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IL DIBATTITO: La Calabria, il realismo e l'impossibile FRANCO

IL DIBATTITO: La Calabria, il realismo e l'impossibile FRANCO

legumi

di MARIA FRANCO

Perché mai, carissimo direttore, i dati Demoskopica sugli orientamenti e i convincimenti dei calabresi avrebbero dovuto conquistare le prime pagine domenicali della stampa?

Se vale il criterio che c’è la notizia se un uomo morde il cane e non se il cane morde l’uomo, dove sta la novità nel fatto che i calabresi non si fidano della politica?

Se ne fidassero, avremmo non una, ma due notizie. La prima sarebbe, appunto, che – udite, udite – nonostante la drammaticità della situazione, i calabresi riescono ad aver fiducia in alcune istituzioni. La seconda, da titolo a piena pagina in grassetto, sarebbe che i calabresi sono tutti pazzi.

Il grande guaio del fatto che, evidentemente, i calabresi mantengono un po’di senno è che il realismo si può facilmente consolidare in rassegnazione, chiusura nel proprio particolare, cinismo, in quella forma particolarmente pesante di disperazione che coglie, come scriveva Alvaro, gli onesti che vedono impotenti i loro sforzi.

Come se ne esce? Lo sapessi, lo proclamerei sui tetti.

Mi tengo stretti due versi da Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini Una società designata a perdersi è fatale /Che si perda: una persona mai.

La Calabria, forse, si è persa o sta per perdersi. (Non vale solo per la Calabria e i calabresi, ma fermiamoci, al momento, sulla nostra regione). Ma i calabresi no.

La salvezza, se ci sarà, non verrà, probabilmente, dall’alto degli scranni istituzionali (anche se sarebbe quanto mai auspicabile che facessero il loro: e bene), ma dal basso di piccole individualità che proprio non hanno intenzione di dichiararsi morti, quando ancora sono in vita.

P.S. Esempio: Durante le recenti feste natalizie, ho visto, con un certo orrore, che in certi ampi banconi di supermercato, non c’è un grammo di legumi provenienti non dico dalla Calabria, ma dall’Italia: fagioli, lenticchie e ceci arrivati da Canada, Germania e altre parti del mondo piuttosto lontane. Insomma, uno sfacelo della/per la nostra agricoltura. Ma ho visto pure che c’è chi ci prova a mettere sul mercato i nostri prodotti d’eccellenza.