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CZ. Fallimento Telespazio Calabria: nuova udienza

CZ. Fallimento Telespazio Calabria: nuova udienza
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Ennesima puntata nella telenovela-giudiziaria di Telespazio Calabria, storica emittente regionale creata dal compianto Tony Boemi e distrutta con la polverizzazione del personale e delle strutture. Martedì 11 novembre 2014 il Tribunale Civile di Catanzaro (relatore giudice Giovanna Gioia) si pronuncerà sull’istanza di fallimento avanzata dagli ex dipendenti, da un Istituto bancario e varie società, nei confronti di Radio Tele Spazio SpA che, contravvenendo alle sentenze dei giudici di primo e secondo grado, non ha mai reintegrato il personale illegittimamente licenziato, mai pagato gli stipendi e neppure i relativi contributi previdenziali.
Gli ex dipendenti, assistiti dagli avvocati Crescenzio Santuori, Giuseppe Corea e Francesco Iacopino, hanno chiesto nuovamente il fallimento della società per insolvenza. In precedenza era stato proposto un concordato preventivo – miserrimo ed incapiente – che lo stesso Tribunale, esattamente un anno fa, aveva rigettato. Ancora prima, nonostante palesi morosità, inottemperanza ed assenza di qualsiasi progetto di rilancio da parte degli amministratori (Tony Boemi jr., Paolo Muraca e Francesco Mirigliani), il Tribunale di Catanzaro aveva deciso di accordare ulteriore fiducia. Ma ne è conseguito solo il risultato di vanificare una pur minima azione di rilancio e l’aumento esponenziale di debiti e creditori. Questi ultimi si sono visti costretti pertanto ad avanzare una nuova richiesta di fallimento, non escludendo, altresì, ogni iniziativa a tutela dei propri interessi, compresa quella di una azione di responsabilità nei confronti degli amministratori che si sono avvicendati nel corso degli anni. Da rilevare, in merito, di recente anche una condanna della società per mobbing nei confronti di un giornalista.
Gli ex dipendenti attendono la pronuncia del Tribunale, confidando nell’accoglimento della loro istanza, in quanto con la dichiarazione di fallimento potranno almeno percepire, da parte dei rispettivi Enti previdenziali, il proprio TFR. Un po’ di ossigeno che, pur tuttavia, difficilmente mitigherà l’amarezza e i danni per la fine ingloriosa di un’ azienda che con i contenuti editoriali dei suoi canali ha fornito un contributo significativo sul piano culturale e sociale, coniugando in positivo i tanti localismi di questa terra e producendo opportunità di confronto democratico sul piano dialettico e di concreto beneficio in termini di occupazione diretta e indotta.