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Da Citta del Sole il saggio di Mancuso. Ma tu l'11 settembre che facevi? VELTRI

Da Citta del Sole il saggio di Mancuso. Ma tu l'11 settembre che facevi? VELTRI

11 settembre     di PAOLO VELTRI - Tutti noi ricordiamo bene che cosa facevamo l’11 settembre 2001, e ci domandavamo: davvero un gruppo di terroristi era stato in grado di pianificare e realizzare tutto questo? Era bastato l’impatto di due veicoli a far crollare le Torri? I legami economici tra la famiglia Bush e quella di Osama Bin Laden – subito dopo l’attentato il terrorista saudita diviene, per chi non lo ricorda, il ricercato numero uno da tutte le forze militari americane – non avevano nulla a che vedere con quella catastrofe?

Sono questi gli interrogativi da cui parte Alessandro Mancuso per descrivere la costruzione delle diverse narrazioni dell’11/9, sia mainstream che bottom up. È proprio su questa convergenza tra narrazioni top down e rielaborazioni dal basso che, secondo l’autore, si possono leggere diverse metabolizzazioni della realtà.

Lo scrittore nel suo 11 Settembre 2001 e l’industria culturale. Diverse narrazioni di una stessa catastrofe (Città del sole edizioni, pp. 88, € 10,00) affronta, inizialmente, «il campo di indagine riguardante l’immaginario collettivo» e il problema della prevalenza dell’informazione sul sapere. Infatti, «in una società come quella capitalistica occidentale […], capire il funzionamento dei processi mentali immaginifici e studiare a fondo il sistema dell’immaginario si impone come necessario per chiunque voglia conoscere realmente i meccanismi che stanno alla base di logiche di natura socio-economica di portata mondiale».

Le immagini trasmesse in tv, infatti, sono la prima cosa – oltre all’incredulità suscitata da ciò che stava accadendo – a cui pensiamo quando ci parlano dell’attentato avvenuto a Manhattan l’11 settembre del 2001.

Il saggio è ricco di contenuti e di citazioni pertinenti. Il focus si sposta, proseguendo con la lettura, sull’enorme ricaduta di questo evento su tutto il mondo occidentale: «il terrorismo ha colpito il cuore del sistema» e, secondo Jean Baudrillard, «il reale si aggiunge all’immagine come un premio di terrore, come un brivido in più. Non solo è terrificante, ma per di più è reale». Per meglio spiegare quanto l’immagine influisca sulla realtà, non viene chiamato in causa solo il sociologo francese, ma anche un illustre studioso come Gilbert Durand (che fu, inoltre, professore di Sociologia presso l’Università di Grenoble), il quale mette in risalto, appunto, lo scontro tra l’occidentale “regime diurno” – un insieme di simboli che rappresentano le forze ascensionali (i grattacieli) – e il “regime notturno” proprio delle filosofie orientali – un’unione di fattori che rappresentano forme di discesa in profondità nell’intimo umano, della caduta (gli aerei che abbattono le Torri).

L’ultima parte del libro si concentra sul racconto mediatico, in particolare quella americano, costruito dal 2001 in poi; si cercò fin da subito di «mettere in piedi […] una narrazione in cui gli Usa erano la vittima e l’Islam il carnefice». Questo elemento caratterizzante – il riassestamento dell’identità americana – si evidenzia sia nei canali informativi più convenzionali che nelle produzioni cinematografiche (ma anche nelle serie tv) americane del terzo millennio; Mancuso cita la serie Breaking Bad e il documentario 11 settembre. Ipotesi di complotto ma anche i film 11 settembre 2001 (diviso in undici episodi), United 93 e La 25ª ora (dove per la prima volta, nel cinema, viene mostrato Ground Zero).

Pieno di riferimenti culturali, il saggio di Mancuso, anziché dare risposte alle domande suscitate dalla paranoia dilagante, fornisce prospettive prima non prese in considerazione.