Marcello Barillà è un cantautore calabrese affacciatosi sulla scena da un paio d’anni. Il suo solco è quello della canzone d’autore italiana più classica, così come l’abbiamo conosciuta sin dagli anni dei cosiddetti “capiscuola”, cresciuti tra Genova, Roma, Bologna. Ricercatezza nei testi e musiche come abiti cuciti su misura per salvaguardare il senso delle parole e favorirne l’ascolto attento, sono dunque la cifra scelta da Barillà e dai giovani musicisti che lo accompagnano e che hanno curato gli arrangiamenti: Christian Buffa (contrabbasso), Antonio Pintimalli (batteria), Massimiliano Rogato (chitarre), Chiara Troiano (tastiere).
È l’essere umano nella sua irripetibile individualità, il protagonista delle storie che il Bquìntet offre al pubblico, anche quando esse toccano temi di ordine più generale. “Non c’è dinamica sociale, non c’è fenomeno collettivo, che non parta dall’individuo – spiega Barillà. È in lui che maturano rivolta o stagnazione, sentimenti e idee che poi possono o, meglio, debbono incrociare quelle degli altri ma è comunque dentro la coscienza di ciascuno che tutto matura. La canzone d’autore resta per me un veicolo formidabile per tornare a pensare e incontrarsi, anche se su un piano oggi molto differente rispetto venti, trenta o quarant’anni fa. Molte cose sono cambiate, forse in peggio ma di sicuro è rimasta intatta la necessità di pensare anche sentendo, possibilmente, buona musica”.