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Taglio Prefettura Vibo, Censore (PD): "possibili ripercussioni pesantissime sul territorio"

Taglio Prefettura Vibo, Censore (PD): "possibili ripercussioni pesantissime sul territorio"

Bruno Censore (PD): «Lo schema di Decreto attuativo che sopprime la Prefettura di Vibo è in palese contrasto con l’art.8 della Legge n.124 del 7 agosto 2015»

«In un momento storico contraddistinto dall’emergenza immigrazione e dall’esigenza di maggiore sicurezza, l’inammissibile soppressione della Prefettura di Vibo Valentia (accorpata a Catanzaro) produrrebbe l’unico risultato di generare confusione e disservizi, gettando nel caos un intero territorio, con ripercussioni pesantissime in un contesto territoriale particolarmente problematico che ha un assoluto bisogno di legalità e sviluppo. Peraltro, la Legge n.124 del 7 agosto 2015, avente ad oggetto “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 agosto scorso, all’art.8 - Riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato - comma 1, lettera e), con riferimento al processo di riorganizzazione degli Uffici territoriali del Governo, parla abbastanza chiaro, nella parte in cui specifica che la razionalizzazione della rete organizzativa delle Prefetture e delle funzioni attraverso la riduzione del numero deve tenere conto di criteri quali, tra gli altri, le caratteristiche del territorio, la presenza di criminalità, le dinamiche socio-economiche e il fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte rivieraschi, elementi questi che caratterizzano il territorio Vibonese».

Parla di «inaccettabile arretramento dello Stato», che «rischia di lasciare nel caos un territorio marginalizzato»: il Deputato del PD Bruno Censore lancia un’iniziativa in Parlamento per contrastare «una pesante e ingiustificata soppressione di fondamentali presidi dello Stato sul territorio vibonese» e annuncia un’interrogazione contro il decreto che prevede la soppressione di 23 Prefetture, tra cui quella di Vibo Valentia, con accorpamento delle funzioni relative al territorio di Vibo nella Prefettura di Catanzaro. Bruno Censore ricorda che in un recente dossier della Commissione Antimafia – preparato a seguito di una missione a Vibo Valentia –dell’aprile del 2014 – la Commissione parlamentare ha sottolineato la grave situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica nel territorio di Vibo. Proprio sulla base delle audizioni delle autorità presenti sul territorio ha documentato – anche con dati statistici aggiornati - la presenza di “criminalità organizzata, radicata, pervasiva e capillarmente presente sul territorio.” E di “consorterie mafiose” con un elevato tasso di pericolosità e di capacità di influenzare la popolazione con la forza dell'intimidazione, inquinando il tessuto economico in ogni settore. In particolare, il rapporto della Commissione Antimafia ha messo in evidenza la percezione della sicurezza da parte dei cittadini, che è influenzata in maniera negativa in primo luogo dai frequenti atti intimidatori ai danni di imprenditori, commercianti ed amministratori locali. Proprio la prefettura e le amministrazioni locali rappresentano nella provincia di Vibo Valentia un importante presidio in un territorio – che -soprattutto della parte montana della provincia di ViboValentia - costituisce – secondo l’Antimafia “un ideale contesto ambientale nel quale anche la popolazione operosa, seppur non rassegnata, mostra difficoltà per un rapido cambiamento.”

«Sopprimere l’organo periferico dello Stato che rappresenta l’anello di congiunzione tra il cittadino e lo Stato - osserva Censore - scatenerebbe un devastante effetto a catena. Infatti, oltre a disarticolare l’architettura dello Stato nel Vibonese in nome di una logica puramente e assurdamente contabile, lo schema di decreto attuativo relativo alla riforma della pubblica amministrazione, rischia di provocare contraccolpi pesantissimi per il nostro territorio e per i suoi cittadini, stante il conseguente ridimensionamento dei presidi di legalità, penso alla Questura, con effetti pesantissimi facilmente intuibili e con grave arretramento sociale ed economico del nostro territorio».