Direttore: Aldo Varano    

Il Generale Mori a Calabria d’Autore

Il Generale Mori a Calabria d’Autore

 cdamr  di DANIELA MAZZEO

- Gli appuntamenti della rassegna Calabria D’Autore diventano sempre più interessanti. Promuovere la cultura in ogni sua forma e farlo attraverso personalità del mondo calabrese è ciò che la rassegna propone da sempre, ma senza precludersi la possibilità di allargare lo spazio culturale attraverso ospiti illustri che contribuiscono a tenere alta la soglia di interesse del pubblico.

Questa volta il palco è pronto per ospitare il Generale Mario Mori. Il format segue sempre la stessa formula e stavolta a intervistare l’ospite insieme ad Antonio Calabrò ideatore della rassegna, c’è il giornalista e direttore di ZoomSud Aldo Varano.

Mori non ha bisogno di presentazione. Il suo nome è familiare e la sua storia conosciuta. Il suo ultimo libro “Servizi e Segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence” è il filo conduttore della lunga chiacchierata che permetterà a Varano e a Calabrò di porre domande tali da approfondire e conoscere un lavoro - l’agente segreto, lo spione- che si può dire nasca all’alba della storia, quando si è costituita nella società una forma strutturata. Divertente e significativa la battuta del primo rigo dell’introduzione: “E’ il secondo mestiere più antico del mondo”.

Il Generale risponde in maniera esaustiva alle domande con riflessioni mai banali. E’ critico quando racconta dei Servizi Segreti italiani e della poca conoscenza di questo settore.” I Servizi non sono né buoni e né cattivi ma servono per prendere decisioni accorte e fare una politica intelligente avendo i dati per poterla fare.”

Rompendo ogni indugio il direttore Varano si fa largo nel discorso con una domanda che serve a fare chiarezza sulla modalità di operare dei Servizi Segreti italiani.

“Il deficit italiano- asserisce Mori- è proprio nella scelta dei direttori. E’ fondamentale selezionarli bene e definire delle leggi idonee così da evitare che i servizi giochino in privato le notizie che hanno”. La conversazione entra nel vivo quando Mori, incalzato dai due, racconta la sua vita professionale e le vicende che lo hanno visto coinvolto durante il suo servizio, spesso al centro di storie inquietanti. E’ inevitabile sentirlo parlare di terrorismo e mafia per le quali – ricorda - si è battuto come servitore dello stato e comportato sempre nell’ambito delle norme che gli consentivano di operare. Racconta senza remore episodi salienti della sua carriera facendo riferimenti a nomi del mondo politico e della magistratura. Non si risparmia quando parlando di Calabria ritiene che il male oscuro che la attanaglia quale la ndrangheta potrà finire “perché l’evolversi della società spazzerà via i concetti che sono la base di queste strutture”. Fa chiarezza sulla modalità lavorativa che c’è tra polizia e magistratura e Calabrò coglie la palla al balzo per chiedergli che ruolo gioca l’intelligence nella lotta contro criminalità.

Un ruolo modesto risponde Mori senza esitazione.” Io ho cercato di operare nel contrasto con la criminalità ma con serie difficoltà anche perché molti magistrati guardano con sospetto l’intelligence per cui l’attività dei servizi nella criminalità organizzata era guardata come una forma di intrusione che poteva sottendere altre iniziative e provvedimenti. “L’ospite non lascia senza risposta nessuna domanda e anche sul finire quando gli viene chiesto quanto il suo lavoro e le vicende abbiano avuto un costo sul piano umano non esita nel rispondere che tutto ciò che non distrugge fortifica e motiva. E così è stato per lui.

“Servizi e Segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence” potrebbe essere un manuale o anche un capitolo di approfondimento di un’enciclopedia dove ognuno di questi potrebbe consentire lo sviluppo di altri libri.

Anche stavolta il tempo è trascorso velocemente a Calabria D’Autore. L’applauso finale del pubblico per l’ospite, i conduttori e la bella serata segna di nuovo un altro momento di grande interesse e di sold-out presso il salone della Stazione di Santa Caterino, diventato punto di riferimento culturale della città.