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CS. Flavio Stasi: almeno 60 mila metri cubi di rifiuti abusivi in discarica, può esserci di tutto

CS. Flavio Stasi: almeno 60 mila metri cubi di rifiuti abusivi in discarica, può esserci di tutto
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Leggere i documenti istituzionali che trattano l'argomento rifiuti in Calabria significa avere un quadro esatto della statura della classe dirigente del nostro territorio, una statura iper-nanica. Soprattutto, purtroppo, per chi ha preso a cuore la salute delle comunità imparando a comprendere il significato di quei documenti, significa scoprire uno scandalo dopo l'altro, un continuo attentato al nostro territorio perpetrato nel massimo silenzio.
L'ultima volta, con il bando per l'esportazione di rifiuti all'estero che avrebbe portato 750 tonnellate di rifiuti al giorno a Rossano, sono riuscito a sollevare lo scandalo in tempo: quando nessuno ci credeva, la gente della sibaritide è riuscita a far ritirare quel bando scandaloso. Questa volta non posso fare altro che informare e chiedere interventi immediati a tutti i livelli.
Nella discarica pubblica di Bucita sono stati abbancati senza alcuna autorizzazione, senza alcun controllo, senza alcun riscontro documentale, almeno 60,000 metri cubi di rifiuti la cui composizione è totalmente ignota e gravemente sospetta.
Il calcolo è semplice: un riscontro topografico ha rilevato nella discarica di Bucita circa 318mila metri cubi di rifiuti nel dicembre 2013, mentre nell'ottobre 2012 con le stesse strumentazioni ne erano stati rilevati circa 330mila metri cubi. Significa che i rifiuti in quella discarica subiscono una perdita di volume di circa 12mila metri cubi l'anno. Essendo stata posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica il 15 Dicembre 2010, possiamo affermare che appena prima del sequestro in discarica erano stati già abbancati almeno 354mila metri cubi di rifiuti. Peccato che in quella discarica è stato autorizzato l'abbanco di “soli” 295mila metri cubi di rifiuti.
Da dove sono usciti gli altri 60 mila metri cubi di monnezza? Chi li scaricati, da dove provenivano, di cosa si trattava? Questa triste e clamorosa scoperta si aggiunge alle inchieste degli scorsi mesi della Procura di Reggio Calabria che ha portato alla luce un giro di falsificazioni sulla natura dei rifiuti che finivano nelle discariche del territorio calabrese comprese quelle di Bucita. Si tratta di un semplice meccanismo con cui dei rifiuti pericolosi, che quindi richiedono trattamenti delicatissimi e costosi per preservare la salute pubblica, tramite carte false venivano “convertiti” in rifiuti non pericolosi, che quindi potevano essere comodamente abbandonati in discariche come quelle di Rossano. Tutto questo crea ancora più sospetti sulla natura di quei 60mila metri cubi ignoti, abusivi, illegali.
Ora basta, la misura era già colma ed ora sta letteralmente straripando: la questione rifiuti non deve essere più considerata soltanto una questione di cattiva amministrazione. Qui si rischia di aver contribuito direttamente al peggioramento inspiegabile della salute dei cittadini, una eventualità gravissima che deve essere esclusa (speriamo) o accuratamente accertata.
Il Comitato in Difesa di Bucita aveva ripetutamente chiesto, in passato, che si verificassero i materiali abbancati in quella discarica, avanzando pubblicamente sospetti ancor prima delle inchieste della Procura, sospetti scaturiti dalle condizioni sanitarie preoccupanti dell'intero territorio e di quelle contrade.
Nella qualità di cittadino di questo territorio pretendo che le istituzioni competenti avviino immediatamente l'analisi approfondita, ripetuta ed a tappeto dei bacini di abbanco delle discariche di Bucita, dei terreni circostanti e delle falde acquifere senza più se, ma, però. Non appena effettuata l'analisi bisogna immediatamente avviare l'opportuna bonifica ed adottare le massime misure di prevenzione per la sicurezza dei cittadini, chi di dovere trovi fin da ora i soldi per questo processo a partire proprio dalla Regione Calabria.
Infine, seppur di minore importanza rispetto alla salute delle comunità, si individuino finalmente i responsabili di questi scempi, a partire dai funzionari regionali e dagli pseudo-amministratori che in questi anni hanno fatto del settore rifiuti della Calabria il più losco e spietato business del mezzogiorno, infangando profondamente il decoro delle istituzioni ed ammalando lentamente interi territori.
Oltre alla cittadinanza, informerò immediatamente di quanto sta accadendo, mediante apposita relazione, la Prefettura di Cosenza e le Procure della Repubblica di Castrovillari e Reggio Calabria, sperando che prendano seriamente in esame la gravità della situazione e le misure da adottare al riguardo.

Flavio Stasi
Referente Regionale Legge Rifiuti Zero