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IL RETROSCENA. Il caso Caruso, il sindaco Abramo e la cultura a Catanzaro

IL RETROSCENA. Il caso Caruso, il sindaco Abramo e la cultura a Catanzaro

abrm       Il professore Corposanto è il direttore della Cattedra di Sociologia

dell'Università Magna Graecia di Catanzaro. Sulla vicenda Caruso s’era tappato la bocca. Alla fine non deve avercela fatta più (siamo tutti esseri umani!) ed ha affidato a twitter una provocazione devastante: “La città non merita un ateneo libero”, ha scritto riferendosi a Catanzaro. Per la verità più con la città Corposanto sembra polemico col modo bislacco in cui il consigliere comunale Cardamone e il Coisp si sono scagliati, con motivazioni stravaganti, contro un incarico deciso autonomamente dall’università. Ma nessuno più di occupa di sottigliezze.

Ne è seguito un complicato lavorio del sindaco Sergio Abramo che, per non restare isolato e col cerino in mano, tra le furie di Tallini di cui Cardamone è uno dei bracci operativi, e quelle dell’università, ha prima telefonato al rettore Aldo Quattrone per incassare comprensione. Fatto questo ha fatto finta di polemizzare con Corposanto. Una vicenda che misura con esattezza il danno innescato da Cardamone che ha riproposto un volto arretrato e antimoderno che la città certamente non merita.

Corposanto, come tutti quelli non abituati allo scontro mediatico, non s’è fermato al fatto specifico. Avventurandosi tra i precedenti ha ripescato dalla memoria un giudizio del professor Venuta, uno dei protagonisti della crescita dell’università catanzarese. Mossa sbagliata perché ha così consentito agli avversari di cancellare l’imbarazzante vicenda Caruso per rifugiarsi nel pregresso. «Non posso dimenticarmi - dice il prof - che sono venuto qui perché mi ha chiamato un certo Salvatore Venuta: l'ha prima volta che l'ho incontrato è stato all'interno di un rettorato appena aperto, in quel deserto che era allora Germaneto. Mi ricordo come fosse oggi quando mi disse che questa non è una città che si merita l'Università in centro. Inizio a capire il perché. Se viene strumentalizzata in questo modo una decisione accademica pura, forse sarebbe il caso di iniziare a fare qualche ragionamento in più».

A danno fatto il prof s’è sfogato: «Noi facciamo scienza e non politica». Ed ha rincarato la dose: «Mi ha dato davvero fastidio vedere questo schieramento sulla vicenda: la Destra contraria e la Sinistra a favore. Sono discorsi che non hanno motivo di esistere. L'università ha il dovere/diritto di cercare di selezionare il meglio e lo fa utilizzando l'unico strumento a sua disposizione, il curriculum dei candidati». Infine, ha tentato un onesto recupero: «Sono contento che la città di Catanzaro discuta, si vede che ne ha bisogno», per concludere «Noi seguiamo un linguaggio scientifico, che va al di là del linguaggio popolare: utilizziamo graduatorie e se da altre parti si fa in altro modo non mi interessa».

A questo punto il sindaco Abramo, che per la verità in precedenza non si era speso un granché sulla vicenda, ha tirato fuori una dichiarazione (pubblicata integralmente in altra parte del giornale) con cui ha sapientemente spostato la discussione dalla pesante invasione di campo di Cardamone, che di fatto aveva chiesto di far saltare l’incarico, al problema di una presenza crescente dell’università nel centro storico di Catanzaro (scelta che a noi pare giusta). E, prendendo le distanze dal pesante infortunio di Cardamone su Caruso, s’è vantato di aver promosso iniziative di alto livello culturale con Dacia Maraini. Abramo comprende lo stato d’animo (cioè l’incazzatura, ndr) di Corposanto per le posizioni di Cardamone che non cita mai (effettivamente inaccettabili) ma sostiene, con un piglio da uomo mite che il prof esageri.

Ben fatto. Andrebbe tutto bene se Cardamone non fosse in lista d’attesa per fare il vice sindaco (e passi) ed addirittura l’assessore alla cultura della città di Catanzaro. Onestamente può occuparsi di cultura, cioè di creatività innovazione e rottura degli schemi - in una città dove sono passati tra molti altri: Alvaro, Rotella, Placanica e Amelio - uno che ragiona come ai tempi bui in cui la cultura era considerata un’attività pericolosissima da tenere sotto controllo? (alva)