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"C’è un tempo per ogni cosa. E’ tempo ormai di ripartire. Non possiamo più attendere che qualcuno cambi per noi, il corso della nostra storia. Il prossimo 24 marzo, giornata speciale per tutta la cristianità, memoria dell’ amore incondizionato di Dio per ogni uomo, il Consiglio Regionale si riunirà per rimettere al centro della propria azione politica, l’attenzione all’uomo sofferente, restituendogli dignità attraverso un’ aperta ed unanime volontà di ricercare un nuovo assetto organizzativo dell’ offerta sanitaria pubblica, più funzionale ai bisogni emergenti dei cittadini calabresi. A questo appuntamento atteso da politici, operatori sanitari e cittadini, dobbiamo arrivare preparati, consapevoli che è ormai tempo di riconvertire e riqualificare il nostro Sistema sanitario regionale(SSR) profondamente ammalato. L’ attuazione del Piano di rientro dal debito ha messo in luce una crisi d’identità iniziata già un decennio prima, quando si è commesso l’errore di porre al centro dell’ organizzazione sanitaria, l’operatore e la tecnologia, impoverendo la relazione con il malato e la sua famiglia. Poi è arrivato il tempo del profitto che ha mortificato l’appropriatezza assistenziale ed oggi sommersi dai debiti, riteniamo che sia il risparmio la fonte degli investimenti in sanità. A mio giudizio niente di tutto ciò è vero. Dobbiamo invertire la rotta se vogliamo davvero conservare solidità all’ intero sistema. Esiste un’ emergenza sociale che è sotto gli occhi di tutti. In Calabria come in altre parti d’ Italia, centinaia di migliaia di persone rinunciano a curarsi per motivi economici, a causa del continuo aumento dei ticket, delle lunghe liste d’attesa, dell’eccessiva burocratizzazione delle procedure. La realtà sociale ci obbliga al cambiamento ripartendo dal territorio. Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’incremento delle malattie croniche e delle poli patologie, l’aumento delle persone sole e la riduzione delle risorse ci impone di spostare il baricentro del sistema sanitario, dall’ ospedale al territorio assolvendo contestualmente ad un opera educativa nei confronti delle popolazioni locali, che reputano un diritto avere un ospedale sotto casa. Ripartire dal territorio non è un capriccio ne una lungimirante scelta politica ma una emergenza. Dobbiamo ammettere che la cosiddetta “ medicina d’attesa” che interviene a richiesta del paziente, è fallita!!. Lo sappiamo tutti anche se non vogliamo ammetterlo e ci crogioliamo con incomprensibile rassegnazione. Ogni giorno presso gli ambulatori di medicina generale o i pronto soccorso degli ospedali si continua ad intervenire quando il danno è ormai consolidato. I Reparti di medicina sono stracolmi di barelle dove umiliati dalla malattia, giacciono corpi inerti di persone per lo più anziane, che dovrebbero poter essere curate a casa propria. E’ dunque questo il tempo delle scelte. La stesura degli atti aziendali è l’occasione opportuna per i vertici delle aziende sanitarie calabresi per rivoluzionare l’attuale organizzazione sanitaria. I cittadini ci chiedono di riprogettare una medicina di prossimità, economicamente più conveniente e qualitativamente apprezzabile. Una medicina detta anche di iniziativa, che non aspetta il paziente ma gli va incontro, lo cerca, lo sottopone a controlli programmati, differenziati e personalizzati in rapporto al livello del rischio di contrarre una malattia. Questa è la vera riforma che vorrei risuonasse nell’ aula del Consiglio regionale giovedì 24 marzo, una corale e consapevole adesione al cambiamento che inizia dalla coscienza di ciascuno. Non possiamo continuare a realizzare una politica per “ pochi”, accettare i compromessi, restare indifferenti ai bisogni dell’ intera collettività. Via le caste, i privilegi, i giochi di potere, gli abusi d’ufficio che ancora oggi condizionano il sereno svolgimento dell’ attività sanitaria ed amministrativa nelle nostre aziende pubbliche. Quanti professionisti, dirigenti della sanità pubblica non possono assolvere ai propri compiti perché impediti nell’esercizio delle loro funzioni da altri dirigenti che esercitano con disinvoltura, un potere decisionale frutto di compromessi illeciti. Dobbiamo restituire alla sanità pubblica il decoro e l’immagine che l’ha caratterizzata alla sua nascita. Le Aziende sanitarie pubbliche non debbono realizzare affari, ne creare intrallazzi con la politica corrotta ma realizzare servizi, promuovere iniziative mirate alla tutela della salute dei cittadini. Ripartiamo dal territorio e superiamo l’attuale inutile e dannosa frammentazione dell’ assistenza sanitaria. Finora vi è stata una dispersione di risorse professionali e finanziarie senza una unicità di percorsi. Il cittadino più debole è stato costretto a cercare riferimenti sanitari fuori regione o a muoversi in una giungla di servizi e strutture tra loro non coordinate. Realizziamo dunque più servizi territoriali ad alta integrazione sociale per anziani, disabili, malati psichiatrici, bambini inguaribili, madri in difficoltà, stranieri, ecc.; Questa è la riforma che piace ai cittadini e che è stata introdotta dalla legge 189 del 2012 per la Medicina generale. E’ fattibile e consente costi contenuti e soprattutto può avere un forte impatto occupazionale nonostante il piano di rientro dal debito. Gli obiettivi fondamentali si sintetizzano nei termini, continuità di cura ed integrazione di servizi e strutture. Dobbiamo creare La Rete Assistenziale sul territorio che si interfacci con la rete ospedaliera. Una rete di assistenza orizzontale, operativa 24 H/ 24 ed una rete verticale che offra servizi nei diversi ambiti, dalla prevenzione alla cura ed alla riabilitazione.
