Oggi sulla 106 c’è stato il morto numero 18. Era a bordo di una Panda che s’è scontrata con un’altra auto.
Settembre è il mese numero 9 dell’anno e siccome la 106 in media uccide due persone al mese (quando ci aiuta la fortuna e la 106 non esagera) ci troviamo perfettamente dentro i parametri previsti e, del resto, già verificati.
Va così da anni. La 106 ha già prodotto una montagna di cadaveri. Mucchi di corpi con dentro bambini, donne, ragazzi e persone di tutti i tipi. Unica attenuante: è così per tutti (anche se forse a quelli dei Suv va meglio: muoiono di più quelli delle utilitarie).
Siamo di fronte a un fenomeno controllato e misurabile: ogni anno 24 persone, di preferenze tra quanti abitano lungo la macabra striscia 106, muoiono. Non per caso o per disgrazia ma perché il rapporto tra la strada e le sue caratteristiche e il peso umano e sociale che deve sopportare, necessariamente uccide almeno due volte al mese, cioè 24 volte l’anno.
E’ come se ci fosse in libertà un serial-killer, un vampiro che ha la necessità di uccidere due volte al mese. E non sgarra mai.
L’unica differenza è che se ci fosse un killer sulla 106 ci sarebbero centinaia di poliziotti per individuarlo e bloccarlo. Invece dei morti della 106 se ne fottono tutti (o quasi) nel senso che vengono ritenuti assolutamente inevitabili e necessari allo svolgimento della vita lungo il suo tragitto.
Nei prossimi 10 anni la 106 non sarà una strada tanto rifatta e ripezzata da ridurre il rischio al livello fisiologico di una strada normale.
Il che significa che l’Anas, lo Stato, i poteri pubblici hanno programmato – di questo si tratta - un massacro di 240 persone (in gran parte calabresi) nel prossimo decennio.
Possono sempre capitare disgrazie di questa enorme dimensione. Ma non si tratta di questo: noi sappiamo con certezza che in 240 moriranno. Sono il costo dei nostri ritardi e delle inadempienze che subiamo. Non pare che la cosa tolga il sonno a chi abita le stanze del potere pubblico.
Si dirà che non si può chiudere la strada. Ed è vero. Ma solo chi imbroglia può dire che non c’è nulla da fare per fermare, o almeno contenere, la mattanza. Il rischio della morte si può perfino accettare quando è un rischio. Ma la morte sulla 106 è una certezza.
In Italia ci sono riusciti. I morti sulle strade e nei punti pericolosi si sono drasticamente contratti. Soprattutto dove sono stati istituiti i tutori invece degli inutili e ridicoli autovelox. Perché in Calabria e lungo la 106 non è possibile impedire piazzare i tutori per impedire che venga uccisa la gente? (alva)