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Io, la Lanzetta, Cuteri e Kaulon

Io, la Lanzetta, Cuteri e Kaulon

kaulon   di GIOACCHINO CRIACO

- Draghi affogano i grilli cantano e i lupi galleggiano.

Sembra un giochino dialettico facile facile, ma non lo è, e non ho più nemmeno tanta voglia di farli questi giochini. Perché, come tanti calabresi, i più, non mi alzo la mattina con l’astro luminoso che buca il blu madonna dell’orizzonte, né attendo la sera dopo aver contemplato il rosa fuoco di un tramonto alle spalle delle Eolie. Sono grato alla terra che mi accoglie e mi sfama, ma da qui, il sole e cielo il più delle volte bisogna immaginarseli.

Scrivere di Calabria, indicarne i drammi, mi diventa sempre più fastidioso, una sorta di trappola da cui, poi, si rischia di non uscire. E, in genere, non rispondo nemmeno alle critiche che mi si fanno –liberi tutti di dire quello che gli pare. Così, non avrei risposto alla riflessione di Maria Carmela Lanzetta che fra le molte cose che scrive, condivisibili, parla anche della sostanziale ininfluenza degli intellettuali calabresi, e mi ci infila dentro. Non sto nemmeno a farvi quei giochetti retorici sul fatto di essere o no un intellettuale e bla bla bla. Gli intellettuali non danno pane e il popolo calabrese non è così alla fame per dar retta alle idee più che alle prebende. E’ vero, i pochissimi, identificabili come, intellettuali calabresi non hanno tanto peso, dipende da tanti limiti; loro e della società calabrese. Ma per oggi nemmeno questo è il tema.

Il tema, che da grillo vi propongo stamane, sono i draghi che insieme ai delfini vivono a Monasterace; anzi, e questo è il motivo dello scrivere, non vivono. Draghi e delfini annaspano per non affogare. Succede a ogni inverno che le splendide figure dei meravigliosi mosaici di Kaulon rischiano, e in parte lo sono, di essere portati via dal mare. Sono anni che il padre loro salvatore, quel brigante di Francesco Cuteri, alza grida al cielo dal tempio di Era Lacinia; grillo anche lui, più che profeta. Anche stamattina l’ha fatto con un piccolo e umile post sulla rete. E io anche stavolta, come tutte le altre ci sono ricascato. Rilancio il mio terribile urlo di denuncia, conscio pero della minuscola dimensione ugolare.

La Lanzetta ha ragione, gli intellettuali calabresi non contano un tubo, anche perché i calabresi preferiscono a loro i canti delle sirene. E anche perché i grilli hanno gli zompi misurati, mentre i lupi fanno salti chilometrici e presenziano ai deschi sparsi in ogni dove, eppure sono fermi. Terribilmente e mortalmente infossati nelle fanghiglie di un pantano che tirerà giù loro e tutti i lupacchiotti.