Il nuovo concetto di assistenza si traduce in atteggiamenti improntati all’ ascolto empatico e non paternalistico. il SSR deve prendersi cura della persona ammalata e deve farsi carico dei suoi bisogni in modo continuativo e coordinato nel luogo più confacente allo stato di salute( ambulatorio, ricovero o domicilio). Questo concetto una volta appannaggio quasi esclusivo delle cure rivolte ai pazienti in fase avanzata di malattia, le cure palliative, oggi trova una più ampia risonanza perché sempre più la risposta assistenziale deve tener conto dei bisogni esistenziali e non solo fisici delle persone ammalate. Il coordinamento del territorio deve avere un luogo fisico dove ricondurre l’organizzazione H24. I medici dovranno fugare ogni paura di ulteriori carichi di lavoro. Un’ organizzazione in equipe, alleggerisce, non appesantisce il lavoro . L’ importante è coordinare bene, valorizzando le competenze che il territorio possiede. Quindi si potrà conservare la ricchezza degli studi medici e dei servizi territoriali ma eliminare la loro dispersione. L’AGENAS ( agenzia nazionale per l’ assistenza sanitaria) riconosce quali centri territoriali per strutturare questo tipo di assistenza, i poliambulatori, le case della salute, i piccoli ospedali da riconvertire, le postazioni di continuità assistenziale, dove saranno allocate:
- Le Unità di cure primarie con la figura del medico di medicina generale (MMG) e del pediatra(PLS) che opera in team con altri colleghi, infermieri, operatori socio sanitari (OSS) e con i medici di continuità assistenziale. Ad ogni unità, confluiranno i pazienti residenti su quel territorio. Ciò consentirà una più equa distribuzione di competenze con l’ospedale ed una armonizzazione delle risorse. I medici di base e i pediatri oggi sommersi da problematiche burocratiche potranno riprendere a fare i clinici , a curare, prescrivere e somministrare. Le Unità di cure primarie saranno dotate di strumentazione di base ( elettrocardiografi, spirometri, ecografi, ecc) di ambulatori per la somministrazione di terapie iniettive e parenterali, medicazioni, ed aperti al pubblico per tutto l’arco della giornata con opportuna turnazione e collegati tra loro anche per via telematica. Le Unità di cure primarie si integreranno con gli specialisti ambulatoriali i cui ambulatori dovranno essere aperti 12 ore al giorno e le branche specialistiche distribuite in modo omogeneo sul territorio. I Centri potranno erogare visite domiciliari e integrarsi con i servizi di ADI e quelli specialistici.
Quello che non dovrà accadere è che le cure primarie vengano date in appalto o privatizzate in qualunque forma. E’ vero che la tutela della salute non è un compito esclusivo del sistema pubblico e che a questo obiettivo possono concorrere soggetti pubblici e privati ma è altrettanto vero che pubblico e privato hanno ruoli diversi. Non debbono sovrapporsi ne entrare in competizione per evitare che il paziente diventi strumento per procacciare risultati, proventi, benemerenze e vantaggi di ogni sorta. Perché ciò non accada deve essere salvaguardata l’unicità pubblica del governo delle regole e delle relazioni tra i soggetti del sistema. Questo aspetto più critico è demandato alla Regione a cui si chiede di governare il SSR nel suo complesso in un equilibrio costante tra pubblico e privato. Si chiede accreditamenti rigorosi e di qualità ed un serio rispetto della legge. Solo così con precise priorità, con compiti definiti , percorsi procedurali chiari ed integrati, i cittadini potranno recuperare fiducia nell’ offerta sanitaria locale ed in un sistema incentrato sulla persona prima che sulla patologia. Concorriamo tutti a raggiungere questo traguardo. La medicina d’iniziativa sia dunque la parola chiave di questa azione riformatrice.
Dssa Paola Serranò
Consigliere comunale PD Reggio Calabria
Dirigente oncologo dell’ ASP di Reggio Calabria