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LIBRI. Riccardo Consoli apre nuovi scenari sul castello di Pentadattilo. DE PASQUALE

LIBRI. Riccardo Consoli apre nuovi scenari sul castello di Pentadattilo. DE PASQUALE

Il castello di Pentadattilodi MARIO F. DE PASQUALE – “Per la prima volta si parla di Pentadattilo senza citare la strage degli Alberti”.

Con questa iniziale battuta, volta a sottolineare sin da subito l’originalità della ricerca condotta, il professore Daniele Castrizio ha introdotto il lavoro svolto dall’archeologo Riccardo Consoli nel suo “Il Castello di Pentadattilo. Storia, archeologia, architettura” (Laruffa Editore).
La pubblicazione, presentata presso la sala conferenze del nuovo Museo Archeologico, ha infatti il merito di aprire nuovi scenari intorno al noto borgo grecanico, in particolare sull’area della sua caratteristica rupe posta più in alto, lì dove ricadono i ruderi del castello già dei marchesi Alberti.
Un contributo importante, dunque, che giunge puntuale e offre al lettore uno spaccato autentico sulla valenza storica di questo abitato, contribuendo a far chiarezza sul lascito archeologico di un sito in parte ancora oggi da decifrare.

Consoli ha così man mano delineato, tassello dopo tassello, un quadro storico entro cui calare ciò che resta del castello. E, in effetti, intento dichiarato dell'autore è stato proprio quello di offrire un nuovo punto di vista da cui osservare il sito, preoccupandosi di compiere, attraverso tre diversi percorsi tematici - storico, archeologico e architettonico -, un'analisi dettagliata di tutti gli elementi distintivi del nucleo fortificato, così inserendo il suo studio tra quei contributi fondamentali intenti a colmare quel vuoto esistente intorno al fortilizio di Pentadattilo nella storia degli studi sui castelli del territorio di Reggio.
"Mi auguro - ha dichiarato Consoli - che questo mio studio sia di stimolo anche ad altri studi. Il castello - ha spiegato -, all'indomani del sisma del 1783, non è stato più toccato da nessuno, non ha cioè vissuto una rinascita come avvenuto per altre fortificazioni del reggino".

Un libro tecnico, ma non per questo rivolto soltanto agli addetti ai lavori, che intende stimolare un approccio diretto e personale al sito, favorendo una visita più consapevole del forte e dell'abitato intorno ad esso sviluppatosi.
"La prima cosa che ho fatto, dopo aver letto il libro - ha aggiunto il professore Castrizio -, è stato correre a Pentadattilo per toccare con mano gli spunti che avevo tratto".
"Era necessario avere l'occhio archeologico - ha concluso il professore - e provare così a ricostruire i dati in nostro possesso, in modo da aver chiaro quanto importante sia stato questo sito nel corso dei secoli. Proprio in tal senso, mi piace ricordare come il sacerdote di Pentadattilo fosse un protopapa, dunque una figura con un rango molto alto nella gerarchia ecclesiastica, il che lascia intendere la valenza del borgo all'interno del territorio dello Ionio reggino. Tanto è stato fatto da Consoli, perché il suo lavoro ha il merito di aprire nuovi campi di studio, ma tanto c'è ancora da fare".

Alla presentazione sono intervenuti Rita Agostino del Museo Archeologico reggino, il presidente di Anassilaos Stefano Iorfrida, l'editore Roberto Laruffa e il professore Domenico Minuto.
Un accurato lavoro di analisi, quello di Consoli, che pur rappresentando la naturale chiusura di un personale percorso di studio e ricerca, intende far da stimolo ad altri importanti interventi scientifici su un sito dalle peculiarità uniche.