Direttore: Aldo Varano    

RC. Tabularasa, la cultura locomotiva per il cambiamento

RC. Tabularasa, la cultura locomotiva per il cambiamento
ReP
 

Arte, bellezza ed editoria sono stati i temi analizzati dagli ospiti del quindicesimo appuntamento della manifestazione firmata Urba/Strill. “E’ necessario ricostruire – ha affermato il professore Stefano Zecchi – una cultura estetica”

La cultura può rappresentare modello di sviluppo? E l’arte e la bellezza in senso lato, possono innescare un cambiamento nella società contemporanea? Sull’onda di questi due quesiti si è svolto ieri sera il quindicesimo appuntamento di Tabularasa. La kermesse, organizzata da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, ha affrontato il vasto argomento con l’editore Florindo Rubbettino, il professore di estetica Stefano Zecchi e il presidente dell’Ente parco nazionale dell’ Aspromonte Giuseppe Bombino. Quest’ultimo organismo ha collaborazione fattivamente alla realizzazione della serata.
“Se – ha esordito Zecchi - la cultura non viene inserita in regime di opportunità, non è utile. Solo la cultura permette all’essere umano di ragionare autonomamente”. “Uno – ha proseguito Rubbettino - dei grandi equivoci moderni è pensare che con la cultura non si possa fare economia, non si possa creare sviluppo. In Italia la cultura è un giacimento ricchissimo male sfruttato. Le filiere creative sono quelle che più di tutte possono dare alti margini alti di crescita”. “E’ – ha aggiunto Bombino - impossibile non coniugare la dimensione della cultura con la dimensione del bello. La cultura perfeziona l’uomo. Noi dobbiamo tutelare la bellezza della cultura. La politica dovrebbe essere più presente all’interno del settore culturale e dovrebbe lavorare di più e meglio per valorizzarlo”.
Il professore Zecchi, dell’ Università degli studi di Milano, ha poi parlato della perdita della comprensione estetica e della salvaguardia di due istituzioni fondamentali per cambiare rotta: “La bellezza generalmente viene distrutta dall’ uomo. Per esempio le bruttezze architettoniche moderne di cui il nostro Paese è pieno, sono il frutto di una concomitanza di colpe, dell’amministrazione che ha assegnato i lavori e dell’architetto che l’ha costruito. Noi abbiamo una forte diseducazione alla comprensione estetica. Non siamo abituati ad analizzare il bello, la categoria del bello oggi è stata sostituita, erroneamente, con il concetto di nuovo. La famiglia e la scuola sono gli unici luoghi dove si costruisce cultura. La politica deve supportare, non solo economicamente, queste due realtà. Dando nuova forza e nuovo vigore a questi due nuclei, riusciremo a far crescere la cultura e con essa la società stessa”.
L’editore di Soveria Mannelli ha poi portato la discussione sull’aspetto pratico di fare cultura in senso strettamente produttivo. “Esistono – ha dichiarato Rubbettino – i libri di semina e i libri di raccolta. I primi sono quelli che al di là del possibile successo di vendita devono essere pubblicati per il loro alto contenuto. I secondi, che presentano un mercato ben consolidato, sono essenziali per mantenere viva la filiera. Noi editori non firmiamo una produzione seriale; il nostro lavoro è sempre diverso poiché ogni testo è un nuovo progetto che ha in sé una storia in divenire”.
Il presidente dell’ Ente parco nonché docente dell’ Università Mediterranea di Reggio Calabria ha puntato i riflettori sul recupero della memoria. “Attraverso il restauro della nostra memoria attiviamo un’opera di riconciliazione con il nostro territorio. L’Aspromonte, nello specifico, è un insieme di drammi, per gli accadimenti avvenuti in qui luoghi, e di bellezza intrinseca. Riconciliarci con la nostra montagna, e più in generale con la natura, ci permette di perfezionarci. Anche la cultura estetica passa attraverso la descrizione dei nostri splendidi territori. Non dobbiamo mai nascondere la storia negativa dei luoghi ma neanche schiacciare la loro maestosa bellezza”.
Proprio la bellezza dei luoghi dell’ Aspromonte è racchiusa in un volume consegnato da Giuseppe Bombino al professore Zecchi il quale ringraziandolo e sottolineando l’importanza del libro cartaceo in contrapposizione con i moderni testi virtuali ha affermato: “L’arte ti insegna a capire cos’è la bellezza e ti aiuta a capire cosa c’è di positivo nel mondo. Oggi – ha concluso Zecchi - si dà valore alla quantità piuttosto che alla qualità, e questo è un grande pericolo non solo per l’arte ma per l’intero motore della società”.
L’appuntamento di ieri, iniziato a Catona con Maria Strianese per la sezione Tabularasa Kids, si è concluso con la performance di Giovanni Block.
Il cantautore, flautista e compositore napoletano è stato il protagonista di Tabularasa Alone.
Da non perdere l’incontro di questa sera (ore 21.00) in cui oltre alle tematiche riguardanti gli intrighi politici internazionali si ricorderà la grande figura del compianto, nostro concittadino, Nicola Calipari.