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Il Ponte e la torre Eiffel. A Parigi per continuare a sognare. ALVARO

Il Ponte e la torre Eiffel. A Parigi per continuare a sognare. ALVARO

di GIOVANNI ALVARO – (rep) Sono stato a Parigi e, come è normale, oltre al Louvre, Notre Dame, l’Arco di Trionfo, un giro sulla Senna col Baton Mouche, sono andato a visitare la Torre Eiffel. Impressionante la fiumana di turisti che l’avevano scelta come passaggio obbligato durante la propria permanenza nella capitale francese. E non poteva essere altrimenti dato che ultimamente si sono superati abbondantemente i 6 milioni di visitatori all’anno pari a oltre 16 mila unità al giorno.

Viene da ridere, pertanto, a leggere la lettera che la crema della cultura francese, fiera oppositrice della realizzazione della Torre (che veniva dispregiativamente chiamata “l’asparago di ferro”), inviò al Ministro dell’Esposizione e fu pubblicata il 14 febbraio 1887, poco dopo l’avvio dei lavori per la sua costruzione che durarono poco più di due anni. “Noi scrittori, pittori, scultori, architetti, amatori appassionati della bellezza finora intatta di Parigi – scrivevano senza rendersi conto che, nel futuro, il mondo avrebbe riso di loro - protestiamo contro l’inutile e mostruosa Torre Eiffelgià ribattezzata Torre di Babele.(…) abbiamo il diritto di proclamare ad alta voce che Parigi è una città senza rivali nel mondo intero (…) dove sorgono i più nobili monumenti che il genere umano abbia mai partorito.(…) e che suscita curiosità e ammirazione. Lasceremo dunque che tutto questo venga profanato?

Per fortuna Parigi venne profanata, e cosa più dolorosa per i ‘No Torre’, da un ingegnerucolo di periferia, quale appariva ai loro occhi Gustave Eiffel, e la Francia e l’intera Umanità ne sono, oggi, riconoscenti. La Torre è, infatti, la maggiore attrazione turistica dei cugini transalpini, e un esempio ‘vivente’ di quanto possono essere grandi le stupidità che sono state sciorinate nel passato e che continuano ad esserlo ancora oggi contro il progresso, lo sviluppo tecnologico, la ricerca, le opere d’ingegno e anche i semplici simboli. E la   Tour Eiffel, in questa galleria, non è certamente sola. In Italia, in particolare, paese del No a tutto, gli esempi sono innumerevoli.

La Mole Antonelliana fu accompagnata da alti lai ma è diventata il simbolo della città di Torino; l’Autosole fu attaccata per lo ‘sperpero di terreno’ che veniva sottratto all’agricoltura e perché, si disse, erano insormontabili le difficoltà tecniche alla sua realizzazione: ma alla fine fu costruita e la Milano-Napoli favorì il miracolo economico degli anni ’60 e contribuì a trasformare il paese da agricolo-industriale in industriale-agricolo; la ferrovia Bologna-Ferrara (1859) fu osteggiata perché viaggiare a oltre 30 km orari significava provocare terribili malattie, mentre due anni prima, durante l’inaugurazione dell’illuminazione pubblica di una piazza di Ferrara, si verificò un terremoto che, subito, fu considerato conseguenza delle nuove lampade perché non avevano gli stoppini ed erano senza fiamma essendo ad arco (Edison non aveva ancora inventato quelle a filamento).

La stupidità umana, come si vede, non ha avuto né ha alcun limite. Per il Ponte sullo Stretto si è agitato il ‘disturbo’ che veniva inferto ai pesci dall’ombra che si sarebbe proiettata sul mare, mentre i piloni erano un grave pericoli per i gabbiani in transito. Assieme a ciò anche le perle per la presenza della mafia che potrebbe far lievitare i costi (come se a Milano o Palermo dove non ci sono ponti la mafia non esiste). Addirittura si è fatto circolare l’ipotesi che l’abbandono del Ponte fosse voluto, non dalle scelte tedesche affidate, come ‘compiti a casa’, al signor Mario Monti, ma addirittura dalle stesse imprese vincitrici dell’appalto perché esse stesse consideravano irrealizzabile il progetto. Ma se così fosse stato perché la Salini-Impregilo continua a insistere per realizzarlo addirittura rinunciando alla penale che per legge spetta a chi è stato estromesso da una gara legittimamente vinta?

La verità è che la stupidità umana associata alla scarsa informazione dei soggetti decisori, o alla sudditanza nei confronti dei padroni teutonici dell’Europa, o alla ‘distrazione’ per la presa del potere costi ciò che costi, o alla visione miope di chi non sa come si governa e qual è il vero interesse del Paese, diventa una miscela distruttiva per qualunque realizzazione, soprattutto se localizzata nel Mezzogiorno d’Italia, e anche se non nasce per fini turistici e per lo sviluppo dei territori interessati, ma fu progettato principalmente nell’interesse dell’intero Paese che, solo col Ponte e l’Alta Velocità che ne sarebbe una diretta conseguenza, si inserirebbe nei flussi mercantili dell’interscambio Europa-Estremo Oriente e viceversa rilanciando il più importante dei corridoi Ten-t che non a caso era stato indicato come il corridoio 1, più conosciuto come corridoio Berlino-Palermo.

E fa veramente rabbia sapere che tra i detrattori della Tour Eiffel c’erano intellettuali come Guy de Maupassant e Alexandre Dumas, mentre per il no al Ponte sono impegnati signorotti meridionali a difesa del proprio orticello, sindaci che assumono il ruolo presentandosi scalzi all’insediamento (battendo anche Grillo in facezie), professori che, come i cattivi maestri, usano senza parsimonia la menzogna, e i soliti benaltristi che da decenni ripetono che c’è sempre qualcosa di diverso da realizzare. Tutti comunque usati per disegni altrui.

Fa rabbia vedere che queste persone ‘uccidono’ il loro stesso territorio anche se non sono in grado di uccidere i nostri sogni. A Parigi, infatti, malgrado tutto, ho continuato a sognare.