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A CdA. Gangemi racconta a Calabrò La verità del giudice meschino, da pochi giorni in libreria

A CdA. Gangemi racconta a Calabrò La verità del giudice meschino, da pochi giorni in libreria
 

CdA   di STEFANIA VALENTE - Graditissimo ritorno di Mimmo Gangemi sul palco di Calabria d'Autore, in occasione dell'uscita del terzo capitolo della ormai nota narrazione che vede come protagonista il giudice Alberto Lenzi  e il suo scanzonato realismo: "La verità del giudice meschino".

Il nuovo lavoro dell’autore, edito da Garzanti, è oggetto della discussione che Calabró e Gangemi intessono, cercando di curare i significati della storia, senza però svelare la trama, che per la sua natura densa di colore e di sorprese, merita di essere scoperta leggendo senza anticipazioni.

Calabró paragona Gangemi ad un Albatro, grande uccello insignificante e quasi goffo quando sta in terra, ma magnifico e ammaliante quando dispiega le sue enormi ali e si libera alto nel cielo: così diventa l’autore quando scrive. Il paragone poetico fa sorridere il nostro ospite, ma suscita applausi e piace al pubblico.

Non è casuale l'introduzione con questa grande forza, perché il terzo libro della serie è incentrato sull'essere umano e sull'introspezione, con la 'ndrangheta e la Calabria che fanno solo da sfondo.

E il giudice meschino in realtà non è affatto meschino, ma solo un uomo disilluso e realista attento osservatore della realtà, che pur vivendola ne rimane estraneo. Ma ormai, osserva Gangemi, quell'aggettivo è familiare e distintivo di Alberto Lenzi. È curioso come lo scrittore parli del suo personaggio con un sorriso affettuoso negli occhi, con indulgenza e complicità.

E’ probabilmente questa luce di affetto che porta Calabró a chiedere fino a che punto Gangemi e Lenzi si somiglino e fino a che punto la disillusione di Lenzi è anche quella dello scrittore.

Il personaggio, risponde il suo creatore, cresce con me ed io con il personaggio. Muta e si evolve con le mie mutazioni e le mie evoluzioni. Scopro io stesso con stupore le affinità tra me e lui.

Altra caratteristica sulla quale Calabró affonda sono le metafore presenti in ogni pagina del libro, che fanno acquisire al racconto quello stile inconfondibile che rende lo scrittore riconoscibile ormai ad ogni battuta.

Gangemi confessa di essere inorgoglito da questa osservazione. La meta di ogni scrittore maturo è raggiunta quando le pagine del libro assumono caratteristiche riconoscibili immediatamente. Come la capacità unica di inserire sapientemente i termini dialettali per rendere più vera la crudezza degli eventi.

E dulcis in fundo, si parla di donne: le tre del racconto, per almeno due delle quali si addice il termine "ominitá" coniato da Gangemi, rappresentano, secondo lo scrittore, una la famiglia, una la passione e una la forza e il cinismo con i quali il protagonista ama confrontarsi. Chi vinca, fra le tre, lo scopriremo leggendo il libro.

La serata volge al termine, l'acqua per i consueti spaghetti bolle già da un po', ma Mimmo Gangemi, ormai di casa qui a Calabria d'autore, vuole chiudere con qualche pensiero su alcuni temi a lui molto cari.

Il pregiudizio, osserva Gangemi, soffoca la nostra terra e porta spesso a sbattere mostri in prima pagina. I troppi errori giudiziari generano timore nella giustizia invece di fiducia. Il pregiudizio e la voglia di clamore portano spesso a mettere alla gogna persone innocenti. Ed è quanto di più terribile possa accadere ad un essere umano.

Poi la corruzione; Gangemi, attraverso il racconto di alcuni tristi aneddoti, ci offre esempi figurati di come la corruzione possa rovinare l'immagine di una Calabria onesta e lavoratrice e di imprenditori infaticabili che hanno l'unica colpa di essere nati nella piana di Gioia Tauro o tra le asperità dell'Aspromonte.

E infine, svelatici i suoi progetti futuri di romanzare la vera storia di Giuditta Levato e degli scontri tra contadini e latifondisti nella Calabria del subito dopoguerra, Gangemi ci lascia accompagnato da un lungo applauso. 

Cambiano gli attori, ma la musica è gradevole come di consueto.

La sensibilità, l'ardore, l'amore per la propria terra sono stati protagonisti sul palco di Calabria d'Autore. Come sempre.

*Foto di Elvira Alfida Costarella