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Nesci (M5s) sulla Cardiochirurgia in Calabria

Nesci (M5s) sulla Cardiochirurgia in Calabria
 

ReP

 

«Ho il dovere di riportare ordine logico sulle questioni della Cardiochirurgia in Calabria, cassando i deliri verbali dei consiglieri comunali catanzaresi Riccio, Nisticò, Galante, Lostumbo, Brutto e Costanzo». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, in risposta a recenti polemiche degli stessi esponenti politici. «Registro – aggiunge la deputata M5s – un loro livore personale all'estremo, insieme al tentativo fallace di isolarmi dal Movimento 5 stelle, così sottovalutando l'intelligenza degli attivisti e dei colleghi parlamentari». «La credibilità del politico – rimarca la deputata – si fonda sulla sua capacità di argomentare, non su quanto sappia urlare e diffamare, deviando dall'interesse generale. Sulla Cardiochirurgia in Calabria, l'attivazione del reparto reggino è dovuta per i tanti milioni spesi, il cui 60% sborsato dall'ospedale di lì, che ha investito in proprio. Pertanto, il commissario aziendale avrebbe potuto e dovuto attivare il reparto in autonomia, ma il rettore dell'Università di Catanzaro e il commissario Scura hanno imposto un accordo per la gestione in capo all'ateneo catanzarese». «Questo passaggio – aggiunge l'esponente 5 stelle – non è un reato, ma nessuno ha chiarito ai calabresi i vantaggi e la necessità. Inoltre, stando ai giornali non risulta che il primario, individuato nel professor Giulio Pompilio, sia stato scelto in una rosa di nomi e con specifica valutazione comparativa». «Riguardo alla Cardiochirurgia dell'Università di Catanzaro, è per tutelare i cittadini che ho evidenziato la mancanza della terapia intensiva dedicata, aspetto di cui col collega M5s Parentela ci siamo occupati alla Camera nel 2013, nel silenzio tombale degli odierni accusatori». «Questo problema – conclude Nesci – fu rilevato anche dalla commissione Serra-Riccio, che scrisse, peraltro, che tutti gli interventi effettuati in tale struttura sono di stretta elezione, cosicché appare addirittura improprio parlare di emergenza cardiochirurgica. La commissione precisò che il basso utilizzo della struttura, congiuntamente con la mancata apertura ed entrata a regime delle due sale di rianimazione, favoriva di fatto la clinica privata Sant’Anna. Allora, però, Riccio, Nisticò, Galante, Lostumbo, Brutto e Costanzo erano evidentemente al mare, a riparo sotto l'ombrellone».