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L’INTERVISTA. Criaco: vi racconto il mio nuovo libro

L’INTERVISTA. Criaco: vi racconto il mio nuovo libro

g criaco   di MARIA TERESA D'AGOSTINO -

È nelle librerie di tutta Italia, “Il saltozoppo”, nuovo attesissimo romanzo di Gioacchino Criaco, edito da Feltrinelli. Dopo il dirompente successo del suo “Anime nere”, dal sorprendente esordio del 2008 per Rubbettino editore fino al trionfo del film omonimo con la regia di Francesco Munzi, Gioacchino Criaco torna con un’altra storia potente e ammaliante. Cruda e poetica al tempo stesso, sospesa tra storia e leggenda, tra mito e verità. Una guerra antica tra etnie attraversa odio e inimicizie ancestrali e giunge ai nostri giorni incarnandosi nelle vite e nei conflitti interiori dei protagonisti.

«Un viaggio dalla favola degli uomini, che è nera di potere e vendetta, alla favola delle donne che intesse, tenace e paziente, la vita» ci dice lo scrittore, e sottolinea così il ruolo di assoluto rilievo della figura femminile, Agnese, destinata a entrare nel cuore dei lettori.

«Partivo da un’educazione maschile, poi mi sono gradualmente aperto all’universo femminile, imparando a conoscere il complesso animo delle donne e, soprattutto, la loro straordinaria capacità rigeneratrice» aggiunge Criaco, «anche l’impostazione narrativa riflette questa compenetrazione; ho lasciato che i protagonisti si raccontassero in prima persona, passando da un io narrante a un coro di voci interne, perché solo attraverso questa formula potevano emozionarci fino in fondo, lasciando fluire i loro sentimenti. Un lavoro di approfondimento psicologico, bello e difficile, durato quattro anni, in cui è stato determinante l’aiuto di due editor d’eccezione della Feltrinelli Laura Cerutti e Giovanna Salvia».

La ninfa Agnese, il geco Julien, il cucciolo Alberto, il serpente Tin. Intrecci di amore, vendette e morte. Dall’atavico scorrere dei flutti dell’Allaro, tra echi di battaglie e aneliti di pacificazione, alla metropoli di Milano. Vite ai margini. Tutti ricacciati via da storie millenarie di conflitti tra popoli.

«E precipitati dentro la cronaca», dice Gioacchino Criaco. «Come la Calabria che è passata dalla complessità di vicende storiche significative allo svilimento della cronaca becera, fine a se stessa».

“Il saltozoppo” è il quarto romanzo di Criaco. Dopo “Anime nere”, sempre con Rubbettino, casa editrice cui va il grande merito di aver scoperto e fatto conoscere il talento narrativo dello scrittore calabrese, sono usciti “Zefira” e “American taste”, parti di una trilogia che continua a conquistare lettori.

«In “Anime nere” le donne sono custodi dell’odio, qui invece vogliono che a vincere sia l’amore. Questo è un romanzo per forza di cose del tutto diverso. Il mio primo romanzo ha avuto un percorso esaltante. Un’emozione dopo l’altra, un crescendo di bellissime sorprese. Ma non volevo rimanerne intrappolato. E con questo nuovo libro ho scelto di raccontare altre storie, altri punti di vista. Dando spazio appunto alla figura femminile».

E anche all’amore, aggiungiamo noi. «Certo, Agnese e Julien vivono un’intensa storia d’amore – spiega ancora Criaco – ma nei miei libri comunque c’è sempre stato spazio per i sentimenti, in “Zefira” il maresciallo Manti è innamorato di Caterina e ogni sua azione, nel bene e nel male, è guidata da quella passione. I tre ragazzi di “Anime nere” sono legati da un comune sentire, ma pure da un’amicizia tenace quanto l’amore».

La donna come figura simbolo, l’amore in forte contrapposizione all’odio, le lacerazioni interiori passate di generazione in generazione. E, probabilmente per la prima volta nella narrativa italiana, un protagonista cinese affiancato ai calabresi. Tin e la sua storia radicata in quella di un popolo sopraffatto dalle guerre, come quello di Agnese, Julien e Alberto. Conflitti di popoli prima, faide dopo. E la testarda volontà di mutare il corso inarrestabile degli eventi.

“L’Aspromonte pasce la gente a odio e amore. Alla fine ho capito qual è il mio compito; so che il mostro non è invincibile. Io ho la possibilità di mutare il destino” dice Agnese. «Volevo dare finalmente il giusto risalto a quanto possa essere vivificante l’agire delle donne, alla loro potente forza creatrice. Fino a capovolgere destini già segnati. Soprattutto in una terra come la Calabria che invece si tiene stretta una sorta di predestinazione quasi fosse un comodo marchio di fabbrica e che, invece, dovrebbe solo avere il coraggio di catturare un futuro nuovo» conclude Criaco.