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RC. Confindustria: Siamo un punto di riferimento per il nostro territorio. ANDREA CUZZOCREA

RC. Confindustria: Siamo un punto di riferimento per il nostro territorio. ANDREA CUZZOCREA
di ANDREA CUZZOCREA* - È trascorso un anno dalla nostra ultima occasione di solenne incontro. Dodici mesi in cui molto è accaduto e altrettanto è cambiato. La nostra comunità ha conosciuto profondi sommovimenti di ordine politico, democratico, istituzionale, sociale e soprattutto economico, continuando a vivere uno dei periodi più difficili della sua millenaria storia.

Rispetto a un anno fa, oggi siamo di fronte a una situazione complessiva di gran lunga peggiorata. La qualità della vita e il benessere dei cittadini si sono drammaticamente abbassati, mentre l’imposizione di tasse, tariffe e tributi ha raggiunto livelli mai visti prima d’ora. I costi per cittadini e imprese, peraltro, sono del tutto ingiustificati in base alla scarsissima qualità dei servizi pubblici erogati, quando non completamente scomparsi.

Non è nostro compito stabilire se l’attuale condizione della città sia dovuta alla Commissione straordinaria, se sia il portato degli anni di governo cittadino che hanno preceduto lo scioglimento del Comune o se la responsabilità sia congiunta.

Certo, bisogna riconoscere che lo strumento dell’amministrazione straordinaria è inefficace e crea, come unico risultato, un clima di disaffezione e sfiducia dei cittadini nei confronti della cosa pubblica perché alla paralisi della macchina amministrativa non corrisponde un effettivo risanamento degli enti.

È altresì singolare che, su 50 comuni attualmente commissariati in Italia, ben 12 si trovino nella provincia di Reggio Calabria, e dieci di questi siano stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Inoltre dal 1991, quando è stata introdotta questa normativa, a oggi le amministrazioni del Reggino colpite sono state 45. Numeri quanto meno inconsueti.

(…) Oggi stiamo vivendo una vacatio in gran parte delle istituzioni democratiche del territorio, che consideriamo pericolosa e irresponsabile. Occorre al più presto restituire la parola ai cittadini elettori per il ripristino di tutti gli organi democratici della Città e della Regione. Con l’auspicio che finalmente la politica torni a esercitare il suo ruolo, visto che il dibattito, soprattutto a Reggio, ormai da anni si caratterizza per l’avvilente povertà dei contenuti e per l’assenza assoluta di proposte. Non ci sembra, tutt’oggi, che qualcuno ci abbia presentato un’idea di città e, soprattutto, un’idea di futuro.

Frattanto, Confindustria è assurta a punto di riferimento non solo per il mondo produttivo ma anche per tante altre realtà sociali, culturali e istituzionali della provincia reggina.

La nostra associazione, lo abbiamo detto chiaramente in diverse circostanze, non è di parte. O meglio, sta da una parte sola: quella della Città e della Provincia. Ecco perché viene percepita come un soggetto positivo e capace di dare vita a iniziative costruttive e virtuose.

Due anni fa ci eravamo impegnati a restituire centralità a questa Territoriale. Tutti assieme, ci siamo riusciti. E Confindustria è tornata a essere il motore di una città il cui albero di trasmissione – ovvero i corpi sociali intermedi del nostro ordinamento – si è però inceppato. Dobbiamo ripararlo per consentire al propulsore degli industriali di sprigionare tutta la sua potenza.

(…) Lo scorso anno l’assemblea annuale fu dedicata interamente al tema della legalità, l’emergenza delle emergenze.

La nostra posizione, in merito, era molto chiara ed oggi non è mutata: si devono colpire i mafiosi. Colpirli duramente. Espropriarli dei loro patrimoni, ma evitare accuratamente le generalizzazioni.

