Direttore: Aldo Varano    

Calabria, cinema, creatività ed economia

Calabria, cinema, creatività ed economia
pellicola cinema Con molta franchezza Aldo Varano ha ri/proposto riflessioni e interrogativi  che hanno caratterizzato alcuni interventi - per certi versi un grido d’allarme - sulla cultura, sulla creatività e sul ruolo degli intellettuali in Calabria pubblicati di recente su Zoomsud. Un dibattito che ha trovato spazio anche in altre sedi ma che, purtroppo, non è stato ancora  recepito dagli Enti preposti –in primis la Regione- per dare un sostegno fattuale - senza  fare calcoli di ritorni politico-partitici - alla tanta cultura e creatività che, in Calabria, rischia di “non diventare processo virtuoso”.

Anime Nere è giustamente da considerare come esempio per sottolineare gli errori compiuti dalla Regione Calabria dal momento in cui non ha sostenuto la sua produzione e non sostiene ancora la sua diffusione nelle scuole come sta succedendo, per esempio,  nel Lazio, per innescare una riflessione collettiva sulla ndrangheta e sul cinema in tutta la Calabria  (che potrebbe dare anche origine ad una pubblicazione).  Anime nere continua ad essere visto come un film sulla ndrangheta che danneggia l’immagine della Calabria, mentre è soprattutto un prodotto artistico/culturale ed economico, perché è riuscito a dimostrare che in Calabria la produzione cinematografica è possibile, anche partendo da fatti di cronaca. Infatti l’immagine della Calabria può essere “perecottata” anche da iniziative che, in teoria, dovrebbero diffonderne la bellezza.

Da mio punto di vista in ogni occasione ho sottolineato  -  provocatoriamente, ma non tanto - la provvidenziale assenza della Film C. regionale, per evidenziare, vista la poca disponibilità ad affrontare cinematograficamente la ndrangheta, che il regista e gli sceneggiatori non avrebbero avuto la stessa libertà creativa che li ha portati al successo mondiale.

Ma, al di là di tutto,  Anime nere  rappresenta, di sicuro,  un punto fermo per la produzione cinematografica calabrese da cui ri/partire senza voltarsi più indietro.

E se il libro di Criaco ha fornito il soggetto, la forma cinematografica ha avuto origine da un film americano (“The Funeral”(Tre fratelli) del 1996 di Abel Ferrara) ambientato nella mala degli anni 30 a NY, una città che stava uscendo dal buio degli anni ‘70-‘80  con la “tolleranza zero” del Sindaco R. Giuliani. Eppure, soprattutto negli ‘70, sono stati girati film indimenticabili, come per esempio IL Padrino e Taxi Driver, se vogliamo rimanere nell’ambito della tematica mafiosa e dell’atmosfera inquietante  rappresentata dai due film. Ma non abbiamo notizie di lamentele per “l’immagine” di N.Y., tutt’altro! La preoccupazione degli Stati americani è sempre stata  ed è, infatti,  quella di offrire alle produzioni il maggior numero di vantaggi fiscali possibili,  perché ogni film realizzato significa occupazione, valorizzazione del territorio e milioni di dollari spesi.

Umberto Eco ha dichiarato tempo fa- cito a memoria- chel’Arte libera non ha lo scopo di dare risposte, ma di porre domande, perché le risposte toccano a  noi.

Ma il cinema, in Calabria, ancora fa “paura”, particolarmente alla generazione dei politici e dei cittadini che ricordano e citano sempre i film  che  hanno rappresentato i calabresi secondo alcuni stereotipi (in realtà, dagli anni ’80, è  diventata una tendenza comunicativa più giornalistica e televisiva),  ma tutto il cinema italiano è pieno di stereotipi regionali, soprattutto la Commedia all’italiana. Ma siamo noi stessi ad essere diventati degli stereotipi del lamento nel momento in cui abbiamo preferito la polemica con i massmedia senza, nello stesso tempo, intraprendere un percorso virtuoso per dimostrare, in quegli stessi anni, le nostre potenzialità creative, “presupposti strategici dello sviluppo, delle strategie di ripresa e della spinta indispensabile per la modernizzazione della Calabria”.

Al contrario, in questi ultimi anni, favorite  anche   dalla diffusione di massa delle nuove tecnologie,  la cultura e la creatività  in  Calabria sono in grande fermento. Si respira l’aria culturale delle migliori occasioni  grazie ad una nuova generazione di uomini e donne che, in tutti campi, annovera  successi anche al di fuori dei confini regionali. Questi fermenti, però, potrebbero dissolversi nel giro di qualche anno in assenza dei presupposti legislativi necessari a puntellare le basi che, faticosamente, gli operatori culturali e gli artisti calabresi hanno realizzato con le proprie forze.

La Regione Calabria però –maggioranza e opposizione- non sembra molto interessata a seguire, a incoraggiare e a promuovere (come ha fatto la Regione Puglia, per esempio), queste nuove tendenze creative, correndo il rischio di sostenere  in/consapevolmente la triste affermazione che “con la cultura non si mangia”.



Mi permetto di lanciare un appello al Consiglieri  regionali tutti,  ricordando loro  che  Cittadini che li hanno eletti manifestano oramai  esigenze  espressive     più dinamiche e plurali, per i  quali occorre che la    Regione Calabria ri/sintonizzi il suo spazio-tempo politico-amministrativo   per promuovere iniziative aperte mirate al sostegno dei bisogni degli operatori culturali e degli artisti calabresi. Nello stesso tempo mi rivolgo alle forze intellettuali affinché tornino ad incidere   sulle scelte della Regione   chiedendo (pretendendo)  risposte concrete, anche per evitare  il rischio  di chiudersi nel guscio della marginalità e della logica minoritaria “compiaciuta”.



E’ assolutamente necessario, infatti, assicurare alla Calabria una pluralità di voci adeguata a realizzare percorsi artistici che ci consentano di diventare protagonisti e dare un contributo alla  Cultura  come “soggetti” e non più  come “oggetti”.

E’ necessario farlo per dire e rappresentare le problematiche che la politica, per vari motivi, per convenienza e/o negligenza e/o ignoranza non dice, spesso e volentieri con l’intento di controllare e riportare  il sostegno alle  manifestazioni artistiche  nell’alveo del consenso politico.   

La società civile, pertanto, deve trovare le motivazioni per evidenziare e denunciare – quando è necessario- l’inadeguatezza della politica a cogliere le sollecitazioni e le spinte che vengono dal basso. Naturalmente sulla base della convinzione che “nessuno è perfetto”.           

Giovanni Scarfò - Direttore Cineteca della Calabria