Torna la Rivolta di Reggio. Ma è solo il suo racconto popolare

Torna la Rivolta di Reggio. Ma è solo il suo racconto popolare
moti Avevo 5 anni. Ma mi ricordo benissimo l'odore a dir poco pungente dei lacrimogeni. Correva l'anno 1970 e Reggio Calabria viveva uno dei momenti più critici e significativi della sua storia. I reggini la raccontano con orgoglio e rabbia. "I Moti di Reggio", così vengono ricordati quei giorni. Chi ha partecipato alla battaglia ricorda il guerriero che era, il sapore dell'adrenalina e la delusione dell'ennesima promessa (?) disattesa.

Antonio Calabrò, domenica sera alle 18.30, al Cineteatro Metropolitano, in Via Caprera, presentato dal dopolavoro ferroviario e sotto la regia di Pasquale Punturieri, ha raccontato questa storia. L'ha raccontata attraverso gli occhi incantati di un bambino, ma è stata tutt'altro che una fiaba.

Sul palco erano  con lui il prof. Giuseppe Cantarella, Daniela Mazzeo e Irene Polimeni, che hanno integrato il racconto.

Il teatro era pieno. Tra il pubblico, molti ragazzi di allora, quelli che hanno lanciato le pietre, quelli che ci hanno creduto.

Abbiamo ascoltato un'ora e mezza di ricordi, intervallati dagli interventi del prof. Cantarella, che ci ha raccontato  delle implicazioni politiche, degli intrallazzi mafiosi, delle manipolazioni del potere, dei tentativi di mediazione e di quelli di colpi di stato.

Abbiamo ascoltato gli spazi di lettura di Irene Polimeni, che ci ha parlato attraverso i libri e gli articoli di Santo Strati, Franco Bruno, Luigi Malafarina, Lucio Villari, Pasquino Crupi, Oriana Fallaci, i viaggi temporali di Daniela Mazzeo che ci ha portati in giro per il mondo anni '70, attraverso i fenomeni storici, musicali, letterari, folkloristici e di costume di quell'anno.

Era il 17 settembre 1970, il giorno che Calabrò ricorda e che è centrale nel suo racconto. La storia di quattro ragazzi che scappano da casa e nel cuore della notte preparano molotov, costruiscono barricate, scoccano frecce infuocate, infiammati dall'ardore della battaglia e vibranti di paura ma.. boia chi molla. La storia delle loro nonne che se ne fregano della battaglia,  se ne fregano dei nemici e tuttavia li combattono a suon di tappine. La storia di un cuore di bimbo di cinque anni, come me, che immagina che i giusti vincano sempre.

In questo racconto, però, non ci sono giusti o sbagliati, non ci sono condanne, né assoluzioni, solo vividi ricordi di fatti eccezionali accaduti, dentro i quali, per un attimo, abbiamo sognato soluzioni immaginandole più giuste per la nostra città e senza sapere che alla fine Lei, la Città, sarebbe rimasta sconfitta e con piaghe (forse) non ancora rimarginate.

Il racconto si conclude con un grosso applauso, qualcuno si è commosso, qualcuno si è arrabbiato di nuovo ricordando, qualcuno, più giovane, ha trovato forse qualche spunto di riflessione.

Uno spettacolo, in fondo, serve a questo, ad emozionarsi, a riflettere, qualche volta a divertirsi, talvolta ad arrabbiarsi. Importante è che richiami i sentimenti. E il calore dell'applauso ne è testimone.

Vi aspettiamo alla prossima.