Noi diciamo “sì” alla lotta dura e senza quartiere alla ‘ndrangheta e alle sue ramificazioni all’interno delle istituzioni democratiche. In questo senso, esprimiamo a chiare lettere il nostro apprezzamento, il plauso e la condivisione per le iniziative condotte dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e dai Tribunali della nostra Corte d’Appello.

Siamo con loro.

Ma con altrettanta forza gridiamo il “no” all’insopportabile pregiudizio nei confronti di questa terra, che viene tacciata ingiustamente di mafiosità.

Noi ci opponiamo a tutto questo non sono nella qualità di cittadini, ma anche come imprenditori: perché una Reggio stritolata dalla piovra non può sperare in nessuna ripresa economica, e dunque va bonificata. Ma una Reggio etichettata come mafiosa, parimenti, non ha alcuna possibilità di riscatto sociale.

(…) Il mondo dell’informazione, sia chiaro, ha tutta la nostra considerazione e il nostro rispetto: i giornalisti devono esercitare in piena libertà e coscienza il loro mestiere perché assolvono una funzione essenziale nella nostra società.

Ma oggi la tenuta del sistema sociale, a Reggio, è fortemente in pericolo. Per salvarlo dall’implosione è necessario il massimo sforzo da parte di tutti.

Ripercorrendo i dodici mesi di lavoro svolti per quest’associazione, Confindustria ha confermato di essere un’istituzione credibile per la nostra provincia.

Abbiamo rappresentato in maniera chiara e forte i diritti delle nostre imprese nei confronti di un mondo politico allo sbando, costretto a fare i conti con difficoltà di natura diversa che nulla hanno a che vedere con il governo del territorio.

(…) Ma siamo stati costretti anche a supplire al vuoto di rappresentatività di questa comunità locale: basti ricordare l’impegno profuso da Confindustria per la Città metropolitana.

Nel momento in cui c’era il rischio concreto che Reggio Calabria perdesse il treno sul quale erano già salite le altre nove metropoli italiane, noi ci siamo assunti una grande responsabilità.

Siamo stati auditi dalla commissione Affari costituzionali del Senato, e abbiamo chiesto di non penalizzare il nostro territorio e la nostra economia, già stremata, che avrebbe subito un altro colpo pesantissimo.

Il PON Città metropolitane prevede stanziamenti tra gli 80 e i 100 milioni di euro per ogni realtà locale. Una somma ingente, che Reggio Calabria non può permettersi di perdere.

La città è ancora oggi al collasso sotto il profilo economico. Reggio ha un’economia fondata prevalentemente sul settore edile e sui servizi, entrambi fortemente legati alla capacità di spesa diretta e indiretta della pubblica amministrazione.

(…) nel territorio di questa provincia ci sono opere pubbliche bloccate per centinaia di milioni di euro.

È un giacimento che conserva l’unico petrolio che a noi interessa: il lavoro, strumento di dignità e di riscatto sociale.

Nella prima ricognizione che abbiamo effettuato, sono stati censiti lavori fermi per oltre mezzo miliardo di euro, in una provincia in cui la ricchezza interna supera di poco i 7 miliardi.

Già questo rende l’idea delle enormi opportunità di rilancio negate dalla malaburocrazia alle nostre imprese.

Sarebbe una boccata d’ossigeno fondamentale per la città. E d’altra parte, si tratta di interventi di estrema importanza per il nostro territorio. Reggio cambierebbe volto. Diventerebbe finalmente una città moderna, accogliente, funzionale e, finalmente, solo al verificarsi di tutte queste condizioni, anche turistica.

(…) Spesso, in questi due anni, Confindustria ha assunto posizioni impopolari, sollecitando un cambio di passo in diverse direzioni.

(…) Ormai da anni la capacità dei Paesi emergenti di aggredire il mercato globale ha messo alle corde la vecchia Europa che è di fronte a un passaggio epocale: o rinasce, o muore.

Noi, che siamo il Sud del Sud dell’Europa, avvertiamo in maniera molto più forte tutte le contraddizioni e i limiti del nostro sistema istituzionale ed economico.

