"Signor Presidente,
siamo costretti a rivolgerci a Lei pubblicamente, non essendo riusciti ad oggi a fissare alcun appuntamento, nonostante i numerosi solleciti inoltrati anche attraverso l’assessore Roccisano, di cui abbiamo apprezzato la disponibilità a farsi carico della riforma del Welfare in Calabria.
La richiesta è dettata dall’urgenza e la necessità di rappresentarLe la grave situazione nella quale versano tutte le realtà che nella nostra regione operano al servizio delle persone più in difficoltà e svantaggiate.
Le nostre associazioni, come certamente Lei sa, hanno contribuito attraverso mesi e mesi di costante lavoro, al varo dei regolamenti attuativi della legge 23 del 2003. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità e convinzione, ritenendo di fondamentale importanza il superamento del vergognoso ritardo accumulato dalla regione Calabria nel campo delle Politiche Sociali: 16 anni rispetto alla legge Nazionale di riferimento e di 13 anni da quella regionale, fino ad oggi inapplicata.
Nonostante le quotidiane affermazioni che sottolineano l’importanza di dare forza alle politiche sociali in Calabria per contrastare efficacemente il degrado – l’ultima affermazione in tal senso è del Presidente della Repubblica Mattarella lo scorso 21 marzo a Locri – la regione Calabria, ultima in Italia, registra il più basso tasso di investimento nelle politiche per i più deboli.
Riteniamo che questa situazione non possa più essere tollerata, anche perché si sta concretamente rischiando di dover restituire al mittente la dotazione finanziaria a copertura - fra l’altro - dei piani di Azione e coesione per minori ed anziani.
Come organizzazioni abbiamo dato prova in tante occasioni di privilegiare la costruttiva partecipazione, il dialogo e la disponibilità a dare un contributo tecnico anche alle tante amministrazioni comunali che, trovandosi in difficoltà, ci chiedono un supporto di competenza.
Ma le questioni aperte sono diverse e rischiano di mettere in ginocchio il welfare calabrese, con conseguenze nefaste per i diritti delle fasce più deboli.
Tra le altre ci preme segnalare i timori circa la sostenibilità della riforma tanto attesa, considerando che occorre un ulteriore investimento economico da parte della regione che, giova ricordarlo, è quella che spende meno in Italia per le politiche sociali (27 euro pro capite contro i 110 euro di media nazionale!). Senza tale investimento non potrà esserci alcuna vera riforma né un futuro per i servizi sociali in Calabria, né potrà gravare il tutto esclusivamente sui comuni, che comunque dovranno fare la loro parte, così come accade in tutto il Paese. Sul punto, ed in generale sulle modifiche che pure si rendono necessarie per rendere la riforma percorribile, ci sembra si stia perdendo troppo tempo, considerando che il 30 giugno le deleghe dovranno passare definitivamente ai comuni. Ma le contingenze certo non finiscono qui. Ad oggi infatti non abbiamo notizie circa i pagamenti delle spettanze ancora dovute alle strutture che erogano servizi sociali, in alcuni casi risalenti addirittura al 2014-2015. Le convenzioni sono scadute ormai da tempo e regna un regime di incertezza e precarietà che rende impossibile programmare qualsiasi futuro. Tutte problematiche rispetto le quali è necessaria una risposta chiara, e non meramente “politica”, da Lei, Presidente, considerando che al momento la fase di stallo, acuita dalle frizioni non certo facilitanti cui assistiamo tra la parte politica e quella tecnica del Dipartimento Politiche Sociali, rischia di portare nel baratro l’intero sistema di welfare regionale.
Desideriamo essere attori consapevoli e responsabili di un welfare che dia dignità ai cittadini calabresi, ma non vogliamo essere corresponsabili del definitivo fallimento del già fragile welfare calabrese.
E’ per questo che attendiamo fiduciosi di essere convocati entro i prossimi 7 giorni.
Viceversa l’unica alternativa sarà quella di dare voce, nei modi che riterremo opportuni, a tutte le persone e le realtà che in questo a momento soffrono gravi condizioni di disagio.
Distinti saluti
le associazioni UNEBA, ANASTE, ARIS, CONFAPI, CONFCOOPERATIVE,
LEGACOOP SOCIALI e TERZO SETTORE