Scrive di lui Paolo Vincenti: “Un artista interessante, sospeso fra la scuola del cantautorato italiano e lo swing, con notevoli e riconoscibili influenze jazz e blues. Possiede il bagaglio di vita vissuta di chi ha superato da un pezzo gli ‘anta’ e questo si riflette nella sua produzione. Non assomiglia a nessun altro del panorama musicale salentino; Max non fa folk revival e i suoi testi sono scritti in un italiano essenziale; un lessico, il suo, denso, evocativo, come i suoi ‘manichini di Cocò Chanel’ e le sue storie di patetici pierrot. Le sue radici salentine sono forti ma la sua appartenenza geografica non viene sbandierata. Questo è il punto di rottura, l’originalità di questo chansonnier un po’ sornione, ad un tempo svagato e puntuto, giocoso e engagé. I suoi testi sono minimalisti, ma le atmosfere sembrano quelle alcoliche di un night in una notte piovosa con i vetri che si appannano e il fumo che sale lento disegnando bizzarri ghirigori nell’aria opaca”.
L’opening del concerto di Max Vigneri è affidata a Davide Cerullo, pianista giovanissimo ma di straordinario talento che gli consente di muoversi con disinvoltura tra i suoi due amori: la classica e il jazz. È del 2016 sua partecipazione al Roccella Jazz con il suo “Davide Cerullo trio”.