Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. All'Anassilaos incontro per ricordare la tragedia delle foibe

REGGIO. All'Anassilaos incontro per ricordare la tragedia delle foibe

ReP

Giorno del ricordo 2015. Nel 70° Anniversario delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale 1945-2015 e nel Giorno del Ricordo (Legge 30 marzo 2004, n. 92)istituitoal fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle vittime delle foibe, dell’esodo, avvenuto nel secondo dopoguerra, dalle loro terre degli Istriani, dei Fiumani e dei Dalmati, nonché della più complessa vicenda del confine orientale l’Associazione Culturale Anassilaos promuove un incontro di approfondimento che si terràmartedì 10 febbraio alle ore 17,30 presso la Salòa di San Giorgio al Corso con l’intervento del Prof. Antonino Romeo. Tra le tragedie immani della Seconda Guerra Mondiale non deve essere passato sotto silenzio il problema dell’esodo forzato di milioni di individui dai territori che essi abitavano da secoli. E’ il caso, ad esempio, dei tedeschi dell’Est che sotto l’incalzare dell’Armata Rossa fuggivano ad Occidente e degli Italiani, che spinti dall’esercito jugoslavo di Tito fuggivano verso la madrepatria. E’ evidente che un tale problema, sia per la Germania che per l’Italia, si inseriva nella complessa vicende dei confini orientali, in territori dove per secoli si erano incontrate, scontrate, sovrapposte e mal amalgamate etnie diverse che seguivano e subivano il corso di vicende storiche secolari. L’Italia venuta fuori dalla Prima Guerra Mondiale con l’Istria e più tardi con Fiume, aveva ricostituito a Est un confine naturale e storico dato che quelle regioni, lo stesso litorale sloveno e parti della Dalmazia, erano da secoli abitati da Italiani. L’occupazione nazista della Jugoslavia e la dissoluzione dello stato degli Slavi del Sud con la partecipazione dell’Italia che ottenne una sorta di protettorato sulla Croazia del fascista Ante Pavelic, pose le basi della successiva tragedia delle Foibe nelle quali perirono molte migliaia di italiani uccisi, in una sorta di pulizia etnica, dai partigiani di Tito nel momento in cui gli eserciti tedeschi battevano in ritirata. Le successive vicende politiche, la guerra fredda e, più tardi, la clamorosa rottura dello stesso Tito con l’Unione Sovietica e i Paesi comunisti dell’Est, spinsero i paesi occidentali, e soprattutto l’Italia, a non aprire contenziosi - specie dopo la sistemazione della questione di Trieste – con il leader jugoslavo che aveva portato il suo paese fuori dal sistema di alleanze del Patto di Varsavia. Questo spiega, in parte, anche se non giustifica, il silenzio italiano sulle foibe e il mancato riconoscimento, anche sul piano della storia, dei delitti atroci che furono perpetrati al confine orientale. Il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, offre dunque un giustificato riconoscimento, sia pure tardivo, a quegli italiani per tanti e troppi anni dimenticati e un risarcimento se non altro morale a quei morti. Ma quella tragedia va inserita in quel contesto storico e in quella determinata situazione