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La rosa di don Peppino MAZZEO

La rosa di don Peppino MAZZEO

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di DANIELA MAZZEO

Il rumore della macchina di Peppino faceva da sveglia ogni mattina a tutto il palazzo.

Usciva sempre alla stessa ora. Nel quartiere Tre Mulini dove aveva vissuto sin dalla sua adolescenza lo conoscevano tutti.

Immancabilmente ogni mattina presto con la sua macchina, adorava attraversare Reggio ancora dormiente e osservarne il suo risveglio. Percorreva sempre le stesse strade per arrivare al lungomare e salire poi a Piazza Castello dove faceva la sua prima tappa di sosta.

La sua età avanzata non era abbastanza da nascondere l’eterna giovinezza del suo animo. I segni del tempo scolpivano il suo viso con le rughe ma non riuscivano a camuffare dentro un corpo longevo il suo temperamento talmente vivo da fare invidia ad un fanciullo.

Era bello Peppino, bello perché originale nei suoi modi di fare che rapportati all’età risultavano come la scoperta di un lingotto d’oro!

Con le parole scattava foto della sua vita. e con quel gesto, sempre lo stesso, riusciva a stupire anche le menti più sedate e incapaci di sognare.

La rosa era sempre appena sbocciata e rigorosamente rossa.

I primi soldi spesi ogni mattina erano per quel fiore simbolico ma importante tanto quanto lo sono le fondamenta di una casa. L’espressione mai immutata del suo volto era il dipinto della sua anima, della sua educazione al sentimento puro, vero e forte con cui aveva superato limiti, conosciuto eccessi e trovato equilibrio nella sua esistenza.

Amalia sua moglie, lo attendeva sempre con quell’aria da ragazzina sognante in un tempo che aveva segnato il suo corpo, ma non mutato quel sentimento dell’amore cresciuto insieme al tempo ma mai invecchiato.

Quell’amore che da ragazzi li aveva resi forti corazzati alle intemperie, da adulti li aveva cresciuti, da anziani li aveva consolati.

E ogni mattina Peppino per più di quarant’anni con quella rosa in mano, aveva fatto da cornice a quel quadro che, dipinto ogni giorno, alla fine aveva raffigurato loro inseparabili compagni di una vita.

L’amore non muta nella sua essenza se non nelle sue varie forme di interpretazione.

In un tempo datato oggi giorno la freddezza della comunicazione tecnologica e il facile sentimentalismo da discount creano abbagli di felicità.

Il sentimento spesso viene confuso con quel bisogno d’amore che trova rimedio nella ricerca del solo piacere che altro non serve se non a mettere a tacere per po’ la solitudine.

E’ sempre vivo il ricordo di Peppino. La sua vita ritorna spesso tra i racconti di chi lo aveva conosciuto.

E gli stessi sanno bene che se fosse vissuto in questo tempo, non avrebbe mai sostituito il suo gesto con nessun messaggio virtuale perché, se è vero che le parole sono importanti, i gesti sono quelli che li mantengono vive.