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Calabria. FILT CGIL: "la legge obiettivo è da abolire"

Calabria. FILT CGIL: "la legge obiettivo è da abolire"
ReP
La legge obiettivo sicuramente è da abolire perché lacunosa. Ad esempio non consente la partecipazione larga e democratica sul territorio nazionale di una vasta rappresentanza di imprese. Tale sistema infatti riduce ad un numero molto esiguo le imprese che hanno la possibilità di diventare Contraenti Generali e che a loro volta subappaltano la quasi totalità dei lavori, determinando così una maggiore possibilità di infiltrazioni malavitose. Certamente quest’aspetto, seppur lacunoso della famigerata legge, non ha nulla a che vedere con le responsabilità di controllo da parte dell’Anas, che rappresenta a pieno titolo la proprietà dell’opera per conto dello Stato. Infatti tale controllo viene bene individuato nei contratti. I capitolati speciali d’appalto per esempio contengono delle procedure specifiche e normate che consentono all’Alta Sorveglianza Anas di entrare nel merito di ogni questione per affrontare in modo diretto e pertinente il controllo della qualità dei materiali, delle opere e della sicurezza sui cantieri (su come ad esempio una miriade di piccole/medie imprese subappaltatrici applicano i relativi CCNL). Ci chiediamo quindi dove sia l’inghippo. A nostro avviso è abbastanza facile rispondere poiché ogni disfunzione - o il classico “scaricabarile” delle responsabilità - è dovuta a scelte unilaterali dell’Anas non concordate con le OO.SS. Ciò nonostante auspichiamo che la situazione migliori in breve tempo, per un confronto che soprattutto vada in direzione della sicurezza, della qualità dell’opera e della serenità dei lavoratori non solo Anas. Questo è l’obiettivo fondante della nostra iniziativa di confronto indispensabile e dunque democratico. L’attuale situazione comporta la non utilizzazione a pieno delle professionalità e delle esperienze che esistono nell’Anas le quali, se non utilizzate, sono di sicuro detrimento all’attività tra contraenti e l’Anas stessa. Non è condivisibile, perché non corretto, “quel sottrarsi” alle responsabilità. È’ stato detto che i turni nel cantiere dove si è verificato l’incidente mortale non erano rispondenti alle norme contrattuali (e sarà probabilmente vero). La FILTCGIL Anas rileva la necessità di una maggiore presenza da parte dei propri dirigenti e funzionari perché possano vigilare al fine che tutto avvenga secondo quanto stabilito dalla legge. La morte dell’operaio rumeno rimane una tragedia per la sua famiglia, un lutto enorme per noi che lo dobbiamo piangere. Tuttavia, piangere non è un atto di rassegnazione. Piangere Adrian Miholca significa rilanciare con forza quel progetto di solidarietà e sussidiarietà scritto nella nostra legge Costituzionale. Riteniamo indispensabile tra l’altro aprire un tavolo nel quale si possano prevedere e comunque bloccare altri eventuali disastri. Ormai vorremmo che non ce ne fossero più, ma non basta il nostro desiderio, serve una presa di responsabile coscienza