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RECENSIONE: Un acre odore di aglio di Mimmo Gangemi

RECENSIONE: Un acre odore di aglio di Mimmo Gangemi

Mimmo Gangemi

di MARIA FRANCO

È un romanzo. Bello. Intenso. Potente. Percorso da quel senso di dignità e, insieme, di tragicità dell’umana esistenza che spesso impregna i romanzi che restano. Un acre odore di aglio di Mimmo Gangemi, recentemente edito da Bompiani, è uno dei pochi (potenziali) classici scritti in questi ultimi anni.

 

Ed è, insieme, un libro di storia. Nel senso che è uno dei pochissimi romanzi (saranno quattro, cinque in tutto) che danno il senso profondo di che cosa è stata la Calabria tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento.

 

Quando la sua storia è stata fatta, in larga parte, da contadini che, con fatica enorme, hanno dissodato la terra, sottraendo al seccagno terrazza dopo terrazza da coltivare, ripartendo dopo ogni brutta annata dell’olio o dopo ogni piccola e grande catastrofe, dal terremoto all’alluvione.

 

Contadini che hanno tenacemente resistito ad ogni evento contrario e hanno provato a costruire un po’ di futuro, per esempio iniziando, appena possibile, a far studiare qualche figlio ma che non sono però riusciti a raggiungere il resto della storia nazionale. Come se ad ogni passo avanti, qualcosa di superiore alle loro forze li avesse costretti a due passi indietro.

 

La pesantezza della storia e la fragilità dell’ambiente naturale e, a specchio, la fragilità della storia e la durezza dell’ambiente naturale sono il respiro, l’aria, l’acre odore di aglio in cui restano contratte vite fatte di lavoro, di sofferenza e di un senso dell’onore che ruota tutto intorno alle donne di casa, che, subordinate prima al padre e poi al marito, devono essere servizievoli, di poche e rette parole come si conveniva alle femmine.

 

I fatti della storia – l’arrivo dei Mille, il terremoto del 1908, la grande guerra, il fascismo, la seconda guerra mondiale – pur intersecandosi, spesso in maniera violenta e duratura, con le loro vite, vengono dignitosamente sopportati come un dato dell’ineluttabile destino.

 

Nelle vicende di Cola e della sua famiglia, dei suoi genitori, dei suoi figli e dei suoi nipoti, molti calabresi nati negli anni cinquanta e precedenti possono facilmente riconoscersi, con grande emozione, ritrovando pezzi della propria storia familiare o, comunque, persone e storie che hanno ben conosciuto da bambini.

Tutti possono vedere, attraverso la chiarezza che è virtù propria della grande letteratura, quali sono le vene profonde cui attingono le radici più recenti della Calabria.

La dignità contadina e popolare nell’affrontare la vita con coraggio a mani nude pur senza una classe dirigente degna di questo nome e la forza degli affetti familiari, il fare famiglia che stempera e supera dall’interno gli stereotipi dei ruoli pur ampiamente accettati come indiscutibili (con la donna subordinata all’uomo). E il tarlo che prova a svuotare coraggio e intraprendenza ripetendo che per noi non è prevista nessuna vittoria: che, comunque, qualcosa, anche nei pressi del traguardo, ci riporterà indietro.

 

Mimmo Gangemi Un acre odore di aglio Bompiani pp201, euro 17