GIUSEPPE FANTINO, un autore (calabrese) da riscoprire

GIUSEPPE FANTINO, un autore (calabrese) da riscoprire
C’è ancora molto da scovare nei cassetti della cultura calabrese, nelle carte di studiosi che poco si sono mostrati agli occhi del loro tempo, e oggi aspettano di essere svelati nella loro complessità e originalità.

Giuseppe Fantino era uno di quelli, e i suoi Appunti e saggi di critica letteraria, a cura di Fortunato Mannino, sono stati appena pubblicati da Il Rifugio.

Sconosciuto persino al prof. Pasquino Crupi critico, studioso e estimatore della cultura del meridione, quando venne a contatto con uno degli scritti critici di Fantino, ebbe a stupirsi di come un tale spirito acuto, potesse essergli sfuggito nelle sue ricerche. I motivi vanno ritracciati nella storia personale della vita di Giuseppe Fantino, vita appassionante e tragica. Votato allo studio assoluto dei suoi amati libri, dei suoi amati autori -Leopardi, Foscolo, Pascoli, Papini, Verga, Negri, Moravia, Calogero; grande appassionato di alcune figure politiche e storiche come Giuseppe Mazzini - resta barricato nei suoi studi, incurante di tutto, cieco alla vita che gli passa accanto e agli sforzi cui si sottopone, che danneggiano in modo irreparabile la sua salute fisica e mentale. Uno studio minuzioso e ossessivo precede ogni suo intervento critico, su ogni aspetto di ciascun autore da lui esaminato. Nulla sfugge alla sua accurata indagine: scritti pubblici, privati, epistole, diari. Egli rintraccia con ogni mezzo, l’uomo racchiuso dietro ogni autore, svelando con la sua grande sensibilità umana aspetti poco analizzati o ribaltando con le evidenze degli scritti autobiografici, luoghi comuni attribuiti ad alcuni autori (vedi il Foscolo, per esempio).

Nasce il 28 Giugno 1908 a Melicuccà, dove trascorre i primi anni dando segno di insofferenza nella scuola già frequentata, così viene trasferito al liceo classico a Roma per completare i suoi studi. Nel 1933, si laurea in Lettere Classiche e tutta la famiglia spera per questo ragazzo irrequieto in una sistemazione politica o amministrativa. Invece, parte per la Libia senza partecipare però alla guerra, forse per problemi di salute. Nel ‘45 è a Napoli come collaboratore del Il Mattino, ma la sua salute peggiora. Dal ‘50 al ’55 trascorre cinque anni terribili, presso un ospedale psichiatrico durante i quali però riuscirà a scrivere un volume di astronomia e uno di aforismi. Sembra dividere con altri illustri, come Calogero e Campana, il male di vivere nella ghiacciaia della sua solitudine, estraneo in ogni luogo, sempre. Il suo pensiero ha operato in totale indipendenza da qualunque idea preconcetta o conformismo. Ha sempre mal sopportato il regime fascista di quegli anni, ma alla fine si dichiara dalla parte dei vinti, prendendo anche posizione contro il Neorealismo. A nulla vale il suo girare per l’Italia nel tentativo di placare la terribile ansia di un tempo tiranno che non gli da tregua, che lo consuma da dentro. Misura del suo tempo non sono gli orologi o il trascorrere delle stagioni, ma il lento deteriorarsi dei suoi tessuti nervosi. Sempre in bilico tra vari problemi di salute mai identificati chiaramente. Oggi forse, potremmo attribuirgli una sindrome bipolare, con diversi altri problemi sempre da lui trascurati, anzi ignorati, in ragione dell’unico obiettivo della sua esistenza: lo studio. E così, torna agli studi e alla vita, girando per l’Italia settentrionale, sempre insofferente fino al suo ritorno nel ‘75 a Melicuccà dove si spegne, lasciando diversi saggi di critica letteraria, romanzi caratterizzati da una scrittura molto moderna per il tempo, contraddistinta dal flusso di coscienza. La maggior parte dei suoi scritti è andata perduta, abbandonata a quello stesso tempo, che temeva di non avere per scrivere tutto quello che avrebbe voluto. Così oggi di lui, restano brandelli di resoconti, ma anche diversi e interessanti scritti critici, appunti, nonché saggi, romanzi, pièce teatrali e centinaia fogli sparsi che la famiglia Fantino si trova a custodire, e che grazie al lavoro prezioso e infaticabile del prof. Fortunato Mannino, presto verranno pubblicati, come questa raccolta di Appunti e saggi di critica letteraria di grande valore. Giuseppe Fantino porta la sua voce chiara e limpida a confrontarsi con estrema lucidità con i grandi della letteratura, senza alcun pregiudizio o timore reverenziale, offre il suo pensiero in modo estremamente ponderato, in un analisi chirurgica sui testi esaminati. Per usare le parole del prof. Angelo Vecchio Ruggeri, alla presentazione di questo libro: “Fantino offre, tra le altre cose, la lezione di un metodo di studio per lo sviluppo di un’idea autonoma”. Un autore calabrese tutto da scoprire, grazie alla disponibilità della illuminata famiglia, custode di tutte le sue carte, che senza porre ostacoli ha deciso di condividere con il pubblico questo prezioso contributo alla cultura.

Appunti e saggi di critica letteraria di Giuseppe Fantino

a cura di Fortunato Mannino, edito da Il Rifugio 14 euro