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IL LIBRO. Lettera a un figlio su mani pulite. Colombo racconta a Reggio la corruzione

IL LIBRO. Lettera a un figlio su mani pulite. Colombo racconta a Reggio la corruzione

colombo   di DANIELA MAZZEO

- Riflettere su temi di giustizia al di fuori delle aule giudiziarie è ciò che è avvenuto in uno dei consueti appuntamenti con la cultura che si tengono al noto bistrot “Malavenda Cafè” di Reggio Calabria.

Ospite d’onore l’ex magistrato Gherardo Colombo che si accomoda al fianco di Filippo Aragona giudice penale di Reggio e segretario di Magistratura Democratica, Aldo Chiantella partigiano, Sandro Vitale presidente dell’ANPI e Francesco Alì moderatore e portavoce di “Quello che non ho” associazione che ha dato vita al primo diario scolastico per i diritti realizzato dagli studenti di Reggio Calabria.

Sul tavolo l’ultimo libro di Colombo dal titolo “Lettera a un figlio su mani pulite” da cui si svilupperanno gli spunti di riflessione dei presenti .

Parole chiave come corruzione, diritti, regole, Costituzione, si snodano in pensieri e punti di vista esposti brillantemente dagli ospiti che incrociano le domande del pubblico ipnotizzandolo sull’interesse e sui dettagli delle risposte.

Introduce e modera Francesco Alì che non svela la trama del libro ma si complimenta con l’autore per aver scelto di rivolgersi ai giovani con un linguaggio fluido e lineare al fine di renderli consapevoli di un periodo storico, appunto Mani Pulite , sconosciuto a molti. E’ un libro spiega, interessante per quella capacità di interrogarsi e allo stesso tempo di fare analisi su come la corruzione abbia quasi avuto il sopravvento sulla Costituzione.

E’ della stessa opinione il giudice Aragona che nel prendere la parola si allaccia al discorso e fornisce delle delucidazioni sulla percezione della corruzione nel nostro Paese.

Incalza il ragionamento, quasi per scuotere ancora di più la mente dei presenti, quando spiega quanto quest’ultima oltre ad incidere sull’economia, sulla libera concorrenza, sulla distribuzione delle risorse, rappresenti il cancro delle democrazie.

In sostanza è la prevaricazione dei più forti e furbi sui più deboli e onesti. Non risparmia gli elogi al libro la cui lettura deve trasformare la non conoscenza del periodo storico in consapevolezza degli eventi al fine di contribuire a combattere i fenomeni corruttivi ed a creare una classe dirigente sana.

Perché scrivere un libro su mani pulite dedicato ai ragazzi? E’ da questa domanda che l’ex magistrato avvia la chiacchierata con il pubblico. Fluido e lineare il suo discorso.

Ha scelto di rivolgersi ai giovani perché per poter vivere il presente in modo consapevole e poter progettare il futuro è necessario conoscere il passato. Un passato quello di mani pulite che i ragazzi non conoscono ma che rappresenta il parametro temporale tra il prima e il dopo che venisse scoperto un sistema della corruzione.

E’ essenziale partire dal dialogo con i giovani. Parlare con loro del rapporto che hanno con le regole. Si sofferma sull’importanza che ha la cultura. Sul filo sottile che lega regole e cultura su quanto quest’ultima possa condizionare le regole stesse.

Affronta il tema della legalità e a questo punto interviene il presidente dell’ANPI su quanto sia importante conoscere e capire la Costituzione.

In un dialogo parallelo nell’intento del discorso, Colombo e Vitale convengono che riuscire a capire la Costituzione vuol dire riconoscere la propria stessa dignità. Vuol dire “non sentirsi destinatari di valori ma titolari di diritti.”

Cattura l’attenzione del pubblico l’ex magistrato per tutta la durata dell’incontro.

Sul finire le domande da voler porre sono ancora tante ma il tempo non gioca a favore.

“Lettera a un figlio su mani pulite” è un libro per chi vuole saperne di più.

*Gherardo Colombro, Lettera a un figlio su mani pulite, Garzanti, 10 euro.