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Je suis Salma. TRIBISONDA

Je suis Salma. TRIBISONDA

Bdi LUCIANO TRIBISONDA -

 Io non sono Charlie, non ho conosciuto Charlie, mi sarebbe stato antipatico Charlie, le sue “offese”, la sua spregiudicatezza; non avrei riso davanti alle sue vignette e né tantomeno ho riso davanti al massacro perpetrato da folli fanatici che hanno privato noi, illuminati occidentali, di quel sentimento elementare e al contempo preziosissimo fatto di sicurezza e libertà.

Io non sono Charlie, io non odio Charlie perché amo la libertà d’espressione, perché preferisco le parole o le immagini a dei proiettili conficcati nel petto e nel cuore.

Io non disprezzo Charlie, Io ho pianto per Charlie, disprezzo invece l’Occidente ovattato che piange a ragione le vittime di questo tremendo massacro ma dimentica, troppo facilmente dimentica, quello che intorno accade.
Vorrei parlare a Charlie e vorrei sussurrare a Charlie, come in una litania di dolore, i nomi delle duemila vittime in Nigeria.

Vorrei parlare a Charlie, vorrei raccontare con forza a Charlie di quella bambina fatta saltare in aria, usata come strumento di morte.

Vorrei parlare a Charlie, vorrei urlare a Charlie che i morti non sono gli stessi e che nessuno, proprio nessuno ha detto o si è proclamato con orgoglio in questi giorni di dolore: Je suis Salma.

Vorrei dirti Charlie, mentre la tua matita è spezzata, mentre il cordoglio ti stringe con il calore fatto da 4000000 di persone, europei come me che hanno urlato libertà e pace in quella lingua da me tanto amata, la stessa di Verlaine, Rimbaud e Baudelaire, chi era Salma, chi è stata Salma, che cosa ha rappresentato Salma per me che sono un semplice cantastorie.

Vorrei parlarti Charlie, mentre si inchinano al tuo capezzale i potenti del mondo, mentre in prima fila con il cuore affranto c’è chi finge costernazione ma ha migliaia di morti sulla coscienza.

Proprio così Charlie, ti voglio parlare di Salma, ti voglio raccontare di Salma e dei suoi grandi occhi color nocciola spenti troppo presto dall’odio dell’uomo.

Te lo voglio dire Charlie, abbiamo perso la nostra umanità, abbiamo venduto la nostra umanità in cambio di una manciata di oboli di paura.

Te lo voglio dire Charlie, te lo voglio gridare Charlie mentre ti abbraccio con un nodo alla gola: io non odio chi mi sta accanto, i Palestinesi sono uguali agli israeliani e i mussulmani, gli ebrei e i cristiani credono di un Dio d’amore che non ha mai chiesto di imbracciare un kalashnikov o di indossare dei vestiti di tritolo.

Lo so Charlie, non è satira questa e mi sto perdendo in mille giri di parole.

C’era una bambina in un in un rifugio per gli sfollati a Beit Hanoun sulla costa della Palestina, era la gioia della sua famiglia, si chiamava Salma e aveva due mesi ed è morta di freddo e di stenti.

Te lo voglio raccontare Charlie perché mentre sto scrivendo, nel cuore di questa notte, ho sentito le urla di questa madre.

Te lo voglio raccontare Charlie perché il suo dolore è il mio dolore, perché il dolore di una madre non si può raccontare, perché il dolore di una madre non ha differenza, perché il dolore di una madre non si può dimenticare e non conosce latitudini.

Proprio così Charlie, si chiamava Salma, mentre ti abbraccio ripeto il suo nome come quello di: Cabu, Charb,Wolinski e Ahmed il poliziotto mussulmano vestito d’amore e di libertà, i miei e i tuoi orti che ricorderò nelle preghiere amico mio, perché “noi siamo rimasti umani”, perchè noi dobbiamo rimanere umani anche se è così tremendamente e fottutamente difficile.
Buonanotte Charlie... Je suis Salma Zeidan al-Masri e sono rimasta umana.