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Regionali, Maria Grazia Messineo (Pd) su pronuncia Tar

Regionali, Maria Grazia Messineo (Pd) su pronuncia Tar
ReP
 

Affinché venisse ripristinata la democrazia in Calabria occorrevano le denunce di associazioni come “Cittadinanzattiva”, “Pungolo di Catanzaro”, “Comitato art. 48”, “Comitato Non solo Catanzaro” che, a colpi di carta bollata, hanno fatto sì che fossero i giudici amministrativi a prendere atto che “ai calabresi si stava impedendo l’esercizio primario del diritto di voto” e consentendo, dunque, alla magistratura di esprimersi sull’ “urgenza e sulla non differibilità” delle consultazioni regionali.
Una battaglia, quella condotta dalle associazioni in questione, a cui va riconosciuto il merito di aver supplito all’ennesima omissione della politica, di quella vecchia politica abbarbicata alla poltrona. Con la pronuncia del TAR, che ha sugellato dunque l’importanza e l’utilità del ricorso avanzato, l’intera classe politica calabrese è stata bocciata per lassismo e opportunismo e, allo stesso tempo, è stato attestato come non ci sia stata differenza alcuna, tra destra e sinistra, in Consiglio regionale, dove tutti diventano, puntualmente e più che mai, governativi, passivi e complici.
Responsabilità aggravata per i consiglieri regionali d’opposizione ai quali, attraverso l’accoglimento del ricorso, è stato dato un vero e proprio schiaffo morale: sarebbero dovuti essere loro a denunciare al TAR le evidenti “manovre dilatorie” della Presidente Stasi, tese a rinviare il più possibile le elezioni.
Ora, attendiamo di sapere quali giustificazioni "tecniche", i consiglieri regionali del PD, avanzeranno pur di ricandidarsi e pur di frantumare la oramai granitica convinzione collettiva che, di certi “onorevoli”, tra l’altro anch’essi sotto il vaglio della magistratura contabile per le “spese pazze” alla Regione, i cittadini calabresi potranno fare, d’ora in avanti, tranquillamente a meno.
Supponiamo le stesse motivazioni "tecniche" (8000 € al mese e privilegi annessi!), in ragione delle quali gli stessi non si sono dimessi, nonostante, spesso, da più parti, siano pervenute loro sollecitazioni in tal senso.
Di fronte ad un Consiglio regionale abusivo, dopo le “dimissioni indotte” di Scopelliti e ad una Giunta regionale che, in regime di prorogatio, si arroga finanche il potere di procedere a nomine illegittime di dirigenti negli enti sub-regionali e nelle Asp, i consiglieri regionali del PD non hanno trovato, in se stessi, il coraggio di schierarsi dalla parte dei cittadini e della giustizia, non prestandosi a questo riprovevole teatrino che ha messo in scena la peggiore pagina della politica calabrese. Un sussulto morale avrebbe dovuto illuminare le loro scelte e condurli sulla retta via: dimettersi e accelerare l’iter che avrebbe portato alle elezioni e alla formazione di un nuovo governo regionale, legittimato dalla volontà popolare.
E che la Calabria degli onesti attendeva. Sarebbe stato il minimo per redimersi per le tante, troppe, innumerevoli volte in cui hanno dimostrato indifferenza ai veri problemi di questa terra.
In Calabria, la posta in gioco è assai alta e c’è una questione etica che travolge anche il PD. Nessuno dei consiglieri regionali uscenti merita di essere ricandidato e, speriamo, che dalla prossima legislatura a rappresentare questa terra saranno donne e uomini nuovi, specchiati e credibili, in virtù di un garantismo che invochiamo nei confronti dei cittadini e non dei soliti notabili.

Perché mentre i consiglieri regionali si affannano a discutere di primarie e ricandidature o ad occuparsi delle proprie “questioni” giudiziarie (l’80% dei consiglieri regionali ha almeno un’indagine in corso, chi per tangenti, chi per voto di scambio, quasi tutti per rimborsi illegittimi), la regione è in ginocchio.
Un esempio, il Polo oncologico Campanella di Germaneto che è a rischio chiusura e a difendere le ragioni dei malati di cancro, in questi giorni, non sono i politici, ma i malati stessi che protestano strenuamente in una lotta contro il tempo e per la vita.

In Calabria, serve un atto d’imperio.
Lo chiediamo al Presidente Renzi.
Di fronte all’ennesima dimostrazione di come qui l’ausilio della magistratura sia indispensabile per riportare il treno della politica sui binari della legalità e della democrazia, il rinnovamento nella politica calabrese deve essere “forzato”.
La Calabria non ha mai avuto validi esempi di governo. E’ una terra che non si è mai riscattata perché, impaurita dal cambiamento, ha intravisto nel misero compromesso l’unica “apparente” via d’uscita ai propri problemi. Può apparire paradossale, ma la Calabria ha scelto puntualmente di consegnarsi ai suoi stessi tiranni: ogni volta ha preferito Barabba, in nome della democrazia!
Ma “la speranza deve trionfare sulla paura” per i tanti ragazzi e ragazze che qui hanno deciso di restare. Per cambiare.


Maria Grazia Messineo
Dirigente regionale PD Calabria