IL CINEMA E LA CALABRIA. Gregory La Cava, due nomination all'Oscar

IL CINEMA E LA CALABRIA. Gregory La Cava, due nomination all'Oscar
grela  L’Oscar ricevuto da Mauro Fiore, come direttore della fotografia del film AVATAR (2009) di James Cameron, non è  stato l’unico assegnato ad artisti del cinema americano di origine calabrese; ricordiamo infatti  l’Oscar di Tony Gaudio nel 1937 (direzione della fotografia di AVORIO NERO-Antony Adverse) e i tre Oscar di Harry Warren per la musica ( ’35-’43-’45), autore, tra l’altro, delle famosissime That’s Amore e Chattanooga Cho Cho; ma anche le sei nomination di Nicholas Musuraca (direzione della fotografia) e le due di Gregory La Cava (regia) i quali, una statuetta, almeno, l’avrebbero meritata. 

Gregory La Cava,  nasce  a Towanda – Penylvania - nel 1892 e muore nel 1952  a Malibù, con  una  stella  nella Walk of Fame.

Ma andiamo per ordine. Abbandonato dal padre Pascal (fabbricante di scarpe, suonatore di violino), preso dalla “febbre dell’oro” in Alaska, Gregory prova varie strade per guadagnarsi da vivere, tra le quali il pugilato, ma si frattura la mano dopo pochi giorni. Prova allora con il disegno, dote naturale, iscrivendosi al Chicago Art Institute, ma il destino  “irregolare” è sempre in agguato: la fuga  del fratello maggiore  lo costringe ad  abbandonare la scuola per mantenere la famiglia: approda alla corte del magnate  William Randolph Hearst disegnando fumetti. 

A 32 anni si trasferisce a Los Angeles e inizia a girare commedie che verranno denominate   screwball comedy, ovvero  “commedia svitata”, definizione presa a prestito dalla  palla  “girata a vite” - ad effetto - del baseball, quindi commedia “irregolare”, “imprevedibile”,  molto in voga negli anni ’30, di cui La  Cava è stato uno dei rappresentanti più “anomali”, non solo per le tematiche ma anche per il metodo di lavoro .

Commedie “fuori norma”  in quanto  ricchi e poveri, capitalisti e rivoluzionari, perdenti e vincitori, camerieri e maggiordomi interagiscono tutti insieme alla prese con le tensioni sociali,  povertà e  cinismo, svolti con il registro della commedia e del dramma o, qualche volta, alternandoli, come in Palcoscenico(Stage Door, 1937).

Nei film di La Cava l’ambivalenza dei punti di vista rende complessa l’individuazione del suo punto di vista. Comunque riesce sempre a fare i suoi film, nonostante Hollywood considerasse   eccentrico il suo modo  di lavorare.

Ancora più preoccupante  è il suo alcolismo,  ma  l’alcol gli fornisce, come regista, anche una  “visione del mondo”.  Infatti l’ubriachezza gioca un ruolo importante  nella vita della maggior parte dei protagonisti di  La Cava  ed è spesso utilizzato dal regista  come espediente filmico.

Ma, più dell’alcool, sono i personaggi femminili a  imprimere l’”effetto” alle commedie di La Cava: mogli in crisi, ereditiere viziate, innamorate deluse, segretarie solerti, ragazze indurite da una vita scarna: il regista le considera tutte degne di attenzione e di analisi, dimostrando verso di loro un’evidente predilezione artistica, molto più che per gli  uomini.

La Cava, come George Cukor, è un “women’s director”, una predilezione che gli pregiudica la simpatia  dei “Cahiers du cinema”, più propensi ai film “men’s director” come il noir, il western e i film d’azione alla Hawks-Ford-Walsh.

Nel mondo alcolico–femminile di La Cava, l’unico  grande personaggio maschile è quello interpretato da William Powell in My Man Godfrey (L’impareggiabile Godfrey, 1935 ), il film che gli dà  il successo mondiale:  un  “nuovo povero” (Godfrey, un ricco caduto in disgrazia) trova lavoro come maggiordomo presso  un  “nuovo ricco” (il miliardario Bullock), la cui casa è  una gabbia di matti.  Godfrey  svolge la funzione di “terapeuta” , riconoscendo nei Bullock il proprio passato.

Nel mondo di La Cava  economia e follia  sono strettamene legati: pazzia per diventare ricchi o per avere  successo e pazzia per rinunciare alla ricchezza. Sotto questo aspetto  il film che meglio incarna la “visione del mondo” del regista può essere considerato The half  naked truth (La verità seminuda, ’32).

Con due nomination  all’Oscar La Cava si ritira nel 1947, licenziato dall’attrice Mary Pickford perché gira con una sceneggiatura scritta giorno per giorno. Lo può fare per contratto,  ma che la Pickford non approva.

Perso lo scontro legale con l’attrice-produttrice, il critico Ezra Goodman raccontava di averlo  visto sulla spiaggia di Santa Monica mentre, ubriaco, sparava ai gabbiani.