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Zavettieri: Strana e perniciosa convergenza di intellettuali e politici del nord contro la Calabria

Zavettieri: Strana e perniciosa convergenza di intellettuali e politici del nord contro la Calabria
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Come calabresi non avevamo certo bisogno di altre influenze negative per risalire dal baratro! È certamente il momento che la politica, regionale e nazionale, rinunci ad ogni forma di privilegio e si rimbocchi le maniche, possibilmente animata dal più sano spirito di volontariato, soprattutto stante la delicata congiuntura economica nazionale e gli atavici problemi regionali. Ciononostante non possono passare sotto silenzio, e men che meno essere accettate, le recenti prese di posizione pubbliche che rasentano il razzismo, oltre ad essere dannosissime all’immagine della Calabria, e per le quali la politica calabrese e nazionale sembrano essere colte da una forma di letargia agostana.
1- L’intellettuale Vittorio Sgarbi sostiene che i Bronzi di Riace non si possono muovere da reggio C. non per un fatto tecnico o di alto rischio per la struttura bronzea ma perché i due guerrieri sarebbero ostaggio della ‘ndrangheta!
2- Il politico-intellettuale Nando Dalla Chiesa (figlio del compianto Generale Dalla Chiesa- ucciso dalla Mafia Siciliana) ha rilasciato una dichiarazione a mio avviso gravissima, nella quale la vera gravità è rappresentata dal fatto che la sua dichiarazione non è stata resa a livello personale bensì nella qualità di Presidente del Comitato Antimafia del comune di Milano (per inciso si spera che tale presidenza sia una carica onorifica e non remunerata da rimborsi o gettoni vari), illustrando l’indagine di un comitato che in sé rappresenta un fatto collegiale ed indica l’orientamento di un’intera istituzione: come se esistesse solo ‘ndrangheta e non le altre organizzazioni criminali (siciliane – pugliesi – campane e milanesi stesse!)
3- Della Vedova, uomo che ormai da qualche legislatura siede in Parlamento senza grandi consensi , infine, ha manifestato, in una sua recente dichiarazione, una malcelata forma di razzismo nei confronti della Calabria: a suo avviso le preferenze sono il veleno della democrazia. In un parallelo tra il voto di preferenza tra la Lombardia e la Calabria, il parlamentare afferma che nella Regione guidata dall’ex ministro Roberto Maroni solo per il 12% dei voti di lista viene espresso anche il voto di preferenza al candidato, mentre invece in Calabria avviene per l’84% dei casi. Ora, tralasciando il fatto che anche le cifre risultano inesatte, emerge il tentativo di sostenere che in Calabria vige un voto clientelare ‘ndranghetistico, diversamente dalla Lombardia dove viene espresso un voto libero e non condizionato.
Della Vedova non comprende, o forse si rifiuta di farlo, che in Calabria la gente si rivolge alla politica ed alle istituzioni perché risultano l’unico potere esistente che amministra la spesa pubblica e le risorse utili al sostentamento delle famiglie, differentemente da altre regioni, soprattutto settentrionali, in cui la società, maggiormente articolata e sviluppata per ciò che concerne soprattutto infrastrutture e politiche del terzo settore, è in grado di offrire altri interlocutori che sostituiscono la politica. Penso al mondo economico pubblico-privato, a quello della comunicazione, alla rete infrastrutturale nazionale ed internazionale e a tanto, tantissimo, altro.
4- Che tali convergenti dichiarazioni contro la Calabria ed i Calabresi, esternate in così poco tempo, siano negative e spudorate lo conferma financo l’uscita pubblica di Nicola Gratteri che, pur essendo un Pubblico Ministero, tutti i giorni a contatto con inchieste che inquadrano il fenomeno della ‘Ndrangheta, sente il dovere di dissociarsi ribadendo che “la Calabria non è tutta ‘Ndrangheta”.
È evidente che la politica calabrese in questa circostanza, così come in molte altre, si è dimostrata silente: ancora una volta è emerso un profilo di subalternità e inadeguatezza rispetto ai “pari grado” del resto del Paese. Nella classe dirigente calabrese emerge, oltre che una sorta di complesso rispetto alla magistratura e le alte burocrazie dello stato, un vero e proprio timore nel prendere posizioni pubbliche su temi relativi all’amministrazione della giustizia. Si registra una pressoché totale assenza dei nostri rappresentanti nelle iniziative concrete che interagiscono su tematiche delicate come l’abuso della Custodia cautelare e la Riforma della Giustizia.
Per tali motivi, si sta riflettendo sulla necessità di una significativa uscita pubblica dei “Socialisti Uniti” sui temi della giustizia da svolgersi nella prima metà di settembre – ritenendo tale tematica ormai indifferibile.

Pierpaolo Zavettieri – Coordinatore Prov. “Socialisti Uniti”