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EDITORIA. Camporese (Inpg): 2014 anno orribile

EDITORIA. Camporese (Inpg): 2014 anno orribile

 

"Stiamo chiudendo un anno che e' stato terribile per il sistema editoriale e che rientra, d'altronde, in un quadro di crisi che non si era mai visto dal dopoguerra. Abbiamo perso 630 posti di lavoro negli ultimi 6 mesi, ovvero 100 posti al mese, e basterebbe gia' questo per darci il polso di una situazione a dir poco drammatica". Lo ha detto il presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese, intervenendo alla giornata di formazione svoltasi a Reggio Calabria su iniziativa dell'Istituto di previdenza dei giornalisti sul tema "Non c'e' previdenza senza lavoro. Per un nuovo welfare dei giornalisti italiani: protezione sociale, microcredito e formazione".

"La fotografia del mercato nazionale dell'editoria - ha aggiunto Camporese - e' pessima. I fondamentali del sistema informazione nel nostro Paese sono gravemente compromessi se guardiamo a cio' che sta accadendo nella nostra previdenza: incassiamo sempre meno contribuzioni e, di converso, aumentano le uscite, determinate dai prepensionamenti e, soprattutto, dalla crescente e continua erogazione degli ammortizzatori sociali. Eppure il bilancio dell'Inpgi si chiudera', comunque, al 31 dicembre 2014, con un utile di 10 milioni di euro, perche' il patrimonio immobiliare dell'istituto ha coperto sinora, con il suo rendimento, il resto dei costi, pari a 90 milioni di euro l'anno".

Secondo Camporese, "troppo spesso la previdenza viene vista come un'entita' a se' stante. Non e' cosi', ovviamente, e tutti, a cominciare dagli editori, devono fare la loro parte. Alla Fieg va detto e ribadito che la responsabilita' deve essere condivisa, altrimenti, con tutti i giornalisti che sono usciti e continuano a uscire dal lavoro attivo, non riusciremo ad invertire la tendenza. Gli incentivi all'occupazione vanno bene, ma da soli non bastano".

Alla giornata di formazione ha partecipato il direttore dell'Inpgi, Mimma Iorio, secondo la quale "oggi l'istituto e' una nave in mezzo a correnti perigliose. Parliamo di un ente unico nel panorama italiano, che non gode di risorse pubbliche, che fa tutto da solo e che ha un'autonomia gestionale piena. Va da se' che, alla luce dei profondi cambiamenti che hanno investito il mondo dell'editoria negli ultimi anni, fare tutto cio' che facciamo non sia facile. Basta pensare che negli ultimi anni abbiamo avuto 675 uscite per prepensionamenti e da qui al 2016 ne avremo altre 200. Escono i giornalisti che contribuivano con 100 mila euro l'anno ed entrano giovani con 24 mila euro l'anno di contribuzioni, che poi, spesso, vanno subito in Cigs. Oggi, pero', nonostante le palesi, enormi difficolta' bisogna cercare in tutti i modi di far vivere l'Inpgi, di riportare l'equilibrio tra entrate e uscite, perche', se dovesse scomparire l'Inpgi, sarebbe la fine di tutti gli altri istituti di categoria. L'Inpgi va aiutato a svolgere bene il suo compito, che e' di garanzia per i giornalisti, i primi chiamati al senso di responsabilita'".