In questo quadro d’assieme, non sono mancati i momenti di incomprensione con alcune importanti realtà locali cui continuiamo a guardare con attenzione e stima.

Un caso esemplificativo è quello della Sogas. La società di gestione dell’aeroporto dello Stretto, sotto l’attuale presidenza, ha compiuto alcuni passi avanti.

Ma la posizione di Confindustria sull’aeroporto dello Stretto non può non tener conto di quanto accaduto negli ultimi trent’anni.

A fronte di un manager competente, che apprezziamo, ce ne sono dieci del passato che hanno portato l’azienda sull’orlo di una crisi irreversibile.

In questo senso, la posizione dell’imprenditoria reggina è chiara: vogliamo una seria gestione privata dello scalo e siamo disposti a impegnarci ma non ad accollarci i debiti fatti da pessimi amministratori pubblici scelti col manuale Cencelli.

Noi non vogliamo “mettere le mani sull’aeroporto”. Pretendiamo che sia gestito secondo logiche di mercato perché non possiamo permetterci che la condizione di isolamento di questo territorio si aggravi a causa dell’inevitabile chiusura dello scalo.

Un ragionamento analogo va fatto per la Camera di Commercio.

(…) Per quanto ci riguarda, il ruolo della Camera di Commercio deve essere quello di promuovere in maniera fattiva lo sviluppo dell’economia del territorio, impegnando le risorse nella realizzazione di quegli strumenti in grado di garantire alle aziende nuove opportunità.

Ripercorrendo il “film” dell’ultimo anno ci accorgiamo che il fotogramma più ricorrente continua a mostrare uno stato di sostanziale paralisi che, a più livelli, segna profondamente la provincia reggina.

(…) La nostra, dobbiamo dirlo con chiarezza, è una realtà territoriale che sembra essere sempre più votata all’impoverimento che non alla nascita di condizioni di sviluppo favorevoli e alla creazione di nuove opportunità di crescita. Una tendenza negativa, questa, che troppo spesso viene alimentata dalla cecità di una politica nazionale che evidentemente non considera le istanze del nostro territorio meritevoli della dovuta attenzione.

Un caso emblematico, in tal senso, è quello relativo alla paventata, e a quanto pare scongiurata, soppressione della sezione reggina del Tar, nell’ambito di una più generale azione di riordino della macchina amministrativa messa in atto dal governo Renzi.

(…) Una vicenda analoga a quella della sede dell’Agenzia nazionale dei Beni confiscati, che certamente deve funzionare con la massima efficienza, ma che in questa terra assume anche un valore simbolico che non possiamo disperdere.

Delle numerose questioni irrisolte per il nostro territorio, Confindustria Reggio Calabria – come dicevamo – ha seguito in prima persona l’andamento, cercando sempre di interpretare in chiave propositiva e costruttiva il proprio ruolo istituzionale. Un ruolo a cui oggi, in questa sede, intendiamo trasmettere nuovo vigore attraverso un programma che trova la sua sintesi in tre concetti chiave: identità, realismo e fiducia.

Con il primo elemento intendiamo ribadire la necessità di far emergere i tanti punti di forza, che in alcuni casi assumono le fattezze di autentiche eccellenze, di cui si compone il tessuto produttivo reggino. Non si tratta, sia chiaro, di un’esigenza di visibilità fine a se stessa o di una pura operazione di marketing. È piuttosto un passaggio essenziale che individua concretamente in un atteggiamento consapevole e propositivo il punto da cui ripartire per delineare le future ipotesi di sviluppo. È questa identità, fatta di tanti imprenditori onesti che costituiscono l’ossatura dell’economia locale, che dobbiamo porre quale faro in grado di illuminare il percorso che intendiamo intraprendere.

