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RC. Soppressione Tar, Liberi di Ricominciare scrive a Renzi

RC. Soppressione Tar, Liberi di Ricominciare scrive a Renzi
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La soppressione della sezione staccata del TAR di Reggio Calabria costituisce un vulnus di non poco conto per la città di Reggio Calabria che si appresta a diventare Città Metropolitana.
È impensabile che mentre si va ad istituire una nuova governance del territorio della provincia di Reggio Calabria – destinata ad entrare nella rete delle città metropolitane d’Europa – la nostra realtà venga spogliata di una istituzione come il Tribunale Amministrativo Regionale, realizzato ben 40anni fa per “risarcire” la città, anche in quel caso, di una espoliazione che era stato il capoluogo di Reggio Calabria.
Paolo Ferrara: “La futura città metropolitana necessita di essere riempita di contenuti e non sottratta di servizi essenziali!”.
Eliminare il TAR significa eliminare un presidio culturale in una città che ha forte bisogno di un’offerta culturale e di presidi culturali per combattere non soltanto la criminalità organizzata – questa piovra che attanaglia lo sviluppo e la crescita della nostra comunità – ma anche per tutelare Reggio, una città fortemente degradata con un tessuto sociale e commerciale che ha davvero bisogno di essere sostenuto.
La soppressione del TAR induce i potenziali fruitori come gli imprenditori, i professionisti, il cittadino in genere che vuole rivendicare una domanda di giustizia sul piano amministrativo è costretto – dopo questo scellerato provvedimento del governo sulla riforma della pubblica amministrazione – a dover affrontare costi notevoli oltre a dilatare i tempi necessari, semplicemente per avere una risposta in termini di giustizia.
Se quindi il TAR è una istituzione che da risposte di giustizia in una realtà come Reggio Calabria che ha bisogno di forti messaggi di legalità, “eliminare un presidio che garantisce giustizia è un vile gesto che sopprime la democrazia”.
Come è ben noto, il TAR di Reggio Calabria è una delle istituzioni più efficienti d’Italia quanto a tempistica e, addirittura, fa testo sul piano della giurisprudenza amministrativa ed è tra i primi in Italia per produzione e qualità di produzione.
Negare questa domanda di giustizia ad un reggino significa praticamente alimentare invece possibili spinte inconsuete, come indurlo a ricercare sponde diverse in una realtà come Reggio Calabria, tutto ciò potrebbe diventare davvero spiacevole.
Le presunte motivazioni di soppressione per esigenze economiche non porterebbe alcuna utilità alle finanze pubbliche, come invece previsto dal testo legislativo.
Non è vero infatti che sopprimendo la Sezione del TAR di Reggio Calabria si produce un risparmio di spesa nella macchina della giustizia amministrativa nazionale in quanto né i magistrati né il personale possono essere licenziati, ma semplicemente trasferiti.
Non si può nemmeno dire che il TAR di Reggio Calabria comporta delle spese logistiche perché nella nostra città è ospitato nello storico Palazzo di Piazza del Popolo che è demaniale quindi non vi è alcun costo di locazione, mentre l’eventuale trasferimento da Reggio Calabria a Catanzaro comporterebbe il vertiginoso incremento delle spese necessarie per locare ulteriori immobili su Catanzaro. Tale scelta quindi implicherebbe addirittura la consistente lievitazione delle spese.
È un provvedimento che nasce per produrre risparmio economico nella spesa pubblica e invece di fatto l’aggrava ulteriormente.
Tutte queste motivazioni aggiunte al fatto che l’istituzione del TAR a Reggio Calabria nasce circa mezzo secolo fa e viene immaginato come un presidio di giustizia amministrativa nella città dello stretto che, spogliata dalla rivendicazione di essere città capoluogo della regione, gli viene riconosciuto persino il diritto di ospitare il Consiglio Regionale della Calabria.
Paolo Ferrara: “Pare ben strano che possa essere distaccato dalla sede del Consiglio Regionale calabrese una istituzione di giustizia amministrativa, quindi anche quest’altro elemento che indicava Reggio come sede non appropriata è scemata.
Sarebbe probabilmente più giusto trasferire il TAR di Catanzaro a Reggio Calabria e non trasferire quello di Reggio a Catanzaro.
Non si comprende in alcun modo le possibili ragioni di uno spostamento dispendioso contenuto in un provvedimento di governo che ha alla base il risparmio della pubblica amministrazione.
Se addirittura si chiedesse l’applicazione inversa del procedimento, ossia il trasferimento del TAR di Catanzaro a Reggio Calabria, tale scelta garantirebbe il maggiore risparmio alla pubblica amministrazione in quanto di certo si azzererebbero gli esosi costi dei canoni di locazione.
Ancor più sorprende è l’assordante silenzio e la scarsa reazione di una cittadinanza rispetto ad una sottrazione di un presidio culturale e di giustizia come il TAR. Ciò che davvero stupisce è che non c’è più una capacità reattiva della popolazione rispetto a queste espoliazioni non più sporadiche, ma semplicemente è l’ultima azione maturata, con lo stesso provvedimento normativo, della soppressione della sede decentrata della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, oggi Scuola Nazionale dell’Amministrazione e del recentissimo tentativo di spostare la sede nazionale dei beni confiscati su Roma.
Durante l’ultima visita a Reggio Calabria del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, si era annunciata l’istituzione di una task force su Roma con l’obiettivo di attenzionare le problematiche calabresi e reggine in particolare per dare immediate e adeguate risposte ai problemi della nostra città.
Dinanzi all’operatività di questa “task force” o ulteriore spreco di governo, non si è ancora in grado di capire se questo strumento serve ad incrementare le aspettative e/o le domande di cui la nostra città necessita oppure spogliare Reggio Calabria di presidi culturali come il nostro TAR.
Queste costanti azioni di governo stanno quotidianamente impoverendo il sempre più infelice territorio reggino con l’espoliazione di istituzioni indispensabili alle nostre realtà e di certo fondamentali a migliorare la qualità della vita e della stessa azione amministrativa”.
Il Presidente
Paolo Ferrara