Avv. Catanzariti su inaugurazione dell'anno Giudiziario Corte di Appello di Reggio Calabria

Avv. Catanzariti su inaugurazione dell'anno Giudiziario Corte di Appello di Reggio Calabria
Riceviamo e pubblichiamo:
 

Come Riformista e come Radicale presto la mia voce all'inziativa del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e dei Radicali Italiani di essere presenti, chiedendo di intervenire, nel maggior numero possibile di Corti di Appello in questa occasione, portando lo stesso messaggio, con spirito di dialogo e di confronto con le istituzioni che hanno la responsabilità di occuparsi della giustizia.
Ce lo impone lo straordinario, oramai perenne, stato emergenziale di quella che, per l'Europa, è la più grande fabbrica di violazione dei diritti umani fondamentali oggi esistente in Italia: la giustizia.
I numeri impressionanti, richiamati in Parlamento dal Ministro Cancellieri, sui processi arretrati, civili e penali che si concludono ben oltre la durata ragionevole fissata dall’art. 6 della CEDU, fotografano decine di milioni di cittadini ai quali non si rende il servizio giustizia, se è vero che una giustizia ritardata è una vera e propria giustizia negata.
Allo stesso modo, com’è noto a tutti, almeno dopo la sentenza “pilota” Torreggiani, ottenuta anche grazie al lavoro del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei, con cui la CEDU ha stigmatizzato le condizioni delle nostre carceri, che violano l'art. 6 della Convenzione europea ovvero la proibizione di trattamenti inumani e degradanti, occorre interrompere la vera e propria flagranza in corso, ancora oggi, e che vede oltre 62mila persone private del diritto umano fondamentale della dignità della persona, 62 mila uomini ombra; disagio vissuto anche da chi opera nell'amministrazione penitenziaria.
Non è un problema economico, anche se lo diverrà, in maniera pesante, da maggio in poi, finita la moratoria concessa dall'Europa. Nè di bilanci o risarcimenti. E' un problema di diritto e di legalità, di civile convivenza, che voi, anche voi, proprio e soprattutto voi, avete il dovere di far rispettare.
Senza Diritto e senza Legalità è quello Stato in cui è consentito, ogni giorno, di calpestare la dignità umana. Non ci può essere redenzione in condizioni inumane di detenzione
Ce lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica, nel corso del suo secondo mandato, con lo strumento costituzionale del messaggio alle Camere, evocando, se non invocando, come auspicato dalla sentenza 279 del 2013 della Corte Costituzionale, gli unici strumenti eccezionali, e non più differibili, in grado di determinare un immediato rientro nella legalità, l’amnistia e l’indulto, quali pre-condizioni per una non più rinviabile profonda riforma del sistema giustizia.
Ma se ci sono le responsabilità della politica o di una informazione che, cavalcando il feticcio della sicurezza e senza dibattito pubblico sul tema, impedisce ai cittadini di conoscere e di sapere che è questo sistema anzitutto a produrre insicurezza, ci sono anche, ed è questo il luogo dove ribadirlo, le responsabilità della giurisdizione.
Non ci riferiamo solo all’uso eccessivo della custodia cautelare in carcere, ma anche e soprattutto, al fatto che ogni giorno si continuano ad eseguire pene tecnicamente illegali secondo l'Europa, pene altre e diverse rispetto ad un'accettabile e civile reclusione.
Rispetto, appunto, a quel modello disegnato dall'art. 3 della CEDU, dall’art. 27 della Costituzione, dal Codice penale, dall’ordinamento penitenziario.
Quando oggi viene emesso un ordine di esecuzione della pena v’è quantomeno l’elevata probabilità, con la conseguente accettazione del rischio, se non la sicura certezza, che quella pena sarà eseguita in condizioni inumane e degradanti. Sarà altro dalla pena della reclusione, in nome di una ragion di Stato che diventa la ragione di uno Stato senza diritto e senza legalità.
Eppure, come già sancito in una storica sentenza del 9 marzo 2011 dalla Corte Costituzionale tedesca, la potestà punitiva dello Stato si deve arrestare allorquando v’è la consapevolezza che essa diventi strutturalmente violazione della dignità dell’essere umano. Ce lo impongono norme giuridiche inderogabili ed incomprimibili e che tutelano il diritto di ogni essere umano ad essere trattato tale. Un dovere rilevante anche ai sensi dell’art. 51 c.p. che impedirebbe di perseguire l’omessa emissione di un ordine di esecuzione di una pena detentiva.
Ecco perché, oggi, invochiamo, come ieri abbiamo fatto all’ONU ottenendo la moratoria sulla pena di morte, in attesa della indifferibile assunzione di responsabilità legsilativa, una moratoria di fatto nell’esecuzione di pene che sappiamo saranno eseguite mediante trattamenti inumani e degradanti.
In nome del diritto e della legge, quella legge che deve essere uguale per tutti, con l’auspicio che questo sia l’anno in cui il diritto e la legalità tornino a vivere nel nostro Paese.


Avv. Gianpaolo Catanzariti