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Depurazione e aggressione alle coste, continuano le emergenze di Crotone

Depurazione e aggressione alle coste, continuano le emergenze di Crotone
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Goletta Verde torna a Crotone per rilanciare l’attenzione sulla depurazione, dopo che lo scorso anno consegnò la bandiera nera alla “Società Acque Krotonesi S.p.A.”, società pubblica partecipata esclusivamente dai Comuni e dalla Provincia di Crotone cui è affidato il ciclo delle acque, compresa la gestione delle reti fognarie e la conduzione degli impianti di depurazione. Un cattivo funzionamento del sistema di depurazione in provincia dimostrato, tra l’altro, dalle analisi che il laboratorio mobile dell’imbarcazione ha effettuato quest’anno alla foce del fiume Esaro (che raccoglie, tra l’altro, anche le acque del Papaniciaro nel quale scarica il depuratore di Crotone), risultato fortemente inquinato. Un chiaro monito contro una mala gestione che rischia arrecare danni incalcolabili all’ambiente, alla salute dei cittadini, nonché al turismo e allo sviluppo economico del territorio. Da Goletta Verde arriva anche l’appello a mantenere alta l’attenzione contro l’aggressione delle coste, altra grave emergenza della Regione Calabria. Vorremo meglio approfondire il piano di bacino stralcio per l’erosione costiera, presentato ieri in conferenza stampa e che sarà adottato subito dopo la pubblicazione sul Burc, il quale individua le aree a pericolosità per valutare nel merito come si affronta la gestione dell’erosione costiera che prevede un investimento di 400 milioni di euro ed altro strumento approvato il “Master Plan”.

A gennaio inizierà il processo che vede imputati i vertici di Soakro. Le indagini hanno preso avvio dal sequestro del depuratore di Crotone, avvenuto nel maggio del 2012, e si sono allargate alla gestione dei depuratori dell’intera provincia. Nel marzo del 2013 Legambiente ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Crotone, chiedendo nuovi controlli sul funzionamento del depuratore dopo una segnalazione anonima corredata da foto che mostravano lo sversamento diretto dei liquami nel torrente Papaniciaro. Anche per questo nell’estate 2013 Goletta Verde assegnò la Bandiera nera a Soakro.

“Al di là dell’esito del processo, quello che appare evidente e non più tollerabile è il disinteresse totale verso la reale soluzione dei problemi, dichiara Francesca Travierso, presidente del circolo Ibis di Crotone. Quello di Crotone è solo uno dei punti critici del sistema di trattamento delle acque reflue, per cui chiediamo che le istituzioni locali e regionali vigilino sull’operato delle società cui è affidata la gestione della depurazione nel Crotonese e nel resto della Calabria. Purtroppo, si continua a non affrontare il problema, con rischi molto seri per l’economia del territorio e soprattutto per la salute pubblica”.

Altra emergenza che Goletta Verde chiede di affrontare al più presto è quella legata all’aggressione alle coste. Ne sono un esempio i numerosi sequestri avvenuti negli ultimi tempi.

“Per cambiare davvero volto a questa terra occorre rimediare agli errori del passato. Il consumo di suolo in Calabria ha superato da tempo ormai i livelli di guardia soprattutto a causa dell’abusivismo che rappresenta una delle piaghe più evidenti di questi ultimi decenni di illegalità diffusa, – dichiara Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria. Un fenomeno che mette a repentaglio la tenuta ambientale della Calabria e in particolare delle coste. Per fermare queste speculazioni che privatizzano un bene, il paesaggio, che è di tutti, occorre ripristinare legalità e luoghi attraverso le demolizioni, unico efficace deterrente al nuovo abusivismo. I paesaggi e le spiagge liberati dal cemento selvaggio devono diventare sinonimo di un turismo di qualità, basato sulla salvaguardia e sulla valorizzazione dell’ambiente, sulla “grande bellezza” che ancora resiste anche in questa regione, perché è questa l’unica chiave culturale, sociale ed economica per immaginare uno sviluppo diverso e andare oltre la crisi”.

Gli ultimi sequestri effettuati dalla magistratura nel Crotonese riguardano i lavori di realizzazione di due strutture turistiche in costruzione sul litorale del promontorio di Capocolonna, nel comune di Crotone; di un’area costiera deturpata dagli sbancamenti in località Valle Perrotta, a Isola Capo Rizzuto. Analogo il sequestro a punta Scifo, sempre a Capocolonna. Sigilli posti dalla magistratura a seguito delle denunce di associazioni e comitati.

“A questi interventi – afferma Travierso – si aggiungono i provvedimenti e le sanzioni comminate per violazioni varie sulla fascia costiera di Strongoli, Crotone e Cutro nel corso di controlli effettuati sul demanio da Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza. Grande attenzione va posta, infine, ai Piani Strutturali Comunali in corso di redazione e approvazione nei comuni costieri: non c’è bisogno di nuove costruzioni, specie sul litorale, ma di regolamentare quelle esistenti e magari procedere finalmente all’abbattimento di strutture abusive”.