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La consigliera di parità può agire in sede penale, De Blasio: "aperta la strada per interventi più incisivi"

La consigliera di parità può agire in sede penale, De Blasio: "aperta la strada per interventi più incisivi"
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Pena esemplare inflitta al datore di lavoro, legittimata la Consigliera di Parità ad agire in sede penale. Nonostante viviamo nel progresso spinto, dove un’irrefrenabile liberalizzazione dei costumi e dei consumi lascia evidenti tracce di svilimento del corpo e della dignità dell’essere donna, il potere maschilista, in tutte le sue forme, in special modo nel luogo di lavoro, ancora oggi costringe la donna ad assumere un ruolo di subalternità che determina discriminazione e violenza. Il fenomeno della molestia sessuale è ampiamente diffuso e le molestie sessuali sul luogo di lavoro, sono un mix di ricatti, battutine, mobbing e anche di più, atti vissuti nel totale silenzio delle donne che per paura di non essere credute, di perdere il posto di lavoro o di fare la cosa sbagliata, subiscono in totale solitudine. Secondo dati Istat, in Italia, sono 1 milione e 224mila le donne che sono state vittime di ricatti sessuali nell’arco della loro vita lavorativa. Un dato pari all’8,5 % delle lavoratrici, incluse le donne in cerca di occupazione. Le molestie rappresentano il 31,%, i ricatti e le richieste di disponibilità il restante 68,8%. Le “pressioni”, secondo l’Istat, arrivano sia al momento dell’assunzione che per un avanzamento di carriera. In realtà, tutte queste esperienze, non fanno altro che incidere negativamente e traumaticamente sulla psiche e sulla vita quotidiana della donna molestata, facendola sentire svilita, svuotata, inferiore e priva di ogni dignità, quasi in colpa per l’accaduto. Qui entra in gioco la figura della Consigliera di Parità che può realmente aiutare chi si ritiene vittima di una discriminazione a sfondo sessuale nell’ambiente di lavoro. Questo aiuto si concretizza attraverso l’azione in giudizio, infatti da qualche giorno la Consigliera è anche legittimata in sede di causa penale da una sentenza innovativa del Collegio del Tribunale di Potenza presieduto da Aldo Gubitosi che ha visto impegnato l' Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Potenza e che ha riconosciuto il reato di violenza sessuale sui luoghi di lavoro continuata a danno di una lavoratrice e  portando alla condanna dell' imputato a 5 anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, risarcimento danni per la vittima e il riconoscimento della Consigliera di parità come parte civile. Tra l’altro, la Provincia di Reggio Calabria, su impulso della Consigliera di Parità Daniela De Blasio, aveva approvato già nel 2014 una delibera avente ad oggetto la costituzione di parte civile della Provincia nei procedimenti penali per femminicidio e atti di violenza nei confronti delle donne e dei minori. Con la sentenza del Tribunale di Potenza  si è aperta la strada a nuovi e più incisivi interventi dell’Ufficio della  Consigliera di Parità in sede penale in quanto portatore di interessi generali volti alla tutela della pari opportunità e del clima lavorativo rispettoso delle donne. Questa novità rappresenta una svolta normativa non indifferente a sostegno di tutte quelle donne che hanno timore a denunciare gravi situazioni di questo genere e che subiscono in silenzio le discriminazioni sul lavoro.

     

Daniela De Blasio

 

Consigliera di Parità della Provincia di Reggio Calabria