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UNIRC. Fera e Ziparo presentano Sviluppo coesione e libertà di Giunta e Marino

UNIRC. Fera e Ziparo presentano Sviluppo coesione e libertà di Giunta e Marino

Il volume “Sviluppo è Coesione e Libertà” verrà presentato da Giuseppe Fera, Alberto Ziparo e dagli autori Gaetano Giunta e Domenico Marino in un incontro che si terrà nei locali del Dipartimento PAU dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria il giorno 4 novembre 2014 alle ore 16,30.

Il modello socio-economico di sviluppo umano territoriale, descritto e valutato nel volume va oltre il pensiero liberal-individualistico classico che ha innervato i paradigmi economici dominanti della modernità.

In realtà sin dall’illuminismo il paradigma maggioritario mirava a creare separatezza fra l’economia e le altre dimensioni del sapere e dell’agire umano.

Questa tendenza divenne esplicita intorno alla metà dell’ottocento, in pieno positivismo, allorquando si sostituisce l’idea di ordine naturale con l’idea di efficienza del mercato, che viene vista quale struttura neutrale che permette agli individui di perseguire liberamente i propri fini. In questa prospettiva la società liberal-individualista non persegue una specifica concezione del bene e sancisce definitivamente la frattura e la separatezza fra l’economia e qualunque altra scienza o forma dell’agire umano, fra l’homo oeconomicus e l’uomo sociale. All’interno di questi paradigmi economici è coerente pensare che né i diritti individuali possono essere sacrificati a vantaggio del bene comune, né i principi di giustizia, che specificano quei diritti, possono essere basati su una qualche nozione di solidarietà e fraternità. Da qui nasce il modello dicotomico: il pubblico, identificato con lo Stato, deve occuparsi della solidarietà, attraverso la redistribuzione. Il privato, cioè il mercato, deve preoccuparsi della sola efficienza, cioè della produzione, nel massimo grado consentito, della ricchezza, e tutt’al più della filantropia.

Questi approcci culturali hanno dominato e ancora dominano il pensiero economico-sociale, anche se già nel pensiero di Ferdinando Galiani, Antonio Genovesi e Giacinto Dragonetti, esponenti dell’illuminismo napoletano, si intravedono critiche profonde in senso post-moderno all’idea dell’ordine naturale. E’ infatti intuitivo chiedersi se si può pensare che, quando gli esiti del mercato non soddisfano o non permettono un qualche criterio, pur minimo, di giustizia redistributiva, lo stock di valori, quali onestà, fiducia restino immutati? O ancora quando le dinamiche economiche generano progressiva diseguaglianza, de-capacitazione ed esclusione delle persone che per varie ragioni vengono centrifugate fuori dal gioco economico, per esempio perché valutate inefficienti rispetto ai processi produttivi, non genera interferenze importanti fra contesti sociali ed economici?

Il paradigma economico culturale presentato e valutato nel libro produce molteplici rotture rispetto al liberismo-individualistico che ha generato il capitalismo finanziario:

  • rompe la dicotomia assoluta fra la dimensione economica e quella socio-culturale;
  • rompe la dicotomia fra Stato (unico titolare degli interessi pubblici) e mercato (sistema allocativo in vacuo);
  • rompe l’approccio paretiano e sperimenta forme evolute di sussidiarietà circolare, proprio perché si propone con un sistema misto che auto-genera meccanismi redistributivi, finalizzati a porre la libertà delle persone più fragili e la sostenibilità ambientale quali vincoli esterni alla logica dell’efficienza e della massimizzazione del profitto;
  • fonda le proprie pratiche puntando su un modello antropologico complesso più simile all’homo reciprocans che homo oeconomicus, cioè all’uomo che nelle sue scelte tiene in considerazione non solo motivazioni estrinseche (compio un’azione per il vantaggio che ne deriva), ma anche motivazioni intrinseche (la mia azione ha un valore in sé) e trascendenti (agisco perché desidero che altri traggano vantaggio).

L’approccio introdotto e validato nel libro costituisce un modello evoluto di sussidiarietà circolare e introduce un modello di welfare comunitario ben più efficace, come si è visto nei capitoli valutativi, e più efficiente degli approcci assistenziali tradizionali.

Nella seconda fase dei processi di inclusione, si pone la discriminante delle “opportunità”, che raggiunge livelli intollerabili di radicalità angosciosa per persone fragili, come per esempio i beneficiari del progetto Luce è Libertà vittime del doppio stigma della follia e della pericolosità sociale. In questo contesto di “crescita economica sterile e regressiva”, si impone una nuova e più complessa domanda nel campo dei cosiddetti “servizi di prossimità” per la quale sia il pubblico, che il mercato che il terzo sistema esprimono una risposta largamente insufficiente sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Tali dinamiche sono alla base della revisione dei sistemi di welfare che appaiono oggi inadeguati. La riflessione, in questo senso, richiama il valore della coesione sociale e della risorsa “fiducia” quali elementi sui quali investire in un processo di crescita della società. Fa emergere la necessità di ri-centrare sul legame sociale e sulla sua qualità le politiche economiche e sociali. Obbliga a rivedere il ruolo delle comunità, delle famiglie e delle reti di vicinato, dei “mondi vitali”, delle forme auto-organizzate della società civile e, di conseguenza, a ridefinire il ruolo delle politiche pubbliche. La riflessione impone quindi, come si è tentato di fare in questo lavoro, di:

¨  riconsiderare il rapporto esistente, oggi fonte di discriminazione, tra i “modelli” dell’assistenza e quelli dello sviluppo umano ed anche economico;

¨  immaginare le modalità di ri-orientamento dei “costi del sociale” in investimento economico e relazionale, in valorizzazione dei legami;

¨  pensare che “l’incorporamento” delle variabili economiche in strutture sociali portatrici di senso, possa produrre nuove forme di sviluppo e di inclusione sociale, possa produrre redditi accessibili ai più deboli, possa allargare l’area dei diritti di cittadinanza.

Sul piano logico strategico il modello di intervento presentato prevede di promuovere in modo interdipendente:

¨  progetti personalizzati di inclusione;

¨  sistemi socio-economici responsabili sul piano ambientale e sociale, capaci di generare micro-climi di fiducia, costruiti a partire dal riconoscimento delle reti di vicinato e parentali.