In questo contesto, abbiamo voluto strutturare l’appuntamento con l’assemblea annuale cercando di far toccare con mano la nuova visione identitaria che intendiamo porre come leit motiv della nostra azione. Lo abbiamo fatto grazie al coinvolgimento delle varie aziende che oggi hanno testimoniato, con la loro presenza e la forza dei fatti, come sia possibile nel nostro territorio ideare, realizzare e affermare dei modelli aziendali di successo.

Sarà proprio questo tratto identitario a ispirare la nuova fase operativa di Confindustria Reggio Calabria.

(…) Strettamente connessa a questa prima fase è una scrupolosa presa di coscienza sullo stato dell’arte dello scenario economico reggino.

È in quest’ottica che assume un rilievo specifico il tema del realismo, quale secondo punto chiave della nostra visione.

Pocanzi facevamo riferimento ai dati economici diffusi da Bankitalia la settimana scorsa riguardo al Mezzogiorno.

(…) Più volte nel corso di questi mesi abbiamo denunciato il peggioramento di una situazione che, in seguito alla progressiva contrazione del Pil associata all’aumento del tasso di disoccupazione, specie femminile e giovanile, ha ormai reso il Mezzogiorno una sorta di corpo estraneo rispetto al resto del Paese.

Il tessuto produttivo calabrese, e reggino in particolare, continua a operare in condizioni precarie, legate principalmente alle difficoltà di accesso al credito e, quindi, all’impossibilità di promuovere nuovi investimenti. Oggi il rapporto tra imprese e istituti creditizi fa i conti con un sostanziale blocco che stiamo cercando di vincere, nel rispetto dei vincoli bancari.

Tuttavia, occorre individuare nuove e più efficaci strategie per riattivare la leva finanziaria, vitale per rimettere in moto investimenti e occupazione.

In questa direzione confortano le recenti misure adottate dal presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, per immettere nuova liquidità nel sistema economico e bancario.

Ma il percorso da compiere è ancora lungo e a queste latitudini il rischio è sempre quello di perdere la bussola e arrivare nuovamente ultimi al traguardo.

D’altro canto, serve una svolta radicale sul fronte dello snellimento della macchina burocratica in grado di avviare finalmente a soluzione il gravissimo problema dei crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica amministrazione.

La situazione di stallo del Decreto Reggio è semplicemente sconvolgente.

(…) Da questo punto di vista si rivelerà decisivo il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea nella cui agenda figurano tra le principali questioni proprio la crescita e le politiche per il lavoro, seppur sia assente il Mezzogiorno.

Sempre da Bruxelles, e dall’attività di mediazione, finora palesemente insufficiente, che i nostri rappresentanti politici locali e nazionali dovranno avviare, ci attendiamo inoltre segnali ben precisi riguardo a quella che gli industriali reggini considerano come la vera sfida per il futuro della Calabria: Gioia Tauro.

Su questo fronte consideriamo terminata definitivamente la fase degli annunci e delle passerelle. Lo scalo gioiese, in un contesto di sostanziale disinteresse della politica nazionale, è riuscito persino a farsi carico, con grande professionalità, della delicata vicenda delle armi chimiche siriane.

Adesso è tempo di dare seguito con azioni concrete a quei passaggi indispensabili per consolidare all’interno del sistema produttivo del Paese il ruolo del Porto.

Confindustria Reggio Calabria ribadisce ancora una volta, con forza, la proposta di istituire la Zes, vale a dire un’area “tax free” come unico vero strumento per attrarre investimenti e creare sviluppo e occupazione. Gioia Tauro non può guardare solo al transhipment, che pure rappresenta il suo core business, ma deve necessariamente abbracciare anche lo sviluppo dell’area retroportuale, l’unica nel Mediterraneo a essere praticamente inutilizzata.

Ma oltre a ciò che circonda il porto, dovremmo anche concentrarci su cosa c’è dentro il terminal, sulle banchine. Cioè un livello elevatissimo di professionalità e di competenza, sia negli organici della società terminalista, sia quelli delle aziende terziste, che consegnano a una regione distratta un’eccellenza “made in Calabria”.

