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Lanzetta e Scarfo' ricordano Giuditta Levato

Lanzetta e Scarfo' ricordano Giuditta Levato

"Cento anni fa nasceva Giuditta Levato e moriva nel 1946, a 31 anni, incinta del terzo figlio, per lottare e difendere il diritto alla terra. Oggi si discute giustamente del diritto alla maternità per Martina Levato, ma, come spesso accade, ci si "dimentica" del diritto alla vita per i due ragazzi sfregiati dall'acido, le vittime". Lo scrivono in una nota congiunta Maria C. Lanzetta e Giovanni Scarfò.

"Le vittime, prima di tutto. Le vittime non hanno colpa: soccombono...la prima vittima è Pietro Barbini, 14 interventi chirurgici...una vita bruciata, letteralmente...La seconda vittima è un neonato Achille. La madre le ha dato il nome di un semidio, eroe vendicativo..."..."(C. De Gregorio) L'avv. Lucia Annibaldi ha avuto la forza e il coraggio di ribellarsi e di riproporsi come sfida, di affermare il suo diritto alla vita "ricostruendola giorno per giorno per rinascere, avendo il sole per nemico". Avrà la stessa forza Pietro Barbini? Che cosa dovrà aspettarsi da una società spesso più preoccupata della sorte dei colpevoli che non delle vittime? Martina ha il diritto di essere mamma a tempo pieno, perché potrà essere controllata e guidata nella sua nuova missione di vita. Ma questa società si preoccuperà di far ri/nascere Pietro alla vita come, giustamente, il piccolo Achille? chi difende il diritto alla vita amministrativa degli ultimi due sindaci intimiditi, forse le solite attestazioni di solidarietà? Continuiamo a farci del male. Chi difende il diritto alla vita sociale degli insegnanti?: "Il posto fisso a scapito dell'anima salva...Oggi racconterei la solitudine di chi si sente più servo che persona nel sistema industriale".(Ermanno Olmi).
Ma lo stesso Governo si è accorto finalmente che la "buona scuola" non può essere "buona" se condanna gli insegnanti alla solitudine. Chi difenderà il diritto alla vita dei lavoratori dei campi del sud? Il caporalato detta legge da sempre e facciamo finta di nulla. Ci stiamo abituando ad assistere inermi alla distruzione dei beni archeologici dell'umanità. Nessuna manifestazione, nessuna protesta di massa nazionale, europea, mondiale: solo parole di circostanza, una risoluzione delle Nazioni Unite e immagini crudeli che alimentano la nostra frustrazione e la nostra impotenza".