo dei territori. Potenziale che, nel Mezzogiorno, appare tuttora limitato e in buona parte inesplorato». Ed in Calabria più che altrove.