Sempre sul tema del porto, Confindustria – e il nostro contributo a livello nazionale lo stiamo dando fattivamente – auspica che il governo modifichi la legge 84/94, che non è più capace di soddisfare le esigenze attuali. Le infrastrutture portuali costituiscono l’ossatura su cui si articola e prende forma lo sviluppo locale, purché le infrastrutture e i servizi garantiscano accessibilità e connessioni. Per cui, pur in presenza di una localizzazione geografica baricentrica di Gioia Tauro rispetto al meridione d’Italia e al Mediterraneo stesso, il territorio rischia di non essere in grado di innescare e favorire condizioni di competitività, se non sarà strategicamente e sistematicamente interconnesso alle reti infrastrutturali e le filiere integrate, produzione – logistica e distribuzione.

Il lavoro che ci aspetta da qui ai prossimi mesi, dunque, è ancora tanto.

Ma il tessuto produttivo reggino guarda con estremo interesse anche agli appuntamenti che solo in apparenza sono troppo distanti. Al contrario, crediamo che eventi di caratura mondiale come l’Expo debbano costituire un terreno d’azione per le imprese del nostro territorio la cui limitata capacità di fare rete per varcare i confini regionali, spesso, ha rappresentato un pesante limite relazionale e, dunque, un gap rispetto ad altre realtà territoriali.

In questa direzione va rivolto un convinto plauso alla sezione Turismo di Confindustria Reggio Calabria, che già da tempo ha avviato un percorso serio e ragionato di avvicinamento all’Expo, come testimoniato di recente dall’ultimo momento di confronto sulle opportunità connesse all’esposizione universale, a cui hanno preso parte anche il presidente nazionale di Federturismo Renzo Iorio, e il direttore Marketing del Padiglione Italia, Marina Geri.

È con questo spirito che intendiamo ripartire, nell’assoluta certezza che il tempo degli aiuti calati dall’alto è terminato. Il futuro, specie per quanti vogliono affacciarsi al mondo dell’impresa, parla di startup, di capacità d’innovazione, di superamento della paura del rischio, di condivisione di esperienze e progetti.

Sono questi gli elementi della nuova dimensione imprenditoriale e non coglierli significherebbe commettere un errore irreparabile.

Siamo così giunti all’ultima delle parole chiave di questa assemblea: la fiducia.

Un sentimento che è legato inscindibilmente all’intraprendenza, al coraggio, forse anche all’incoscienza dei giovani.

La capacità di credere in loro è la scommessa per il nostro futuro. È per questo che noi puntiamo sul Gruppo Giovani Imprenditori che rappresenta un patrimonio di idee, entusiasmo ed esperienze fondamentale. Proprio il Gruppo Giovani e tutti noi, nelle scorse settimane, abbiamo subìto una gravissima perdita: quella della cara vicepresidente Benedetta Cozzupoli, cui va il nostro commosso pensiero, unito all’abbraccio che idealmente rivolgiamo a tutta la sua famiglia e, in particolare, al padre Mimì, già presidente di questa Associazione.

(…) Non sappiamo se si è aperta una fase nuova per il nostro Paese. Sappiamo però che il mondo è cambiato e che occorre rapidamente adeguarsi. Senza la piena responsabilizzazione delle giovani generazioni, rischiamo di non farcela.

Questa è la nostra visione del domani, nell’anno che segna il settantesimo anniversario della nostra associazione. Come slogan per questa ricorrenza abbiamo scelto “La storia costruisce il futuro”.

Le radici del passato sono legate in maniera indissolubile alla nostra idea dell’avvenire: siamo artefici del nostro destino, in un nuovo Rinascimento che dovrà traghettare Reggio Calabria fuori dal suo Medioevo.

*Presidente Confindustria di Reggio. Sintesi della relazione. I tagli di allegerimento del testo (segnalati da tre puntini in parentesi) sono redazionali e non comportano alcuna responsabilità di Confindustria.