Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Il prossimo appuntamento dell'Anassilaos

REGGIO. Il prossimo appuntamento dell'Anassilaos
 

Si terrà sabato 20 giugno alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso, promosso dalla Sezione giovanile dell’Associazione Culturale l’incontro sul tema “I piloni dello Stretto di Messina/Le torri gemelle del Sud Italia”. L’intervento di  Claudio Sergi, responsabile Anassilaos Giovani Architettura e Design, si focalizzerà su due delle più importanti opere  ingegneristiche costruite nel nostro Paese tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ‘50 che predominano, con la loro imponenza, il contesto paesaggistico dello Stretto.  I Piloni dello Stretto di Messina, Torre Faro per quello siciliano e Santa Trada per quello calabrese, sono tutt’ora un vanto dell’ingegneria italiana. Sono stati progettati e costruiti dalla S. E. Ge. S. (Società elettrica Generale della Sicilia) per venire incontro alla crescente domanda di energia elettrica della Sicilia la cui economia, in fase di sviluppo, aveva necessità di maggiori quantità di energia che doveva essere importata dall’esterno e, in quella fase, dalla vicina Calabria (Sila). Per la progettazione dei piloni venne incaricata  la società d’ingegneria operante all’interno dell’azienda S. A. E. - SOCIETA’ ANONIMA ELETTRIFICAZIONE con sede a Milano, mentre per la costruzione vera e propria delle torri  l’ azienda si è servita di  una fabbrica operante nel campo della siderurgia con sede a Lecco, incaricata di produrre le parti metalliche. La costruzione ha avuto inizio nell’estate del 1954 e si è conclusa nel 1956. Le caratteristiche tecniche progettuali s’impostano sulla costruzione di due tralicci in acciaio, posizionati agli opposti delle due coste.  Ogni pilone è fissato a terra da una fondazione costituita da un basamento a croce in cemento armato. La struttura metallica svetta per altezza di 225,00 metri ed il completamento è stato possibile grazie al posizionamento lungo i lati opposti della torre, di una coppia di antenne (o falconi)  lunghe ciascuna 44,00 metri ed ognuna rotante su un perno. Ogni antenna era pesante 2,00 tonnellate e capace di sollevare, mediante argani a motore con un tiro di fune a sei cavi, un peso di circa 10,00 tonnellate. I falconi sono stati impiegati temporaneamente come gru a Derrick per il sollevamento delle coppie di mensole superiori, lunghe 25,00 metri e pesanti ciascuna 8,00 tonnellate e montate dalle maestranze specializzate a terra. La stessa operazione è stata eseguita per il montaggio delle coppie di mensole inferiori. Fissati i tiranti di ogni mensola al fusto del traliccio e smontati i derrick, è stata programmato per l’estate successiva (1955) il posizionamento dei conduttori per l’erogazione dell’energia elettrica. La parte inferiore delle mensole secondarie accoglieva, due per parte, i conduttori elettrici collegati tra loro mediante una via aerea ad un’unica campata, che si sviluppava su un’estensione di 3.650,00 metri per il servizio di energia elettrica con una portata di 220.000 volt tra la sponda peninsulare e la sponda isolana.  Non furono impiegati normali cavi conduttori, ma cavi d'acciaio. La scarsa conducibilità elettrica dell'acciaio ha reso particolarmente costosa la trasmissione dell'elettricità. Inoltre la presenza costante nello stretto di forti raffiche di vento non ha consentito l'uso di conduttori intrecciati riducendone la capacità di trasporto. Infatti i cavi erano distanti tra loro 25,00 metri per evitare che durante le oscillazioni ventose potessero collidere e sviluppare deicorto circuiti. I cavi sono stati progressivamente smontati nel febbraio del 1992, facendo posto all’impianto sottomarino.  I due tralicci, ormai senza alcuna funzione, sono stati in tempi recenti al centro di aspre polemiche e da più parti se ne richiedeva la demolizione, cosa per fortuna non avvenuta. Le strutture infatti si sono completamente armonizzate con il paesaggio dello Stretto al punto che possono essere considerate quasi come le colonne d’Ercole, che danno il benvenuto ai forestieri che arrivano in terra calabra o sicula. Certamente una accorta politica di crescita turistica dell’Area dello Stretto – magari riconosciuta come Patrimonio Mondiale dall’Unesco – potrebbe trasformare tali “Torri gemelle” in  strutture capaci di  accogliere i turisti e far loro ammirare, da 225 metri di altezza,  l’incantevole splendore che lo Stretto.