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ME. Feltrinelli Point: venerdì 8 l'incontro con la poesia di Margherita Rimi

ME. Feltrinelli Point: venerdì 8 l'incontro con la poesia di Margherita Rimi
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Messina – “Bambini, i protagonisti della raccolta di poesie ‘Era farsi’ della siciliana Margherita Rimi, neuropsichiatra infantile, impegnata con passione tanto nella tutela dell’infanzia e nella cura dei bambini variamente offesi quanto in un lungo lavoro sulla poesia, perseguito nel tempo con discrezione e con tenacia. In questi suoi versi degli anni 1974-2011, in un linguaggio poetico che colpisce per l’agile semplicità e la verità disarmante, le voci dei bambini presentano un timbro diverso dal solito”.
Così Daniela Marcheschi, nella prefazione a “Era farsi” (Marsilio, 2012) di Margherita Rimi, il libro al centro dell’incontro-reading che si terrà venerdì 8 agosto alle ore 19:00 al Feltrinelli Point Messina. Dialogherà con l’autrice Maria Grazia Insinga, una delle esponenti della Nuova scuola messinese di poesia che parteciperà anche con la presenza di Natalia Castaldi, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Enrico De Lea.
Margherita Rimi (Prizzi) – poetessa e neuropsichiatra infantile – svolge da anni una intensa attività nella cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori. Collabora alle iniziative culturali promosse dalla Fondazione Antonio Presti Fiumara d’Arte e a varie riviste italiane di poesia (L’Immaginazione, Poesia, Il segnale, La mosca, Quaderni di Arenaria). Fra i premi recenti ottenuti, il premio Laurentum 2012 e una segnalazione speciale “Stefano Giovanardi” Premio Brancati Zafferana 2013 per l’opera edita “Era farsi. Autoantologia 1974-2011″ (Marsilio). Tra le sue raccolte di versi, sono da segnalare: “Per non inventarmi”, prefazione di Marilena Renda (Castelvetrano-Palermo, Kepos, 2002); “La cura degli assenti”, prefazione di Maurizio Cucchi (Faloppio, LietoColle, 2007); “Era farsi. Autoantologia 1974-2011″, prefazione di Daniela Marcheschi (Venezia, Marsilio, 2012).
“Era farsi” è un libro – ha scritto Insinga su Quaderni di Arenaria – “che finisci di leggere quando finisce il silenzio che lascia. Pare proprio che Margherita Rimi conosca le regole del contrappunto: non punctus contra punctum – nota contro nota – ma silenzio contro silenzio. Il tema centrale è quello del fanciullo in un certo senso orfano o abbandonato che come Pollicino sperimenta l’incredibile avventura del divenire se stesso a volte senza che l’adulto sappia rispondere alle domande (Il cielo della neve: […] Come finisce / se non continui tu / Come finisce / se l’ultima parola non lo dice […]); un divenire che talora è chiusura o urto dissonante (In salvo: […] E – sono un libro chiuso / E – rimango chiuso / i grandi hanno grandissimo da fare […]). I passi di Pollicino punteggiati dalle briciole di pane li ritroviamo qui punteggiati dai silenzi tra le parole. Essi sono gli indizi su cui il lettore potrà ritrovare un sentiero di comprensione. Come se il linguaggio invece di denotare connotasse con la stessa forza non dei suoni bensì delle pause musicali. Alla sensibilità, all’inconscio di chi legge è affidato poi il compito di decodificare il significato corretto, o uno dei significati, riportando la parola – e il suo silenzio naturalmente polisemico – all’ufficio del denotare e del detonare. Il linguaggio non è un voler dire ma un voler ascoltare, anzi una richiesta disperata di ascolto rivolta dal bambino all’adulto e che la poesia registra. Una registrazione deontologicamente ispirata e operata a occhi chiusi coi polpastrelli sensibili della parola: la parola che cura, ci cura, tutti”.