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LA STORIA. Se la Reggio normale spinge giù la città - CHILA’

LA STORIA. Se la Reggio normale spinge giù la città - CHILA’

di ROSA CHILÀ - Vi racconto quanto successo nella parte della Reggio dove le Istituzioni non c’entrano e dove non c’entra nemmeno la ‘ndrangheta.

Nella Reggio normale anzi, in un Ristorante che si trova in un luogo sin da sempre identificato come il luogo della Reggio bene anche se ciò, qui, ha scarsa rilevanza.

Concordo con il Ristoratore una cena e scelgo proprio quel posto (c’ero già stata per i festeggiamenti di un matrimonio e di qualche compleanno) a motivo della bellissima location in riva al mare.

Per problemi sopraggiunti quella cena tra parenti l’abbiamo dovuta spostare al pranzo del mezzogiorno.

Per la verità mentre quel luogo mi attraeva per la serata lo stesso mi lasciava titubante per il mezzogiorno.

Mi dispiaceva, però, dopo aver concordato con un gentile Signore il menù, annullare tutto per spostarci in un altro locale.

Voglio evidenziare che sul prezzo non si è discusso. Si è solo preso atto considerato che è apparso conforme alle aspettative illustrate.

In fondo il pranzo era solo un’occasione per trascorrere piacevolmente qualche ora assieme ai nostri parenti qui in vacanza.

Dopo aver avvisato della necessità di cambiare l’ora mi reco di persona e contratto questa volta con una nuova persona i termini per il pranzo.

Ritorno una terza volta perché volevo sincerarmi del locale dove ci avrebbe sistemati perché ci tenevo a far una bella figura con i miei parenti.

Parlo con una terza persona (una ragazza) e le chiedo di poter cortesemente vedere la sala dove avrebbero apparecchiato.

La ragazza mi dice che non era possibile stabilire a priori il luogo della “tavolata” perché il tutto sarebbe dipeso dal tempo della giornata. “Se fa freddo apparecchiamo in un posto”, “ se fa caldo apparecchiamo da un’altra parte”.

Per non essere pedante mi tranquillizzo facendo tesoro delle indicazioni “un luogo se fa fresco” e “un luogo se fa caldo”.

Arriva il giorno e ci ritroviamo a pranzo su un veranda coperta da “arelle” di canne con sopra una lamiera non so se del genere coibentato o no.

In quel locale c’erano i normali 45 gradi di un dieci agosto ore 13.00 in riva allo stretto.

Normali per una giornata di mare non per la consumazione di un pasto.

Un soffocante incubo.

A metà pranzo li ho supplicati di spostarci in un luogo più fresco considerato che c’era anche un bimbo di pochi mesi.

Lo so, tutti se ne sarebbero andati ma a me spiace mortificare il lavoro altrui e nessuno ha soldi da buttare per incuria altrui.

Il signore con cui ho interloquito mi ha risposto che quello era il luogo più fresco e che non c’erano ventilatori.

Caro ristoratore che io non torni più da Lei è di scarsa rilevanza.

Mi dispiace, però, che anche gente come Lei contribuisce a tirare giù la “nostra” Reggio.

Le faccio presente che l’unica cosa corrispondente a quanto pattuito è stato solo il prezzo da noi regolarmente corrisposto.

La ringrazio per la brutta figura fatta con i miei parenti qui turisti e ringrazio San Lorenzo se nessuno si è sentito male.

Però: Tralasciamo “lasagnetta” e non “trofiette”.

Tralasciamo che doveva esserci un ricchissimo buffet di antipasti composto da “30 pezzi diversi” (forse avrei dovuto contare anche le foglie di lattuga?) “reintegrato sino a completamento del pasto” e a motivo del quale abbiamo rinunciato (sempre secondo vostro consiglio) alla seconda portata.

Tralasciamo che sono andati via, sì e no, mezzo chilo di riso e altrettanti di pasta per trenta persone.

Tralasciamo il ricco buffet di dolci e frutta solo perché è stato ben integrato da una torta che abbiamo portato noi per festeggiare anche il compleanno di uno degli invitati ma, per il bene dell’umanità e della nostra Reggio, evitate di “attirare” clienti se non esistono locali idonei ai clima estivi.

Io non l’ho costretta (come Lei ha abbozzato come patetica scusa) a servirci un pranzo a mezzogiorno e Lei – per amor di verità - non ci aveva avvisato che nel suo locale avremmo patito le pene dell’inferno in un normale giorno di agosto.

Per il futuro abbia pietà e con il cuore in mano rifiuti di organizzare banchetti nelle giornate calde visto che non avete la possibilità di ripiegare in un ambiente vivibile.

Lei non può offrire un servizio confortevole e costringe anche chi lavora là a svolgere un lavoro massacrante oltre a mettere a serio rischio la salute dei clienti.

Ma se proprio vuole vada per il mezzo chilo di riso per trenta e passa persone (ripeto per noi quella era solo un’occasione per stare assieme a tavola), ma si compri almeno qualche ventilatore …