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REGGIO. Quale Calabria? Dialogo di Pensando Meridiano con Veltri e Capalbo

REGGIO. Quale Calabria? Dialogo di Pensando Meridiano con Veltri e Capalbo

public talk "Quale Calabria"di AURELIA ARITO 

Esistono tanti modi per parlare di un libro, per dargli voce e produrre nuove parole oltre a quelle scritte sulla carta. E così, da un'idea di Pensando Meridiano, il public talk “Quale Calabria”, partendo dalla discussione su “La Calabria Dolente 2.0” di Filippo Veltri (Città del Sole) e “La terra dei recinti” di Massimiliano Capalbo (Rubbettino), è stata l'occasione per andare oltre le presentazioni classiche e per incrociare due letture e visioni differenti delle vicende e del fare in Calabria e nel Sud.

public talk "Quale Calabria"La sala del Polo culturale “Mattia Preti” di Palazzo Campanella è gremita, per parlare di libri in mezzo ai libri. In uno spazio fortemente voluto dal presidente del consiglio regionale Nicola Irto - all'interno della campagna #openpalazzo avviata qualche mese fa -, segno dell'apertura alla città e di avvicinamento tra i cittadini e la massima istituzione calabrese. Un luogo della cultura, dotato di una vasto catalogo librario e di postazioni informatiche - aperto alla città come luogo di aggregazione socio-culturale, per la consultazione del materiale per finalità di studio e di ricerca e per promuovere la lettura.

 

public talk "Quale Calabria"Alla discussione (poi aperta al pubblico) hanno partecipato, oltre agli autori e al presidente del consiglio regionale,  l'editore Franco Arcidiaco ed i giornalisti Emanuela Gemelli e Aldo Varano.

Un evento, come si diceva, che va oltre la tradizionale presentazione di libri per farsi lettura collettiva ed interattiva, «un percorso attivo – chiarisce la blogger Santa Spanò -, che può condurre ad un cambiamento nella presentazione di produzioni editoriali». Un percorso che ha coinvolto i membri dell'associazione “Pensando Meridiano”, presieduta da Giuseppe Mangano, e gli allievi del corso formazione professionale della Provincia di Reggio, organizzato dall'associazione reggina, “City makers per l’innovazione urbana sostenibile”, con il contributo dell’attore Fabrizio Maria Barbuto e delle blogger Eleonora Uccellini e Tiziana Calabrò. Performance teatrali, letture pubbliche di passi dei libri di Veltri e Capalbo per le vie della città e la realizzazione di uno spot virale, hanno anticipato l'appuntamento di “qualeCalabria”, public talk di LibrAre, nuovo format proposto dai giovani di “Pensando Meridiano” con il patrocinio della presidenza del consiglio regionale.

public talk "Quale Calabria"Al centro la discussione, ma quale Calabria? due punti di vista diversi per due libri diversi - «opposti ed escludenti», come sottolinea Varano, «uno fa le domande e l'altro dà le risposte», precisa Arcidiaco – che restituiscono due immagini distinte della Calabria.
Quella “dolente”, degli irrisolvibili rapporti con il potere, raccontata da Filippo Veltri a tre anni dall’uscita (nel gennaio 2013) del libro “Calabria Dolente” - raccolta degli interventi di Veltri sul Quotidiano della Calabria e sul Lametino - in cui il giornalista, firma dell'Unità e responsabile per molti anni della redazione calabrese dell'agenzia Ansa, ha attraversato temi salienti della Calabria. Dalla responsabilità politica al senso civico dei suoi cittadini, dal problema della 'ndrangheta, e della sua penetrazione negli alti livelli, alla lotta alla criminalità stretta tra l'essere sana azione
civile e, sempre più spesso, mestiere. «Tre anni fa – spiega Veltri - una fase politica era modificata. Il sindaco
della città di Reggio era espressione della destra, poi venne lo scioglimento del consiglio comunale, il presidente publick talk "Quale Calabria"della Regione era un ex fascista. A tre anni di distanza, con mutazioni molto forti nel panorama della Calabria, ed al di là delle speranze sparse, la situazione della Calabria è identica». Una Calabria ancora dolente in una narrazione che non fa sconti a nessuno ed in cui ci si interroga «sugli alibi che ci poniamo – sottolinea l'autore -, e sulle responsabilità di questo racconto diseguale della nostra regione». Una narrazione sul Mezzogiorno che ha urgenza di essere cambiata in una Calabria che, in poco meno di 36 mesi, non ha lenito il suo dolore, «un racconto – evidenzia Varano – che sia fuori dai denti, laico e reale, che non abbia paura del conflitto e del confronto».Veltri cita Giovanni Falcone per osservare un atteggiamento comune in Calabria, quello di chi quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, con un prezzo da pagare, preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

public talk "Quale Calabria"È una Calabria ricca di risorse e bellezze quella raccontata da Massimiliano Capalbio nel libro “La terra dei recinti” scritto dall'imprenditore “eretico” e fondatore di “Orme nel Parco” - il primo parco eco-esperienziale in Calabria - per sfatare i luoghi comuni e demolire i pregiudizi che hanno impedito fino ad oggi ai giovani meridionali di progettare il proprio avvenire. In una Calabria terra straordinaria e ricca di risorse, «noi moriamo di fame avendo la dispensa piena», esordisce l'autore che usa per descrivere i calabresi la metafora degli orsi allo zoo, allevati in stato di cattività che attendono che qualcuno gli dia da mangiare. «All'interno dello zoo – spiega Capalbo -, metafora per apparati costruiti dal pubblico, ci sono tanti recinti, metafora di compartecipate, forestali, aeroporti». Ed in Calabria, in un contesto di crisi economica e di squilibri tra gente che consuma e gente che produce, «qualcosa è cambiato», osserva Capalbio facendo riferimento ad una proposta di sviluppo della Calabria che faccia leva sulle risorse presenti sul territorio. «Ad “Orme nel Parco” - racconta – abbiamo avuto 130 mila persone in otto anni. Ho incontrato tanta gente che ha voglia di fare in Calabria, ma è isolata. La diffidenza reciproca – conclude - è una delle zavorre che impediscono a questa regione di crescere, così come il complesso di inferiorità tipico dei calabresi».

public talk "Quale Calabria"E così, per una nuova imprenditoria calabrese, sono i «cittadini che – come evidenzia Emanuela Gemelli in riferimento al testo di Capalbo - devono farsi istituzione per cambiare loro stessi e poi la Calabria». Sullo sfondo un'immagine ancora stereotipata della Calabria, quella da «far west» che va in prima pagina. Una Calabria che – come afferma Consuelo Nava - «non ha mai saputo ragionare sulla sua contemporaneità».
Una regione la cui condizione – come spiega il presidente Irto - «è figlia di chi ha governato, un'intera classe dirigente che ha fallito gli obiettivi in una Calabria in cui la politica è stata un'enorme occasione per molti, ma che solo con difficoltà e raramente è riuscita a dare nei tempi necessari risposte adeguate ad un popolo che pur vorrebbe uscire da questa condizione». Irto non offre ricette, ma avanza proposte per il cambiamento. «Ludovico Quaroni diceva che le città sono brutte perché abbiamo smesso di immaginarle. E così i  calabresi hanno smesso di immaginare un futuro per se stessi, per le le loro famiglie e imprese, talvolta nascondendosi dietro alibi. Ma solo i calabresi - conclude - possono rilanciare la spinta del riscatto».