Riceviamo e pubblichiamo:
La rassegna Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena si prepara a chiudere il cerchio e a calare il sipario sulla sua prima edizione ritornando, in qualche misura, alle origini. Dopo il grande successo di pubblico (oltre 400 spettatori in tre repliche tra Messina e Siracusa) di “ProTesto”, il primo atto unico della rassegna, domenica 30 marzo debutterà sul palco del Teatro Savio “Matrioska”, un'altra opera scritta e diretta dal direttore artistico Auretta Sterrantino e prodotta da Qaproduzioni. E questa volta, a grande richiesta, con un doppio appuntamento: una prima assoluta pomeridiana (ore 18.00) e una replica serale (ore 21.00).
Ritmato come un cuore che pulsa anche contro la nostra volontà, lo spettacolo, scritto e diretto da Auretta Sterrantino (assistente alla regia Martina Morabito, musiche originali di Filippo La Marca) nasce da una scrittura originale che mischia una forma dialogica serrata e incalzante con pause liriche di completa sospensione, in cui si colgono suggestioni derivanti dalla letteratura classica e contemporanea. Questo alternarsi fra dilatazione e contrazione, sintetizzato dall’incontro/scontro fra movimento, musica e parola, conferisce alla pièce un respiro peculiare, amplificandone i piani spaziali ed emotivi e moltiplicando sfumature e possibilità percettive.
In scena quattro personaggi, due uomini e due donne (interpretati da Alessio Bonaffini, Loredana Bruno, Oreste De Pasquale, Giada Vadalà), quattro verità e una sola storia, in una spirale vorticosa, una ricerca spossante, un confronto spietato che si consuma lentamente.
Assorbiti nella scena curata da Valeria Mendolia (opere pittoriche Nino Bruneo, aiuto scenografo Felice De Pasquale) che rappresenta la proiezione della mente, al confine tra realtà e psicosi, i quattro continuano a muoversi ossessivamente in tondo, ruotano incastrati in un complesso meccanismo di ingranaggi, un sistema di “doppi” all’interno del quale ogni componente trova la propria motivazione nell’inseguimento dell’altro, fino alla paralisi completa che si origina dalla scoperta dell'inutilità di ogni tentativo di comunicazione, di affermazione.
I costumi, monocromatici ed essenziali, sottolineano come sulla scena a muoversi sia come un coro, un coro di voci dissonanti che si nutre di contrasti e si alimenta di reazioni. Un coro di corpi che lottano contro una verità che si contorce dentro le viscere. Impossibile da zittire, troppo dolorosa però da sopportare. Quando tutto sembra farsi reale, concreto, effettivo, allora diventa troppo. E si ricomincia da capo.
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