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RECENSIONE. Lascia che il mare entri di B.Balzerani

RECENSIONE. Lascia che il mare entri di B.Balzerani

balzerani

di ANTONIO CALABRO'-

Tre generazioni di donne attraversano il ventesimo secolo piegate dalla fatica prima e dalla consapevolezza poi, ma senza mai rinunciare all’indagine sulla giustizia sociale, alla volontà di migliorarsi e di migliorare il resto, con dentro la coscienza, mai assopita ma quasi sempre costretta al silenzio, dell’enormità disarmonica che sovrasta la vita di chiunque.

Dalle guerre alla riscossa del sapere, dalla ferrea volontà di far proseguire la vita, anche quando è una vita di servitù, alle gioie rarefatte degli scampati pericoli. Sulle loro storie aleggia l’idea, semplice e persino banale, che può esserci un mondo migliore, che un mondo migliore può esistere, e questa idea sorregge il dolore, a volte lo abbatte con l’entusiasmo di una gioventù alla soglia dell’eroismo, altre volte lo attenua con la saggezza delle madri o delle nonne.

Il libro tesse una tela di riflessioni incastonate ai racconti, che approfittando dell’autenticità- spesso grottesca, ma sempre vera- di drammi spaventosi, lancia messaggi che dovrebbero scuotere le volontà indebolite dell’uomo-animale sociale. Dal dramma del Vajont all’emigrazione, dalla scuola negata al fascismo, dalle anime vendute in cambio di frigoriferi al furore rivoluzionario, tutto passa attraverso la penombra del racconto, che apre squarci nella storia comune e affonda nella descrizione, a volte particolareggiata, di una razionalità sentimentale, di una placida ribellione al male assoluto, inteso quest’ultimo come prevaricazione assoluta di alcuni uomini rispetto ad altri.

Ogni angolo di mondo, filtrato dall’occhio attento della scrittrice, produce un racconto che innalza e spinge alla speranza e all’ottimismo, scontrandosi con l’ineluttabile pessimismo della ragione. La coppia di merli che collabora alla vita, nella semplicità di gesti quasi rarefatti, costituiscono “un’ode all’arte di vivere”. Basterebbe prendere esempio. Dal particolare all’universale in un battito di ciglia. Un condensato di empatia che supera ogni accentramento umanistico, la cristallizzazione del dolore che si sogna farfalla, il proseguimento di un percorso mentale (e ideale) che dalla nonna prosegue con la madre e nella figlia trova la foce letteraria, irrompendo nel mare delle storie e delle volontà mai dome.

Alla fine, Scilla, descritta con un lirismo d’autore, con il trasporto di chi quel mare quotidiano, prepotente, sovrumano, ha cercato di comprenderlo e contenerlo; come può uno scoglio, cantava qualcuno, arginare il mare; e la scoperta, in un lampo di saggezza antica, che il mare non si contiene. Il mare entra nelle nostre vite, le scuote – quasi un processo di purificazione- e poi defluisce: l’unico modo per conviverci, è questo, e tale comprensione è il risultato finale di un secolo di riflessioni e di lotte, che si compie nella serena armonia di Chianalea, lasciando viva, per quanto tenue, la fiamma della speranza.

“Bisogna avere occhi per vedere e orecchie per sentire. E cuore, per amare l’infinita pazienza di ciò, che alla fine, rimane. Indistruttibile.”

*Lascia che il mare entri – di Barbara Balzerani – Derive&Approdi edizioni.

**Barbara Balzerani aprirà la nuova serie degli appuntamenti di Calabria D'Autore, le serate di intrattenimento culturale ideate e dirette da Antonio Calabrò che inteervisterà la Balzerani sul suo libro venerdì 27 aprile alle 18,45 alla stazione ferroviaria di Santa Caterina.