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Premiata l’inchiesta di Giulia Veltri sui desaparecidos calabresi in Argentina (le foto)

Premiata l’inchiesta di Giulia Veltri sui desaparecidos calabresi in Argentina (le foto)

 largo s basile   di LUIGI GULLÀ -

Ci sono i desaparecidos, ci sono gli eroi e anche i carnefici. La Calabria protagonista degli anni bui del golpe in Argentina, che dal 1976 al 1983 portò al potere il generale Videla e un gruppo di militari, scrivendo una della pagine più buie e feroci del Novecento.

Giulia VeltriA raccontare le storie calabresi è Giulia Veltri, giornalista de “Il Quotidiano del Sud”, con un’articolata inchiesta insignita del secondo posto al premio giornalistico-letterario Piersanti Mattarella, la cui cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 15 novembre al teatro Politeama di Palermo.

La giornalista raccoglie le storie dei calabresi, per lo più di seconda generazione, che sono rimasti vittime della terribile repressione messa in atto dal generale Videla contro tutti gli oppositori politici. Un’intera generazione – a volte ragazzi di neanche 20 anni – è stata risucchiata nell’atroce caccia all’uomo ingaggiata dai militari. Lo strumento era quello della desaparicion, ovvero il sequestro dei giovani oppositori, la chiusura in centri clandestini di detenzione, la tortura e – infine – nella stragrande maggioranza dei casi, l’uccisione anche con i voli della morte. Si tratta, per l’appunto, dei desaparecidos, coloro cioè di cui si è persa traccia per sempre e oggi non esiste neanche una lapide su cui deporre un fiore.

andres bellizziAlla fine degli anni della dittatura – che ha goduto di altissime protezioni internazionali: dalla Cia alla P2 - si conteranno 30mila desaparecidos, 40mila arrestati, 50mila morti. Una contabilità da genocidio che include tante storie di calabresi, raccolte nello studio inedito fatto da Giulia Veltri, che - col sostegno dell’associazione “24 marzo” e del suo rappresentante calabrese Mario Occhinero - è riuscita a ricostruire una cinquantina di casi di uomini e donne, testimoni veri di coraggio e fierezza. Come Andres Bellizzi – entrambi i genitori originari di San Basile, piccolo paese arbereshe alle falde del Pollino – nato in Uruguay e sequestrato a 25 anni nel 1976 a Buenos Aires. Andres faceva il grafico pubblicitario e il sindacalista e una notte è stato sequestrato e portato con tutta probabilità al Club atletico, uno dei lager più terribili della grande capitale argentina.

Non solo Andres, San Basile ha dato un contributo di vite importante alla causa della dittatura sudamericana. Altri due ragazzi, due fratelli - Hugo Alberto e Francisco Genaro Scutari Bellizzi – nati in Argentina sono stati “cancellati” dalla mano pesante del regime.

angelamariaaietaNell’inchiesta di Veltri ci sono i ragazzi, giovanissimi, desaparecidos ma ci sono anche le mamme. Come Angela Maria Aieta, che aveva 56 anni quando Videla ha preso il potere. Era originaria di Fuscaldo, in provincia di Cosenza, ed aveva una grande colpa, quella di essere madre di tre partigiani dell’ala sinistra del partito peronista: Dante, Jorge e Leopoldo, tutti e tre sequestrati durante la dittatura. Angela è stata rapita una notte, davanti agli occhi atterriti del marito. Condotta all’Esma, rinchiusa e torturata e picchiata selvaggiamente per giorni, è stata uccisa con un volo della morte, ovvero narcotizzata e buttata viva nell’oceano.

E ci sono gli eroi: Veltri – con una serie di articoli – porta in primo piano la straordinaria figura d Filippo Di Benedetto, il sindacalista nativo di Saracena che – insieme all’allora viceconsole in Argentina, Enrico Calamai, e al giornalista del Corriere della Sera Gian Giacomo Foà – in totale clandestinità e rischiando la vita mise in salvo centinaia di italo-argentini dalle grinfie del regime. Lo hanno definito l’angelo dei desaparecidos ma – come rimarca la giornalista calabrese – oggi neanche una strada porta il suo nome. E’ troppo chiedere a qualcuno dei tanti sindaci calabresi in carica, quale che sia la sua collocazione politica, di intestarsi la pratica?

di benedettoE, infine, i carnefici: Leopoldo Galtieri, il quarto e ultimo dei presidenti autoproclamatosi durante la dittatura, era infatti originario di Mormanno, in provincia di Cosenza. Fu il più terribile, il più sanguinario nei lunghi e crudeli anni del terrorismo di Stato.

Ci sono storie, dunque, che si raccontano per mestiere e altre che, invece, ti entrano dentro e si ha l’urgenza, il dovere morale di portarle alla ribalta. Per raccontare una Calabria fiera e coraggiosa, storie di vite esemplari a cui spetta un risarcimento quantomeno nella memoria.