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L'ANALISI. La morte del partito nazionale e il voto del Sud

L'ANALISI. La morte del partito nazionale e il voto del Sud
spacco Dalle urne emerge con prepotenza un fatto nuovo e inedito nella storia dell’intera Repubblica Italiana: la morte del partito nazionale. Non esiste più un partito che abbia un consenso e una forza equilibrati e diffusi su tutto il territorio della nazione. E’ come se il Belpaese si fosse spaccato in diversi Principati autonomi in ognuno dei quali regna un sovrano di differente casata reale.

Il dato non è emerso immediatamente ed ancora nessuno ha tratto tutte le conseguenze dal fenomeno. E' difficile del resto, al momento, valutarle ma è impensabili che in prospettiva non siano pesanti e durature, con grandi rischi perfino sulla stessa tenuta del paese. Un quadro che spingerà sempre più verso pensieri "territoriali" a scapito di quelli "nazionali". E' come se l'idea centrale che ha accompèagnato generazioni di meridionalisti che hanno sempre collocato la ripresa del sud in un quadro nazionale si fosse dileguato con buona pace di Gramsci, Salvemini, Fortuinato, Villari, Dorso e tutti gli altri.

L'Italia meridionale e insulare viene conquistata dal M5s che fa sbiadire le antiche e possenti percentuali della Democrazia cristiana che al Sud conservò fino agli anni della sua scomparsa un serbatoio elettorale notevolissimo, vera e propria leva strategica per il governo dell’intero paese. I 5s fanno meglio anche dell’inquietante del 61 a 0 di Berlusconi. Superato lo Stretto le percentuali s’impennano sfiorando quasi sempre almeno la metà dei voti. A Napoli il 32 nazionale supera ampiamente il 60 conquistato da Fico e Di Maio nei rispettivi collegi. Perfino l’antica ridotta della Basilicata, sempre fedelissima prima alla Dc e poi  al Pd, vede il Pd soccombere al 22% mentre i 5s sfiorano quasi il doppio. Idem in Calabria, Puglia, Sardegna Abbruzzo e Molise. Insomma, il Mezzogiorno s’è consegnato ai 5s rilanciando a propria difesa una domanda di protezione sociale che la sua popolazione ritiene sia venuta meno creando un insopportabile disagio. Per il Pd una ferita particolarmente dolorosa: gli sarà difficile spiegare come sia riuscito, governando il paese per 5 anni e soprattutto tutte le Regioni meridionali (e fin l’altro ieri anche la Sicilia) a soccombere così pesantemente.

Il panorama, che si allunga fino al Lazio, si capovolge in quasi tutto il Nord con la sola (parziale) eccezione della Toscana, ultimo fortino a difesa della vecchia Italia rossa (ormai decisamente sbiadita). Qui comanda Matteo Salvini che guida un esercito alleato di cui è la componente più massiccia e agguerrita supportato da quel che resta di Fi e dal minuscolo ma strategico frammento di Fratelli d’Italia.

Nell’insieme non siamo di fronte a un dettaglio o a una specifica un po’ originale del risultato. La spaccatura del paese in qualcosa che somiglia a due Principati autonomi può essere destinata a diventare il cuore sistemico di un Paese sempre più affannato. Non è difficile immaginare le contraddizioni e i contrasti che ne deriveranno. I 5s della Casaleggio dovranno caricarsi sulle spalle un voto che come in altre situazioni storiche, anche se mai radicalizzato come ora, lancia messaggi e richieste di protezione sociale destinati ad entrare in contrasto con altri interessi del Paese per non dire di quelli specifici della Lega Nord del Lombardo-Veneto e circondari. L’effetto sarà rapido. Intanto, mette a dura prova, per fare solo un primo esempio, qualsiasi ipotesi di alleanza tra Lega e 5s e indebolisce le analisi o gli auspici di chi immagina un governo tra queste due forze per risolvere la instabilità strutturale emersa dal voto. Paradossalmente, per il Mezzogiorno il fatto che Salvini qui non abbia sfondato non è una buona notizia. L’Uomo del Nord non ha più grandi interessi da difendere al Sud. Il suo progetto di espansione nazionale è stato bloccato dai 5s: che se le carichino loro le difficoltà telluriche di questa parte del paese.

Si discuterà a lungo per capire se il voto del Sud è un voto di protesta e/o liberazione o se ripropone le vecchie richieste e la speranza di nuove protezioni.

A ben guardare solo il PD mantiene in qualche modo una diffusione omogenea in Italia. Ma la conserva ad un livello così modesto che tranne modificazioni importanti e significative del suo consenso, per la verità improbabili, appare inutile. A questo si aggiunge il fatto che un risultato elettorale privo di un'autonoma maggioranza che spacca in modo così profondo il territorio del paese indebolisce in modo drastico l'Italia più debole e potrebbe far sorgere pensieri e progetti pericolosi.